F.I.G.C. – TRIBUNALE FEDERALE NAZIONALE –Sezione Disciplinare – 2018/2019 – figc.it – atto non ufficiale – Decisione pubblicata sul C.U. n. 41/FTN del 23 Gennaio 2019 DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: CAVAGNA RENZO FAUSTO (all’epoca dei fatti Presidente della società AC Lumezzane Calcio Spa), SOCIETÀ AC LUMEZZANE CALCIO SPA – (nota n. 5405/87 pf18-19 GC/GP/ma del 30.11.2018).

DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: CAVAGNA RENZO FAUSTO (all’epoca  dei  fatti  Presidente  della  società  AC  Lumezzane  Calcio  Spa),  SOCIETÀ  AC LUMEZZANE CALCIO SPA - (nota n. 5405/87 pf18-19 GC/GP/ma del 30.11.2018).

Il deferimento

Al termine della gara Lumezzane – Ciserano, disputata a Lumezzane (BS) il 20.05.2018, valevole per i play out del Campionato Serie D ss. 2017/2018, il sig. Renzo Fausto Cavagna, che rivestiva all’epoca la carica di presidente della società Lumezzane, entrava nello spogliatoio della terna arbitrale dopo averne divelto la porta d’ingresso chiusa a chiave, afferrava l’Arbitro per il collo della divisa, lo spingeva contro il muro, lo strattonava più volte, insultandolo e minacciandolo; egli desisteva da tale comportamento solo per l’intervento dello forze dell’ordine.

Costui, inoltre, convocato dalla Procura Federale per l’espletamento delle indagini relative a tale vicenda, comunicava all’Organo Inquirente di non voler comparire, mancando di addurre idonea causa impeditiva; in questa circostanza, nel rispondere per iscritto alla convocazione, definiva l’Arbitro di cui sopra “disonesto ed incapace”.

In siffatto contesto, la Procura Federale in data 30 Novembre 2018 deferiva a questo Tribunale il predetto sig. Fausto Renzo Cavagna, a cui contestava la violazione dell’art. 1 bis commi 1 e 3 CGS per essersi comportato nei confronti dell’Arbitro nel modo che si è descritto, per essersi rifiutato di rispondere alla convocazione della Procura Federale, per aver infine definito l’Arbitro persona disonesta ed incapace a mezzo di mail inviata alla stessa Procura Federale.

Era altresì deferita la società AC Lumezzane Calcio Spa per rispondere a titolo di responsabilità diretta ai sensi dell’art. 4 comma 1 CGS per le violazioni contestate al proprio legale rappresentante.

Il dibattimento

Alla riunione odierna è comparsa la Procura Federale (avv. Enrico Liberati), la quale, richiamato il deferimento, ne ha chiesto l’accoglimento in una alle seguenti sanzioni: per il sig. Renzo Fausto Cavagna, nella qualità, l’inibizione di anni 2 (due); per la società AC Lumezzane Spa l’ammenda di € 1.000,00 (mille) in relazione ai capi B e C del deferimento.

Nessuno è comparso per i deferiti, i quali non hanno controdedotto.

La decisione

Il Tribunale Federale Nazionale, Sezione Disciplinare osserva quanto segue.

Occorrere premettere che la Procura Federale era stata investita dell’odierno caso dalla Corte Sportiva d’Appello, che, sul gravame proposto dalla società Lumezzane spa, aveva ridotto la squalifica del campo di giuoco della reclamante dalle cinque giornate comminate dal Giudice Sportivo presso il Dipartimento Interregionale in relazione ai fatti oggetto del presente deferimento, a quattro giornate effettive di gara, più l’ammenda di € 4.000,00 (decisione 13 Luglio 2018 pubblicata sul CU n. 8 CSA).

Nel corso delle indagini, erano stati sentite come persone informate dei fatti l’arbitro della gara (Mario Davide Arace), il primo ed il secondo assistente dell’arbitro (Matteo Gavazza e Vincenzo Spremulli) ed il commissario di campo (Ugo Franzoso), le cui dichiarazioni erano state del seguente tenore.

Mario Davide Arace:

al termine della gara (…), intorno alle 17.00, mentre mi dirigevo verso lo spogliatoio degli arbitri e lungo il tunnel venivo colpito da persone, tra cui degli steward, non presenti in elenco con bottiglie di plastica, con acqua e palloni, che mi colpivano la schiena e la testa. Arrivato nello spogliatoio dopo qualche minuto venivo raggiunto dai colleghi che non avevano subito nessuna molestia. Ci chiudevamo dentro e sentivamo dei violenti colpi contro la porta del nostro spogliatoio fino a rompere la serratura e quindi provocare l’apertura della stessa. In questo frangente entrava con impeto una persona di circa sessant’anni che senza mezzi termini si avvicinava al sottoscritto, afferrandomi con una mano la maglietta della divisa sotto al collo stringendo con forza e mi spingeva verso il muro, profferendo con veemenza >> sei un figlio di (omissis), non torni a casa oggi, vengo a prenderti a casa e ti aspettiamo fuori <<. Il tutto durava circa 30 secondi fino all’arrivo dei Carabinieri che tentavano di neutralizzare l’energumeno che continuava ad offendermi ed a tenermi stretto ancora con fare minaccioso. I Carabinieri riuscivano a staccarlo e ad allontanarlo da me. Lo stesso rimasto nello spogliatoio continuava ad inveire contro la mia persona. Dopo questo episodio i Carabinieri riuscivano ad allontanare il soggetto violento. Relativamente alla identificazione di questo soggetto, verosimilmente si trattava del presidente del Lumezzane  in quanto veniva così chiamato dalle persone presenti e anche dagli uomini dell’Arma. (….) Uscendo dallo spogliatoio, scortati da sei Carabinieri, e rimanendo all’interno dello stadio, venivamo avvicinati nuovamente dal presidente, che continuava ad inveire verso di noi con frasi minacciose; >> io vi spacco la testa, vi distruggo << e veniva trattenuto dai carabinieri. Nonostante ciò riusciva a raggiungere e a strattonare l’assistente n. 2. Nonostante la presenza degli uomini dell’Arma, il presidente ordinava agli steward di non aprire il cancello per farci uscire. Successivamente, grazie all’intervento dei Carabinieri, riuscivamo ad uscire dallo stadio. (…)”.

Matteo Gavazza:

nelle scalette da scendere per accedere agli spogliatoi ho visto almeno una decina  di persone, non in distinta e non identificabili, all’apparenza supporters della società ospitante, che mi hanno rivolto espressioni offensive ed oltraggiose, ma gli stewards presenti li hanno tenuti a bada ed hanno evitato il contatto. Arrivato negli spogliatoi, insieme agli altri ufficiali, ci siamo chiusi a chiave perché vi era molta concitazione ed un clima molto teso che temevamo potesse degenerare. Dentro lo spogliatoio abbiamo sentito molti insulti a noi rivolti e colpi violenti alla porta, la quale ha finito per cedere, anzi è stato scardinato uno stipite ed è divenuta non più funzionante la serratura (…). Sfondata la porta, abbiamo visto entrare un signore da tutti definito >> presidente << che adesso ho pienamente riconosciuto nella foto. Era molto alterato e visibilmente in preda all’ira. Dietro di lui sono entrati alcuni Carabinieri, dei quali uno tentava di tener fermo e bloccare il supposto presidente, il quale si è più volte divincolato dal militare e inseguiva l’Arbitro che tentava di allontanarsi. Ricordo che è arrivato a contatto fisico (petto contro petto) e con l’indice gli puntava il viso; ricordo altresì che ha afferrato l’Arbitro per la maglietta strattonandolo più volte, nonostante il carabiniere tentassi di impedirgli atti aggressivi. La situazione incresciosa è durata almeno 10 minuti, fin quando il carabiniere, con l’assistenza degli altri colleghi, è riuscito a riportarlo fuori dagli spogliatoi, facendolo desistere. (…) Ricordo però che durante la permanenza del supposto presidente all’interno dello spogliatoio, il medesimo ha altresì pesantemente indirizzato espressioni offensive nei confronti dell’assistente n. 2 (…), senza tuttavia toccarlo fisicamente. (…) Usciti dallo spogliatoio ci siamo diretti verso la nostra auto scortati dai Carabinieri; ai due lati del tragitto vi erano diverse persone non identificabili, ma riconducibili alla società, che per tutto il tragitto hanno continuato a profferire espressioni gravemente oltraggiose nei nostri confronti; anche il presidente partecipava al gruppo ed era il più esagitato; tentava di arrivare a contatto con l’Arbitro e l’altro assistente, non riuscendovi perché un carabiniere si è frapposto costantemente per tutto il tragitto. (…) Il presidente era quello che più insultava (…). Il presidente nulla ha fatto per impedire che la situazione degenerasse; noi eravamo molto intimoriti, temevamo il peggio e il presidente ci guardava in tono di sfida (…).

Vincenzo Spremulli:

“(…) Verso la fine dell’incontro, a causa di un preteso calcio di rigore da parte dei calciatori della Lumezzane e non concesso dall’Arbitro, gli animi si sono scaldati e al termine della partita venivano insultati violentemente dagli astanti. In particolare ricordo che mentre ci dirigevamo verso gli spogliatoi, uno degli steward lanciava addosso all’Arbitro un pallone colpendolo al capo. Negli spogliatoi erano presenti numerose persone che nel tentativo di entrare nel nostro spogliatoio, colpivano a calci e pugni la porta fino a sfondarla. Ad entrare per primo, fu il presunto presidente della Lumezzane che presentava il braccio e la mano sporchi di sangue, presumo a causa della rottura della porta. Il soggetto era circondato da numerose persone tra cui anche qualche steward. Avvicinatosi all’Arbitro lo strattonava prendendolo per la maglia e sbattendolo contro il muro lo apostrofava con ingiurie e minaccie del tipo se un (omissis), veniamo a prenderti a casa, ti aspettiamo fuori. A un certo punto sono entrati nello spogliatoio anche dei Carabinieri in divisa motivo per cui il presunto presidente lasciava la presa e si allontanava dall’Arbitro ma, trovandosi poi vicino a me, mi ingiuriava dandomi più volte del (omissis). (...) Successivamente mentre ci dirigevamo verso l’auto, scortati dai Carabinieri, venivamo nuovamente fatti oggetto di ingiurie e minacce da parte del presidente e da altre circa cinque persone, che, dal modo di comportarsi, parevano essere dirigenti della Lumezzane. Contestualmente poco distante vi era un gruppo di tifosi che ci ingiuriava e minacciava. Nel tragitto verso la vettura, lo stesso si avvicinava a me e tentando di prendermi per la camicia, senza peraltro riuscirci a causa del tempestivo intervento dei Carabinieri, mi urlava: >> ti spacco la faccia, (omissis), ti distruggo, (omissis) <<. Soltanto il tempestivo intervento dei Carabinieri ha impedito che riuscisse ad avvicinarsi a noi. Mentre stavamo uscendo in auto, il presidente ordinava agli steward di non aprire il cancello per non farci uscire mentre un gruppo di tifosi urlava al nostro indirizzo: >> (omissis) << venite fuori che vi ammazziamo di botte. Soltanto ancora una volta grazie all’intervento dei Carabinieri siamo riusciti ad uscire e ad allontanarci. (...) Tutti lo chiamavano presidente (...) in passato l’avevo già incrociato e anche in tale circostanza lo chiamavano presidente poi perché lo riconosco dal sito Internet della società Lumezzane. (...) Sono state fasi concitate e non saprei, a parte il presidente, identificare nessuno”.

Ugo Paolo Franzoso

(...) Al fischio finale, alcuni tifosi (5/6) della squadra del Lumezzane, riuscivano ad entrare sul terreno di giuoco, cercando di raggiungere la terna arbitrale che aveva già fatto il suo ingresso nel tunnel che conduce agli spogliatoi. Grazie all’intervento dei Carabinieri presenti all’interno dello stadio, i tifosi venivano fermati ed allontanati. (...) Appena sceso nel tunnel ho notato che vi erano molte persone lungo il corridoio che conduce agli spogliatoi degli arbitri, le quali urlavano ed imprecavano nei confronti della terna. Arrivato vicino allo spogliatoio degli arbitri, ho visto il presidente del Lumezzane, Cavagna Renzo, da me già conosciuto nel corso di precedenti controlli gara, che colpiva con più di un pugno la porta d’ingresso dello spogliatoio riservato agli arbitri, rompendone una parte. Subito dopo, nella confusione generale, Cavagna entrava negli spogliatoi degli arbitri seguito da un altro uomo, sicuramente dello staff del Lumezzane, ma di cui non sono in grado di riferire alcunché. (...) Ricordo che Cavagna continuava ad urlare nei confronti dell’Arbitro imprecazioni di ogni genere (omissis). Dopo pochi minuti sono arrivati due carabinieri in divisa che hanno portato via a forza il presidente Cavagna dallo spogliatoio degli arbitri (...)”.

Alla luce delle dichiarazioni di cui sopra, che ai sensi dell’art. 35 comma 1.1. CGS - FIGC fanno piena prova circa il comportamento dei tesserati in occasione dello svolgimento delle gare, la gravità dei fatti appare di tutta evidenza; essa travalica lo stesso principio sancito dall’art. 1bis comma 1 CGS - FIGC, non potendosi ricondurre alla semplice violazione di siffatto principio (di lealtà, correttezza e probità) il comportamento del Cavagna e dei sostenitori della società Lumezzane, per quanto non identificati; peraltro, da parte del Cavagna non vi è stato alcun ravvedimento, né vi è stata contestazione sull’effettivo svolgimento dei fatti, come è dimostrato dalla risposta dal medesimo data alla Procura Federale che l’aveva convocato per ascoltarlo e dalla circostanza che né il Cavagna stesso, né la società Lumezzane hanno inteso costituirsi nel presente procedimento.

La responsabilità della società Lumezzane non può essere affermata solo in relazione al comma 1 dell’art. 4 CGS - FIGC, ma deve essere evidenziata anche in relazione al comma 2 della stessa norma per il comportamento e gli atteggiamenti assunti dal proprio pubblico, financo da alcuni stewards.

A ciò consegue che le sanzioni, che devono essere applicate al caso in esame e che conseguono al  pieno accoglimento  del deferimento,  non possono limitarsi  al chiesto,  ma devono assumere proporzioni ben più ampie, che vanno ricercate per il Cavagna nell’art. 19 comma 1 inciso H) CGS - FIGC e per la società Lumezzane nell’art. 18 comma 1 inciso G) stesso Codice, con il quale si intende superare l’ammenda, già peraltro comminata dalla Corte d’Appello Nazionale con la decisione evidenziata in premessa, ed irrogare diversa sanzione.

Il dispositivo

P.Q.M.

Il Tribunale Federale Nazionale, Sezione Disciplinare, visto l’art. 16 comma 1 CGS - FIGC, accoglie il deferimento e, per l’effetto, infligge al sig. Cavagna Renzo Fausto, nella qualità all’epoca dei fatti di Presidente della società AC Lumezzane Spa, l’inibizione di anni 4 (quattro) ed alla società AC Lumezzane Spa la penalizzazione di punti 5 (cinque) in classifica, da scontarsi nel caso in cui la società sui iscriva ad un campionato organizzato dalla F.I.G.C.

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