Decisione Collegio di Garanzia dello Sport - C.O.N.I. – Sezione Prima :  Decisione n. 21/2020 del 24 marzo 2020

Decisione impugnata: Decisione della Terza Sezione della Corte Sportiva di Appello Nazionale della FIGC n. 0060/2019, pubblicata, quanto alle motivazioni, il 10 dicembre 2019 e notificata in pari data, con la quale veniva respinto il reclamo proposto dalla odierna ricorrente, avente ad oggetto la Delibera del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a cinque, pubblicata sul C.U. n. 173 del 23 ottobre 2019.

Parti: A.S.D. Società Sportiva Lazio Calcio a cinque/ Federazione Italiana Giuoco Calcio/Lega Nazionale Dilettanti/Divisione Calcio a cinque FIGC-LND/A.S.D. Olimpus Roma

Massima: Confermata la decisione della CSA che ha sanzionato la società con la perdita della gara per la posizione irregolare dei calciatori i quali squalificati nella precedente stagione sportiva nel campionato di Calcio a 5 devono scontare la sanzione nella medesima competizione e nella prima gara ufficiale della successiva stagione sportiva a nulla rilevando che gli stessi nelle more sono stati tesserati per un breve periodo di tempo con il calcio a 11, non potendo scontare in questa competizione la squalifica inflitta nel calcio a 5….I principi della disciplina del Calcio a cinque sono diversi dai principi del Calcio a undici, poiché vengono impiegati regolamenti di giuoco diversi e, di conseguenza, modalità di erogazione delle sanzioni radicalmente differenti e non è possibile espiare sanzioni in una disciplina diversa da quella nella quale le stesse sono state irrogata. I due calciatori sopra detti hanno cambiato attività (dal Calcio a cinque al Calcio a undici) e, quindi, non potevano scontare la sanzione nel Calcio a undici. I principi fondamentali, in tema di esecuzione della sanzione, sono il principio dell’effettività, che impone che quest’ultima sia scontata, ed il principio della omogeneità, per il quale la squalifica deve essere scontata nella categoria e competizione nella quale il tesserato ha posto in essere il comportamento sanzionato. I due calciatori hanno cambiato, momentaneamente, “disciplina sportiva” da una compagine di Calcio a cinque ad una compagine di Calcio a undici, per poi tornare, dopo pochi giorni, ad altra società di Calcio a cinque. Il principio di omogeneità deve essere rispettato: i due calciatori partecipano ancora a campionati omogenei a quello nel quale hanno subito la squalifica. Il Collegio osserva che non appare possibile espiare una sanzione in una disciplina sportiva diversa da quella in cui la stessa è stata irrogata e i fatti accaduti, se fossero ritenuti legittimi, concretizzerebbero un abuso del diritto, che è stato qualificato dalla Sezione Consultiva del Collegio di Garanzia “nell’uso eccessivo di un potere che pure si possiede, al solo fine di arrecare danno a terzi, ovvero per ricavarne, in qualche modo, un indebito vantaggio” (Parere n. 7/2016), con violazione dei principi di buona fede, lealtà e correttezza. La decisione impugnata ha valutato correttamente i criteri dell’omogeneità e della continuità, interrotti con l’operazione di passaggio dalla divisione Calcio a cinque al Calcio a undici, per poi tornare nuovamente nel Calcio a cinque, dove gli stessi hanno sempre militato, in via quasi esclusiva, nel corso delle rispettive carriere sportive. Il tentativo di aggirare la sanzione sportiva irrogata, appare chiaro: se ciò fosse consentito, tutte le società con calciatori in posizione di residuo di squalifica potrebbero accordarsi con altra compagine del Calcio a undici, e viceversa, per eludere la norma. Né appare violato l’art. 21, commi 2 - 6 - 7, CGS FIGC.

DECISIONE C.S.A. – SEZIONE III: DECISIONE N. 157/CSA del 26 Gennaio 2020

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo della Divisione Calcio a 5 di cui al Com. Uff. n. 385 del 9.12.2019

Impugnazione – istanza: A.S.D. BARLETTA CALCIO A 5/A.S.D. FUTSAL POLISTENA

Massima: Il calciatore squalificato nella precedente stagione sportiva nel campionato regionale under 19 calcio a 5 deve scontare la squalifica sempre nel campionato U19 essendo ancora in età (classe 2002). Dunque è regolare la sua partecipazione alla gara del campionato nazionale A2..Il calciatore M.D., tesserato nella stagione sportiva 2018/2019 con la Società ASD Rosarnese, al termine dell’ultima gara del campionato regionale under 19 del medesimo campionato, ha subito una squalifica per di gara, da scontare nella successiva stagione 2019/2020, nella quale il calciatore è stato tesserato nella Società Polistena. Militando detta società nel campionato nazionale A2, la stessa deve a prendere parte al campionato U19. Il calciatore D. M., nato il 18.09.2002, è in età per disputare il campionato under19. Contrariamente a quanto dedotto dalla ASD Barletta Calcio a 5, lo stesso avrebbe dovuto scontare la squalifica nella categoria di appartenenza (CSA SS. UU. 12.11.2019). Considerato, comunque, che il Calciatore D. M. ha disputato tutte le partite del campionato U19 stagione sportiva 2019/2020 fino all’ottava gara, senza aver scontato la giornata di squalifica subita nella stagione sportiva 2018/2019, si trasmettono gli atti alla Procura Federale per i provvedimenti di competenza.

DECISIONE C.S.A. – SEZIONE III: DECISIONE N. 0060/CSA del 22 Novembre  2019

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a 5 – Com. Uff. n. 173 del 23 Ottobre 2019

Impugnazione – istanza: ASD SS LAZIO CALCIO A CINQUE/OLIMPUS ROMA

Massima: I calciatori squalificati nella competizione di calcio a 5 non scontano la squalifica nelle competizioni di calcio a 11 per cui risultano in posizione irregolare. A una prima ricognizione, le coordinate normative di riferimento per il reclamo in discorso si rintracciano negli artt. 21, comma 7, prima e ult. parte, C.G.S. e 118 N.O.I.F., richiamate dai due sodalizi nelle memorie e nel corso del dibattimento. L’art. 21, comma 7, prima parte, C.G.S. dispone che «Qualora il calciatore nei cui confronti è stata inflitta la sanzione della squalifica abbia cambiato società, anche nel corso della stagione, o categoria di appartenenza in caso di attività del Settore per l’attività giovanile e scolastica, del campionato Primavera, Trofeo Berretti o Juniores, la squalifica viene scontata, in deroga al comma 2, per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova società o della nuova categoria di appartenenza, ferma la distinzione di cui all’art. 19, commi 4 e 6». L’art. 21, comma 7, ult. parte, C.G.S. dispone inoltre che «Qualora il calciatore colpito dalla sanzione della squalifica abbia cambiato attività ai sensi dell’art. 118 delle N.O.I.F., la squalifica è scontata per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova attività». Per altro verso, va da subito evidenziato che l’art. 118 N.O.I.F. disciplina le varie ipotesi di variazione di “attività” in corso di stagione nei periodi fissati dal Consiglio Federale, e non risulta per questo motivo particolarmente pertinente al caso di specie, se non come parametro di riferimento generale. Al contrario, Maggiormente conferente è il richiamo all’art. 21, comma 7, C.G.S. La ratio della norma in parola – va chiarito da subito – è quella di far scontare la sanzione al calciatore, di là dal cambio di categoria o compagine da una stagione a un’altra, al fine di rendere effettiva la sanzione stessa, evitando strumentalizzazioni da parte delle società (trattasi del c.d. principio di afflittività/effettività). In vero, però, come questa Corte ha avuto modo di stabilire in un recente provvedimento assunto a Sezioni unite, è possibile in realtà rintracciare non uno ma due principi fondamentali in tema di esecuzione delle sanzioni: il citato principio dell’effettività (i.e. afflittività) della sanzione irrogata, il quale impone che la sanzione debba, comunque, essere scontata e non affidata al mero potere discrezionale della società di appartenenza, e il principio di separazione delle competizioni (i.e. di omogeneità), in virtù del quale si tende, ove è possibile, a far in modo che la squalifica venga scontata nella categoria e competizione nella quale il tesserato ha posto in essere il comportamento sanzionato. Tuttavia, «va chiarito che non è possibile far operare contemporaneamente i due principi. Il principio che va inizialmente preferito è quello di omogeneità delle gare. […] Entrambi, infatti, vanno applicati in maniera gradata. Il principio di separazione (i.e. omogeneità) soltanto in alcune ipotesi cede al principio della effettività (i.e. afflitività) della sanzione» (Così, Corte sportiva d’appello nazionale, Sez. un., decisione n.0027/CSA del 25 Novembre  2019). Tale ricostruzione determina che non può essere consentita una lettura controfunzionale del principio di afflittività, come ha inteso fare, ad avviso di questa Corte, la Lazio calcio a 5. Il principio di afflittività infatti opera nel caso in cui il principio di omogeneità non sia più applicabile, in quanto un calciatore abbia cambiato da una stagione all’altra la propria categoria di appartenenza all’interno della medesima disciplina sportiva (es. passaggio da “Primavera” a prima squadra di squadra di calcio a 11, in quanto non più in età per il settore giovanile); o, riferendoci all’ultima parte dell’art. 21, comma 7, C.G.S., quando abbia cambiato “attività” in modo definitivo, sì da sfuggire proditoriamente all’effettività della sanzione. Il principio di afflittività contenuto nell’art. 21, comma 7, C.G.S. rappresenta in questo senso una norma di salvaguardia. Ragionando in modo diverso, la certezza della sanzione sarebbe pregiudicata, poiché la stessa resterebbe legata a una circostanza meramente teorica, lasciata al potere discrezionale della società di appartenenza del tesserato. Ma non è questo il caso, dove i calciatori Barigelli e Fedrigo non hanno semplicemente modificato categoria di appartenenza o società, ma hanno cambiato momentaneamente “disciplina sportiva”: da un sodalizio di calcio a 5 si sono trasferiti in una compagine di calcio a 11 per poi tornare in pochi giorni tra le fila di un’altra società di calcio a 5. Sì che, in questo caso, è il principio di omogeneità che deve operare: i calciatori summenzionati infatti partecipano ancora a campionati della Divisione di calcio a 5, campionati omogenei a quello nel quale hanno subito la sanzione della squalifica nella stagione precedente. Viceversa, applicare il principio di afflittività significherebbe piegarlo a una funzione che esso stesso combatte: evitare la sanzione con comportamenti poco trasparenti. Utile appare una ulteriore precisazione. Ad avviso di questa Corte, vero è che dalla lettura della normativa nel suo complesso i termini “attività” e “disciplina” vengono impiegati in maniera equivalente dal legislatore federale, sia all’interno del Codice di giustizia sportiva (art. 21) sia all’interno delle N.O.I.F. (art. 118), e a volte non del tutto in modo appropriato, generando confusione. Ciononostante, altro è la “disciplina sportiva” del calcio a 11, altro è la “disciplina sportiva” del calcio a 5, altro ancora la “disciplina sportiva” del beach soccer, per le quali vengono impiegati regolamenti di gioco diversi e, di conseguenza, modalità nell’erogazioni delle sanzioni radicalmente differenti. Sarebbe auspicabile, al contrario, che il termine “attività” fosse riferito alle modalità nelle quali una “disciplina sportiva” può essere articolata. Ad esempio, la disciplina sportiva calcio a 11 può essere svolta come “attività scolastica”, “attività giovanile”, “attività dilettantistica”, “attività professionistica”, “attività agonistica e non”. In alcune norme il legislatore sembra assecondare proprio tale nomenclatura (a mo’ di esempio, cfr. gli artt. 2, 19, comma 9, 21, comma 7 e 8, 48, comma 6, 61, comma 6, 64, comma 2, 65, comma 1, lett. a, e la stessa rubrica del Titolo VII, C.G.S). Tanto chiarito non può allora ritenersi ragionevole far espiare una sanzione, nel caso di specie una squalifica di più giornate, in una disciplina sportiva diversa da quella nella quale è stata comminata, se i calciatori colpiti dalla suddetta squalifica partecipano ancora a tale disciplina a distanza di pochi mesi. Depongono in questo senso, oltre al citato “principio di omogeneità delle competizioni e delle discipline sportive”, anche altri due elementi, uno di natura indiziaria, strettamente inerente al caso che occupa, e un altro, insuperabile, normativo. In primo luogo, la Corte, verificando lo storico dei due calciatori, ha rilevato che questi ultimi nella loro carriera sportiva hanno partecipato a campionati di calcio a 5 in via quasi esclusiva. Ciò pone quanto meno dubbi sul fatto che pochi giorni prima della partita incriminata B. e F. si siano tesserati per un sodalizio di calcio a 11, salvo poi legarsi, dopo aver ipoteticamente scontato il residuo della squalifica, all’A.S.D. S.S. Lazio calcio a 5. In secondo luogo, e in maniera senza dubbio decisiva per il caso in esame, si pone una norma internazionale: l’art. 6, comma 1, Annexe 7 del FIFA Regulations on the Status and Transfer of Players, edition 2019, rubricato “Enforcement of disciplinary sanctions”. In esso si afferma in modo cristallino che «A suspension imposed in terms of matches (cf. art. 20 paras 1 and 2 of the FIFA Disciplinary Code) on a player for an infringement committed when playing futsal or in relation to a futsal match shall only affect the player’s participation for his futsal club. Similarly, a suspension imposed in terms of matches on a player participating in eleven- a-side football shall only affect the player’s participation for his eleven-a-side club». Ciò significa che per espressa disposizione della Federazione internazionale è fatto espresso divieto che sanzioni come la squalifica vengano scontate in “discipline sportive” diverse come lo sono tra loro quelle del calcio a 11 e del calcio a 5. Sulla necessità, poi, di applicare in via diretta i principi della Federazione internazionale, oltre alla dottrina, anche la giurisprudenza sportiva appare oggidì granitica. Infatti, in una recentissima pronuncia della Corte federale d’appello FIGC, ripresa in una nota inviata dal Presidente federale a tutti gli organi di giustizia sportiva sul territorio nazionale, si è avvertito che «l’adeguamento delle norme tecniche e disciplinari della Federazione nazionale alle determinazioni che in materia sono promanate dalla FIFA è assicurata sia dalla disposizione dell’art. 3, comma 4 del Codice di Giustizia sportiva (a mente del quale “in assenza di specifiche disposizioni del Codice e di norme federali, gli organi di giustizia sportiva adottano le proprie decisioni in conformità ai principi generali di diritto applicabili nell’ordinamento sportivo nazionale e internazionale nonché a quelli di equità e correttezza sportiva”), sia, in modo più pregnante, dall’art. 1, comma 5, dello Statuto federale, il quale impone alla FIGC, Leghe, società, atleti, tecnici, ufficiali di gara, dirigenti e “ogni altro soggetto dell’ordinamento federale” (nel cui novero non possono non ricomprendersi gli organi di giustizia sportiva) di “…c) rispettare in ogni momento gli Statuti, i regolamenti, le direttive e le decisioni della Fifa e dell’UEFA”. Simili disposizioni sono infatti destinate ad assicurare il costante adeguamento, e quindi la immediata applicazione (si guardi la locuzione “in ogni momento”), delle regole tecniche e disciplinari promanate dalle organizzazioni internazionali, nel rispetto degli obblighi derivanti dall’affiliazione, senza che si renda necessaria alcuna disposizione di recepimento interno» (così, testualmente, Corte Federale d’Appello, Sez. I, decisione n. 006/2019 del 15 Ottobre 2019). Nella medesima direzione, secondo quanto comunicato dalla Presidenza, vige in maniera incontrovertibile l’obbligo per tutte le componenti federali – istituzionali e di giustizia – di adeguarsi alle disposizioni internazionali «allo scopo di garantire l’ordinato svolgimento dell’attività Federale, anche in relazione ai suoi rapporti con la FIFA, e consentire uniformità applicativa delle norme disciplinari promanate dalla medesima Federazione Internazionale» (nota 16 Ottobre 2019, prot. n. 6384/Presidenza). Non v’è dubbio, dunque, che un’interpretazione dell’art. 21, comma 7, ult. parte, C.G.S. volta ad ammettere l’esecuzione di una sanzione comminata a seguito di una gara di calcio a 5 in un campionato di disciplina sportiva diversa – come il calcio a 11 – è assolutamente irragionevole, in netto contrasto con i principi internazionali appena enunciati e pertanto non può in alcun modo essere sostenuta. In questa prospettiva si auspica, altresì, un intervento del legislatore federale e della Lega di competenza al fine di recepire nella maniera più chiara possibile la norma FIFA in questione onde evitare in futuro fraintendimenti e strumentalizzazioni di tal genere.

Decisione Collegio di Garanzia dello Sport - C.O.N.I.  Prima Sezione: Decisione n. 35 del 08/05/2017 – www.coni.it

Decisione impugnata: decisione della Corte Sportiva d’Appello, resa con dispositivo n. 045/CSA dell’ 1 dicembre 2016 e pedissequa sentenza n. 063/CSA del 12 gennaio 2017

Parti: - A.S.D. S.S. Lazio Calcio a 5/Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.)/ Lega Nazionale Dilettanti/ Divisione Calcio a 5 FIGC-LND/A.S.D. Pescara

Massima: Va affrontata la questione – che si lega al ruolo, nella fattispecie, della Lega Nazionale Dilettanti - Divisione Calcio a 5 – della sussistenza di una circolare, la n. 17 del 21 settembre 2016, che viene interpretata dalla FIGC e dalla società nel senso che la stessa importerebbe l’obbligatorietà di far scontare la squalifica nel Campionato Under 21, anche quando la società di nuova appartenenza militi con una prima squadra in campionato di categoria superiore. In argomento, a parte doversi considerare il fatto che la Lega Nazionale Dilettanti – Divisione Calcio a 5, negli atti versati nel presente giudizio, interpreta (“autenticamente”) detta circolare in senso assolutamente opposto alla tesi, testé richiamata, delle altre parti in causa, viene in discussione la rilevanza della mancata impugnazione di detta circolare da parte della ASD SS Lazio Calcio a 5 e se la circolare in questione possa prevalere su eventuali diverse disposizioni del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC. Per quanto concerne questo ultimo aspetto, non v’è dubbio che, anche in materia di diritto sportivo, si debba far governo della cosiddetta gerarchia delle fonti, sicché – come già altrove deciso dal Collegio di Garanzia dello Sport – la circolare non possa prevalere sul Codice di Giustizia Sportiva della Federazione. E’ vero, infatti, che lo stesso Statuto della FIGC, come innanzi richiamato, delega (cfr. art. 9, comma 6) alle Leghe talune funzioni anche di tipo regolamentare, ma ciò non può legittimare una interpretazione di detti regolamenti, ovvero una loro applicazione che risulti contraria al Codice di Giustizia Sportiva del delegante. In altre parole, se anche si volesse ritenere che la Circolare n. 17 del 21 settembre 2016 avesse a pieno titolo regolamentato il meccanismo di scomputo delle squalifiche in caso di trasferimento di un calciatore da una società ad altra, ciò non toglie che detta regolamentazione non potrà spiegare alcun effetto (se non eventualmente ai fini – che qui verranno valorizzati – di una buona fede atta ad incidere sul regolamento delle spese di lite) se contrario alle disposizioni primarie contenute nel Codice di Giustizia Sportiva della Federazione. Pertanto, poiché, come appresso si spiegherà, dette disposizioni primarie, così come contenute nel Codice di Giustizia Sportiva della FIGC, prevalgono sulle circolari applicative, in caso di conflitto tra le due previsioni (ancorché riconducibili - in forza della delega - allo stesso soggetto disponente) non può che concludersi per la inefficacia della circolare, laddove contrastante con le disposizioni della norma primaria (cfr. da ultimo, T.A.R. Sardegna, Cagliari, Sez. II, 20/04/2016, n. 362). Nel caso, poi, dell’attività delegata alle Leghe, il già citato comma 6 dell’art. 9 prevede espressamente che la stessa debba avvenire “in aderenza alla normativa federale e ai principi informatori di cui all’art. 3, comma 1, lett. m)”. In consimili casi, perciò, non altro occorre, ai fini del decidere, che una mera disapplicazione della circolare in questione (cfr. Cons. Stato, n. 2094/2013). Ne consegue, altresì, che è del tutto irrilevante che non vi sia stata una specifica impugnazione del ricorrente avverso la Circolare n. 17 del 21 settembre 2016, la quale, peraltro, come già si è ricordato, non si presta ad una univoca interpretazione, al punto che è la stessa Lega Nazionale Dilettanti - Divisione Calcio a 5 a smentirne la portata nei termini così come dedotti dalla FIGC e dalla società.

Massima: Il Collegio accoglie il ricorso annulla la delibera della CSA e conferma la delibera del Giudice Sportivo che aveva irrogato la sanzione della perdita della gara alla società attesa la posizione del calciatore il quale non ha partecipato regolarmente alla gara del Campionato di Serie A Calcio a 5. Infatti, lo stesso avendo ricevuto la squalifica nella precedente stagione sportiva durante l’ultima giornata del Campionato Nazionale Under 21 ed avendo cambiato società, non ha scontato la stessa non partecipando alla gara del Campionato Nazionale Under 21 con la nuova società poiché la doveva scontare in Campionato, essendo la prima gara ufficiale. Passando, all’esame delle norme del regolamento di Giustizia Sportiva della FIGC, ritiene questo Collegio,  in armonia con il parere consultivo espresso dalla Corte Federale nel C.U. n. 13/CF dell’11 aprile 2006 e con la decisione n. 14/2012 dell’Alta Corte di Giustizia Sportiva del CONI, che la norma generale, contenuta nel comma 3 dell’art. 22, nel senso proprio della continuità ed omogeneità soffra una deroga espressa quale si legge nella stessa disposizione (comma 3) in forza della espressione: “…salvo quanto previsto nel comma 6”. Ed, in effetti, al successivo comma 6, il medesimo art. 22 del CGS FIGC, testualmente prevede: “Le squalifiche che non possono essere scontate, in tutto o in parte, nella stagione sportiva in cui sono state irrogate, devono essere scontate, anche per il solo residuo, nella stagione o nelle stagioni successive. Qualora il calciatore colpito dalla sanzione abbia cambiato società, anche nel corso della stagione, o categoria di appartenenza in caso di attività del Settore per l’attività giovanile e scolastica, la squalifica è scontata, in deroga al comma 3, per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova società o della nuova categoria di appartenenza in caso di attività del Settore per l’attività giovanile e scolastica, ferma la distinzione di cui all’art. 19, comma 11.1 e 11.3. La distinzione prevista dall’art. 19, comma 11.1, ultima parte, non sussiste nel caso che nella successiva stagione sportiva non sia possibile scontare le sanzioni nella medesima Coppa Italia in relazione alla quale sono state inflitte”. A tal proposito, non sembra che l’uso dell’espressione “prima squadra” sia casuale, mirando specificatamente ad identificare la fattispecie in cui una stessa società sportiva militi in campionati di categoria superiore, rispetto, ed oltre, a quello in cui il giocatore avrebbe dovuto scontare la squalifica se non avesse cambiato “casacca” (o la relativa competizione non si fosse esaurita prima). Non sembra, perciò, doversi aggiungere molto sul punto, giacché, una volta chiarito che la norma di cui al comma 6 è norma derogatrice e una volta sottolineato l’unico significato attribuibile all’espressione “prima squadra”, siccome riferibile proprio al caso in cui la stessa società sportiva militi in diversi campionati, non sembra possano sussistere residui dubbi sul fatto che il giocatore dovesse scontare il turno di squalifica esattamente nella prima partita del Campionato Nazionale di Serie A 2016/2017 e, cioè, quella disputasi l’8 ottobre 2016 contro la società. Di più, è da sottolinearsi che, proprio per salvaguardare esigenze di certezza della pena, la norma in esame si è fatta carico di evitare  equivoci di sorta atti a favorire una libera determinazione della società/associazione sportiva, nel senso che la squalifica va sempre scontata, non in una competizione “a scelta”, bensì nella prima gara ufficiale della “prima squadra” e, dunque, nella competizione di più alta categoria in cui militi la “nuova” società/associazione sportiva. In tal guisa è da censurare quanto ritenuto dalla decisione endofederale impugnata che procede ad un’inammissibile estensione analogica della seconda parte del comma 6, art. 22, CGS FIGC, in quanto non sembra revocabile in dubbio che detta precisazione (“Le sanzioni di squalifica, irrogate nell’ambito della Coppa Italia organizzata dalla Divisione nazionale calcio a 5, per le sole società di serie A e A2, che non possono essere scontate, in tutto o in parte, nella stagione sportiva in cui sono state irrogate, devono essere scontate, anche per il solo residuo, nel campionato successivo) comporti l’assoluta specialità della norma e, pertanto, la sua inestendibilità analogica, a maggior ragione se per contrastare la deroga più generale, espressa nella prima parte del comma. Peraltro, detta speciale previsione normativa è ancora “circoscritta” dalla ulteriore precisazione tesa a recuperare la deroga principale contenuta nello stesso comma 6, secondo cui: “Qualora il calciatore colpito dalla sanzione della squalifica abbia cambiato attività ai sensi dell’art. 118 N.O.I.F., la squalifica è scontata, per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova attività”. Pertanto, nella fattispecie in cui la società sportiva militi sia nella “categoria di appartenenza” (cioè di provenienza) che in altra categoria, prevale sui principi di omogeneità e corrispondenza, previsti dall’art. 22, comma 3, CGS FIGC, la deroga espressa, di cui al comma 6, rilevando, come nel caso di specie, essersi verificato il trasferimento dell’atleta verso una ASD, che, oltre a partecipare al campionato di categoria in cui doveva essere scontata la sanzione, partecipa ad un campionato di categoria superiore, cioè abbia una “prima squadra” e, cioè, versi nel caso letteralmente previsto.

Decisione C.S.A.: Comunicato ufficiale n. 045/CSA del 01 Dicembre 2016 e con motivazioni pubblicate sul Comunicato ufficiale n. 063/CSA del 12 Gennaio 2017 e  su  www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a 5 – Com. Uff. n. 153 del 3.11.2016

Impugnazione – istanza: 1. RICORSO A.S.D. PESCARA AVVERSO DECISIONI MERITO GARA SS LAZIO CALCIO A 5/ASD PESCARA DELL’8.10.2016

Massima: La CSA annulla la delibera del Giudice Sportivo e ripristinando il risultato conseguito sul campo attesa la posizione del calciatore il quale ha partecipato regolarmente alla gara del Campionato di Serie A Calcio a 5. Infatti, lo stesso avendo ricevuto la squalifica nella precedente stagione sportiva durante l’ultima giornata del Campionato Nazionale Under 21 ed avendo cambiato società, ha scontato la stessa non partecipando alla gara del Campionato Nazionale Under 21 con la nuova società.

Decisione C.S.A.: Comunicato ufficiale n. 045/CSA del 01 Dicembre 2016 e con motivazioni pubblicate sul Comunicato ufficiale n. 063/CSA del 12 Gennaio 2017 e  su  www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a 5 – Com. Uff. n. 203 dell’11.11.2016

Impugnazione – istanza:  2. RICORSO S.S.D. ACQUA E SAPONE C5 AVVERSO DECISIONI MERITO GARA SSD ACQUA E SAPONE CALCIO A 5/ASD IMOLA CALCIO A 5 DEL 22.10.2016

Massima: Corretta è la decisione del GS che ha omologato il risultato della gara attesa la posizione del calciatore il quale ha partecipato regolarmente alla gara del Campionato di Serie A Calcio a 5. Infatti, lo stesso avendo ricevuto la squalifica nella precedente stagione sportiva durante l’ultima giornata del Campionato Nazionale Under 21 ed avendo cambiato società, ha scontato la stessa non partecipando alla gara del Campionato Nazionale Under 21 con la nuova società.

Decisione C.G.F.: Comunicato ufficiale n. 172/CGF del 15 Gennaio 2014 con motivazioni pubblicate sul Comunicato ufficiale n. 181/CGF del 20 Gennaio 2014  su  www.figc.it

Decisione Impugnata: Delibera del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a Cinque – Com. Uff. n. 322  del 19.12.2013

Impugnazione – istanza: 1. RICORSO A.S.D. BERGAMO CALCIO A 5 LA TORRE AVVERSO DECISIONI  MERITO GARA BERGAMO CALCIO A 5/FUTSAL SAN DAMIANO DEL  24.11.2013

Massima: Il calciatore squalificato nella precedente stagione sportiva nel Campionato Under 21 e considerato che la società di appartenenza non si è iscritta al Campionato Under 21 nella stagione in corso lo stesso sconta la squalifica  nella prima gara, disputata  dalla prima squadra nella relativa competizione ovvero il Campionato Under 21 del Calcio a 5 per cui è regolare la sua partecipazione alla gara. La soluzione va ricercata nell'art. 22 C.G.S. il quale, nel disciplinare la materia, enuclea due principi fondamentali: a) quello dell'identità fra competizioni inteso nel senso che la sanzione va espiata in un campionato uguale a quello in cui sia stata consumata la relativa infrazione; b) quello  della certezza dell'espiazione, prioritario e preponderante, mirato a garantire l'effettiva esecuzione  evitando che la sanzione finisca col risultare meramente virtuale.   Proprio per scongiurare tale evenienza, il legislatore federale, nel 6° comma della norma  dinanzi citata, ha configurato due ipotesi di deroga stabilendo che, in tali casi, la sanzione venga  espiata non più in base al criterio della identità fra campionati, bensì in gare ufficiali della prima  squadra. Trattasi di ipotesi a rischio che si verificano quando, nelle more fra violazione ed esecuzione, il soggetto punito cambi società o, in ambito del Settore Giovanile e Scolastico, cambi categoria di  appartenenza e ciò perchè, in entrambi le situazioni, potrebbe non attuarsi la possibilità di  coesistenza fra competizioni uguali.   Una possibilità di rischio, comunque, data la variegata complessità di tutta l'attività agonistica  svolta dalle leghe e dal S.G.S., potrebbe verificarsi anche in casi diversi, qual'è quello che ne  occupa, rispetto a quelli contemplati dalla normativa menzionata. Orbene, a colmare la lacuna normativa, ammesso che sia tale, provvede, con solare chiarezza e  sia pur con qualche riserva sulla scelta della ''sedesmateriae', l'art.19, 11° comma, punto 3 C.G.S.  per il quale varie tipologie di sanzioni, fra cui la nostra, inflitte in relazioni a gare diverse da quelle  di Coppa Italia e delle Coppe Regioni, si eseguono nelle gare dell'attività ufficiale. Detta norma, che deve ritenersi integrativa dell'art. 22 e che copre tutte le possibili eventualità di situazioni a rischio.

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