Decisione Collegio di Garanzia dello Sport - C.O.N.I. –  Sezione Prima: Decisione n. 69 del 30/08/2021

Decisione impugnata: Decisione n. 108/CSA/2020-2021 della Corte Sportiva di Appello della FIGC, che ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato dalla medesima società avverso la decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Professionisti Serie A, di cui al C.U. n. 194 del 23 febbraio 2021, con la quale è stata inflitta, a carico del sig. G.P. G., allenatore dell’Atalanta Bergamasca Calcio S.p.A., la sanzione della squalifica per una giornata effettiva di gara e l’ammenda pari ad € 15.000,00, in relazione alla gara del Campionato di calcio di Serie A Atalanta - Napoli del 21 febbraio 2021.

Impugnazione Istanza: Atalanta Bergamasca Calcio S.p.A./Federazione Italiana Giuoco Calcio

Massima: Per carenza di legittimazione attiva, è inammissibile il ricorso proposto dalla società al Collegio di Garanzia avverso la decisione della CSA che aveva dichiarato inammisssible l’impugnazione della società avverso la decisione del Giudice Sportivo che aveva inflitto, in relazione alla gara del Campionato di calcio, la sanzione della squalifica per una giornata effettiva di gara e l’ammenda pari ad € 15.000,00 all’allenatore ritenendo l’ammenda sanzione accessoria rispetto alla sanzione principale quella della squalifica per una gara non impugnabile ai sensi dell’art. 74, comma 8, CGS FIGC….Giovaricordare che il Codice della Giustizia Sportiva del CONI rimanda, in relazione ai principi da applicare al processo sportivo, alle norme del Codice di procedura civile in quanto compatibili (cfr. art. 2, comma 6, CGS CONI) e tale codificazione è stata più volte ribadita all’interno della giurisprudenza di Questo Collegio. Orbene, proprio partendo da tale assunto è chiaro ed evidente che il gravame proposto, al netto dei principi di diritto che Questo Collegio comunque ritiene di dover affermare, è inammissibile e tanto perché in tema di titolarità dell’azione e della legittimazione attiva il ricorso doveva essere promosso non già dall’Atalanta quanto dall’allenatore G.; invero, la sanzione impugnata spiega la sua afflittività nella sfera dei diritti dell’allenatore e non della squadra, trattandosi di una sanzione pecuniaria (l’ammenda) di euro 15.000,00 (quindicimila/00) a carico dell’allenatore e non della società. L'istituto della "legittimazione ad agire" si iscrive nella cornice del diritto all'azione, il diritto di agire in giudizio. L'azione a tutela del diritto costituisce momento essenziale di un ordinamento, perché solo per essa si può parlare di giuridicità dell'ordinamento. Se un diritto non è tutelabile, non è un diritto. Il nostro ordinamento riconosce, e pone a fondamento del suo essere, il diritto all'azione nel Codice civile e nella Costituzione. L'art. 2907 c.c., intitolato "Attivigiurisdizionale", che, all'interno del libro VI, dedicato alla "Tutela dei diritti", apre il Titolo "Della tutela giurisdizionale dei diritti", afferma: "alla tutela giurisdizionale dei diritti provvede l'autorità giudiziaria su domanda della parte". L'art. 24 della Costituzione dichiara: “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi". La legittimazione ad agire serve ad individuare la titolarità del diritto ad agire in giudizio. Ragionando ex art. 81 c.p.c., per il quale, "fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, nessuno può far valere nel processo in nome proprio un diritto altrui", essa spetta a chiunque faccia valere nel processo un diritto assumendo di esserne titolare. Secondo una tradizionale e condivisibile definizione, la parte è il soggetto che in proprio nome domanda o il soggetto contro il quale la domanda, sempre in proprio nome, è proposta. Sul punto la giurisprudenza della Cassazione, peraltro a Sezioni Unite, ha avuto modo di affermare come “la legittimazione ad agire attiene al diritto di azione, che spetta a chiunque faccia valere in giudizio un diritto assumendo di esserne titolare. La sua carenza può essere eccepita in ogni stato e grado del giudizio e può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Cosa diversa dalla titolarità del diritto ad agire è la titolarità della posizione soggettiva vantata in giudizio. La relativa questione attiene al merito della causa” (Cass. Civ., Sez. Un., 16 febbraio 2016, n. 2951), chiarendo che la relativa questione può essere rilevata dufficio (come nel caso di specie) anche in assenza della costituzione del convenuto, atteso che “il giudice può rilevare dagli atti la carenza di titolarità del diritto anche d'ufficio. La contumacia del convenuto non vale a rendere non contestati i fatti allegati dall'altra parte, né altera la ripartizione degli oneri probatori e non vale in particolare ad escludere che l'attore debba fornire la prova di tutti i fatti costitutivi del diritto dedotto in giudizio.” (Cass. Civ., Sez. Un., 16 febbraio 2016, n. 2951). Milita, infine, nella direzione prospettata anche il Codice di Giustizia Sportiva della FIGC e, in particolare, l’art. 49, laddove espressamente si prevede che “sono legittimati a proporre ricorso innanzi agli organi di giustizia di primo grado e reclamo innanzi agli organi di giustizia di secondo grado, le società e i soggetti che abbiano interesse diretto al ricorso o al reclamo stesso. Per i ricorsi o i reclami in ordine allo svolgimento di gare, sono titolari di interesse diretto soltanto le società e i loro tesserati che vi hanno partecipato. Anche la lettura di questa norma, raccordata con i principi innanzi esposti, dimostra come la titolarità del diritto dazione era in capo all’allenatore G.e non già all’Atalanta.

Decisione Collegio di Garanzia dello Sport - C.O.N.I. – Sezione Seconda: Decisione n. 9/2021 del 20 gennaio 2021

Decisione impugnata: Decisione della Corte Sportiva d'Appello Territoriale del CRL del 31 maggio 2019, pubblicata, quanto al dispositivo, sul Comunicato Ufficiale FIGC-LND CRL n. 443 di pari data, e, quanto alle motivazioni, sul Comunicato Ufficiale FIGC-LND CRL n. 478 del 2 luglio 2019, con la quale, in parziale accoglimento del ricorso della Società, è stata ridotta fino al 30 settembre 2021 la squalifica a carico del calciatore M. C., originariamente irrogata dal Giudice Sportivo della Delegazione Provinciale di Roma (con Comunicato Ufficiale n. 169 SGS dell’11 aprile 2019) fino al 31 dicembre 2021, e confermata per il resto l’applicazione delle misure amministrative disposte dalla FIGC con il Comunicato Ufficiale n. 104 del 17 dicembre 2014.

Parti: ASD Polisportiva Tirreno/Federazione Italiana Giuoco Calcio/Lega Nazionale Dilettanti

Massima: Non sussiste la carenza di legittimazione ad agire da parte della società anche nell’interesse del calciatore non più tesserato per la stessa, per l’annullamento della sanzione a questi inflitta, la cui condotta nei confronti dell’arbitro ha comportato anche la sanzione a carico della società stessa. La delibera impugnata, infatti, oltre ad aver ribadito - seppur riducendola - la squalifica al calciatore  M.  C.,  ha  conseguentemente  confermato,  nei  confronti  della  Società, “l’applicazione delle misure amministrative disposte dalla FIGC con il C.U. n. 104 del 17/12/2014”. Tali “misure amministrative” altro non sono che delle sanzioni pecuniarie che vengono inflitte alle società i cui tesserati “incorr(o)no, per condotte violente ai danni degli Ufficiali di Gara (…), nelle sanzioni definitive” riportate nel relativo comunicato, tra le quali anche quella inflitta al calciatore M. C.. Per tale ragione, è evidente che la Società, nel domandare l’annullamento della squalifica del (suo ex) calciatore, ha comunque perseguito anche un proprio interesse, consistente, per l’appunto, nell’annullamento della sanzione pecuniaria inflittale. Nel caso di specie, dunque, la Società può ritenersi “titolare di una situazione giuridicamente protetta nell’ordinamento federale” (cfr. art. 6, comma 2, del Codice della Giustizia Sportiva del CONI - di seguito, “CGS-CONI”) e, in quanto tale, legittimata ad impugnare la delibera oggetto di causa.

 

Decisione Collegio di Garanzia dello Sport - C.O.N.I.  Sezione Prima: Decisione n. 01 del 08/01/2018 – www.coni.it

Decisione impugnata: Decisione della Corte Sportiva di Appello Territoriale della Sicilia, presso il Comitato Regionale Sicilia, pubblicata con Comunicato Ufficiale n. 419 dell’11 maggio 2017, la quale, a conclusione del procedimento n. 171/A (promosso dalla A.S.D. Polisportiva Castelbuono avverso  la  declaratoria  di  inammissibilità  del  reclamo  proposto innanzi  al  Giudice  Sportivo Territoriale presso il Comitato Regionale Sicilia Lega Nazionale Dilettanti - con riferimento alla gara del campionato di Eccellenza, girone A, Sportclub Marsala 1912 s.r.l. / A.S.D. Polisportiva Castelbuono del 23.4.2017), ha accolto il gravame e, in riforma della decisione impugnata, ha modificato il risultato della gara conseguito sul campo, applicando alla Sportclub Marsala 1912 s.r.l. la sanzione sportiva della perdita della gara con il punteggio di 0-3

Parti: A.S.D. Mussomeli - A.S.D. Sport Club Nissa 1962/Lega Nazionale Dilettanti/Federazione Italiana Giuoco Calcio

Massima: E’ inammissibile al Collegio di Garanzia, per carenza di legittimazione ad agire, il ricorso proposto dalle società terze portatrici di un interesse in classifica, rispetto a quelle che hanno disputato la gara e finalizzato ad annullare la decisione della Corte Sportiva d’Appello ed a ripristinare il risultato conseguito sul campo. L’art. 54, comma 2, del C.G.S. del CONI prevede la facoltà di proporre ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport soltanto alle parti nei confronti delle quali è stata pronunciata la decisione, nonché alla Procura Generale dello Sport. Nel caso che ci occupa, la decisione impugnata non è stata resa nei confronti delle odierne ricorrenti, bensì, nei soli confronti di altre società e tanto basta per escludere la legittimazione ad agire delle ricorrenti. Tale limite nemmeno può essere superato dal richiamo operato dalle ricorrenti al disposto di cui all'art. 6 del C.G.S. del CONI, all’art.100 c.p.c. ed al principio pacificamente affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, secondo il quale “l’interesse ad agire, essendo una condizione dell’azione, deve essere accertato con riferimento al tempo della decisione”. Infatti, quest’ultima ipotesi presuppone, in ogni caso, un’azione esercitata in un momento in cui l’interesse non era attuale, ma che diventa tale al tempo della decisione. Il sistema processuale sportivo, così come delineato dal C.G.S. del CONI nell’ambito della sua autonomia, riconosciuta dall’art.1 del D.L. n. 220 del 19.8.2003, convertito con legge n. 280 del 17.10.2003, quale “giustizia associativa”, prevede per i soggetti titolari di una situazione giuridicamente protetta la sola possibilità di intervenire nel giudizio dinanzi al Tribunale Federale, mentre,  diversamente  da  quanto  previsto  dall’ordinamento  giuridico  della  Repubblica,  non contempla la possibilità dell’opposizione di terzo come, appunto, previsto dall’art. 404 c.p.c. Pertanto, anche in considerazione dell’interpretazione costituzionalmente orientata del citato articolo 1 del D.L. 220/2003 (Cort. Cost., 11.2.2011, n. 49), il terzo che sia rimasto estraneo al giudizio sportivo, poiché privo della tutela impugnatoria, potrà soltanto agire dinanzi al Giudice amministrativo, in sede di giurisdizione esclusiva, per far valere esclusivamente pretese risarcitorie (TAR Lazio, Roma, Sez. III, 11.12.2012, n.10304), sempreché, ovviamente, siano coinvolte situazioni giuridiche soggettive rilevanti per l’ordinamento giuridico della Repubblica (Cons. St., Sez. VI, 20.11.2013, n. 5514; 20.6.2013, n. 3368).

 

Decisione Collegio di Garanzia dello Sport - C.O.N.I.  Prima Sezione: Decisione n. 35 del 08/05/2017 – www.coni.it

Decisione impugnata: decisione della Corte Sportiva d’Appello, resa con dispositivo n. 045/CSA dell’ 1 dicembre 2016 e pedissequa sentenza n. 063/CSA del 12 gennaio 2017

Parti: - A.S.D. S.S. Lazio Calcio a 5/Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.)/ Lega Nazionale Dilettanti/ Divisione Calcio a 5 FIGC-LND/A.S.D. Pescara

Massima: Per quel che concerne la legittimazione a stare in giudizio della Lega Nazionale Dilettanti, occorre preliminarmente considerare che questa non ha spiegato, sotto il profilo squisitamente processuale, un intervento, bensì ha proposto una memoria di costituzione, ai sensi dell’art. 60, comma 1, CGS, essendo stata evocata in giudizio dalla parte ricorrente. Occorre pure sottolineare che il fatto che la LND – Divisione Calcio a 5 non fosse stata parte dei precedenti gradi di giudizio non è argomento risolutivo circa la sua legittimazione a partecipare al giudizio innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport, atteso che il procedimento endofederale si svolge normalmente nel solo contraddittorio tra le contrapposte società ed è, quindi, soltanto innanzi all’Organo di giustizia estraneo alla Federazione che emerge la legittimazione delle Federazioni sportive. Circa la LND, tuttavia, non può non considerarsi che questa non è un’articolazione della FIGC, bensì un organismo di creazione convenzionale cui le società sportive affidano la regolamentazione delle loro  relazioni sportive ed alcuni poteri di rappresentanza anche presso la stessa Federazione, che dunque costituisce entità distinta dalle diverse Leghe a latere costituite. Lo stesso Statuto della FIGC prevede, infatti, all’art. 9, la formazione di una o più associazioni la cui denominazione sociale, in qualunque modo espressa, deve contenere l’indicazione “lega” ovvero “lega nazionale dilettanti”; il medesimo articolo prevede, altresì, la nomina di un Presidente e l’approvazione, da parte della FIGC, dello Statuto regolante il funzionamento della Lega. La FIGC demanda alle Leghe perfino l’organizzazione dell’attività agonistica e attribuisce alla Lega la rappresentanza per la stipula degli accordi di lavoro. Seguono altre prerogative delle Leghe che non lasciano dubbi sulla loro autonomia rispetto alla FIGC. Sempre lo Statuto della FIGC prevede la costituzione della Lega Nazionale Dilettanti (cfr. art. 10), con caratteristiche analoghe a quelle disciplinate più in generale all’art. 9 per le Leghe. Ne consegue che la LND è a sua volta organismo autonomo rispetto alla FIGC, come si rileva anche dalla normativa di controllo cui è assoggettata (cfr. citato art. 9). Tutto ciò spiega perché, anche in giurisprudenza (Cass., SS.UU., 18 marzo 1999, n. 154), spesso si definiscano le Leghe come organi della Federazione ma, sotto il profilo squisitamente giuridico, le stesse sono associazioni privatistiche di cui la Federazione si serve per il raggiungimento delle proprie finalità (cfr., anche per i riferimenti giurisprudenziali, M. Sanino  - F. Verde “ Il Diritto Sportivo”, CEDAM,  Padova, 2015, pag. 175 e ss.). La questione, dunque, della legittimazione a stare in giudizio della LND – Divisione Calcio a 5, in termini generali, va risolta positivamente, salvo, ovviamente, valutare se la materia di cui si discute investa interessi effettivamente riconducibili alla Lega. Nel caso che ci occupa si sarebbe potuta configurare una piena legittimazione se fosse stata oggetto di impugnazione la Circolare n. 017 del 21/09/2016, circolare che, pervero, viene invocata in particolare dalla FIGC, ma che non viene impugnata da parte della società, né in questo grado di giudizio, né nei precedenti; pertanto, nello specifico del giudizio che qui occupa, deve escludersi la sussistenza di un interesse alla contraddizione, secondo il principio di cui all’art. 100 c.p.c., ma non è da escludere la possibilità di un intervento adesivo, atteso che, come già detto, la questione devoluta all’esame del Collegio di Garanzia, pur non comportando una pronuncia di merito in relazione alla Circolare n. 017 del 21/09/2016, implica una valutazione sulla rilevanza di tale atto della Lega Nazionale Dilettanti – Divisione Calcio a 5. Del resto, anche ai soli fini dell’interpretazione di una norma endofederale, non può escludersi in radice un interesse - nell’ambito di materie conseguentemente disciplinate dalle Leghe – al contraddittorio di queste ultime. Si pone, pertanto, la questione se innanzi il Collegio di Garanzia dello Sport, in disparte il caso di legittimazione passiva in senso stretto, come appena descritto, possa riceversi, processualmente parlando, un intervento adesivo, ex art. 105, comma 2, c.p.c. Sotto questo ultimo aspetto non sembra revocabile in dubbio che non vi è nel Codice della Giustizia Sportiva del CONI, alcuna previsione specifica disciplinante l’intervento adesivo, ma è pur vero che sussiste la norma generale di rinvio di cui all’art. 2, comma 6, CGS. Ne consegue che, ad avviso di questo Collegio, la Lega Nazionale Dilettanti – Divisione Calcio a 5, non solo può essere legittimata attiva (cfr. art. 6, CGS CONI) e passiva rispetto al ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport, ma, quando tale legittimazione non dovesse configurarsi alla stregua dei principi di cui al codice di rito, nondimeno non sussisterebbero preclusioni per il dispiegamento, da parte sua, per un intervento adesivo, ai sensi dell’art. 105, comma 2, c.p.c. Ovviamente, non si sconosce che è in atto una profonda riflessione sulla opportunità di mantenere in vita, con una loro specifica autonomia, taluni organismi formatisi a latere delle Federazioni, ma ciò, oltre a non essere ancora oggetto di apposite disposizioni, non sembra riguardi direttamente le Leghe, quanto piuttosto le articolazioni Regionali, Provinciali, ecc., di una stessa Federazione, articolazioni che, attualmente e legittimamente, promuovono regolamenti in relazione alle competizioni da loro organizzate (e che, in effetti, trovano dignità proprio nella eccezione di cui appresso si dirà, a proposito dell’art. 19, comma 11, punti 1 e 3, CGS FIGC).

 

 

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