Decisione C.F.A. – Sezioni Unite : Decisione pubblicata sul CU n. 0089/CFA del 27 Maggio 2022 (motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Tribunale federale nazionale n. 0128/TFNSD-2021-2022 del 22.04.2022

Impugnazione – istanza: Procura Federale-sig. F.P.  + altri

Massima: Rigettato il reclamo proposto dalla procura federale avverso la decisione del TFN che - ritenendo che non esista o sia concretamente irrealizzabile “il” metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore, valore che nasce in un libero mercato, peraltro caratterizzato dalla necessità della contemporanea concorde volontà delle due società e del calciatore interessato - aveva prosciolto i deferiti dall’accusa di violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 4, comma 1 e dell’art. 31 comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva, anche in relazione all'art. 19 dello statuto federale, per aver sottoscritto variazioni di tesseramento e relativi accordi di cessione dei calciatori, indicando in tutti un corrispettivo superiore al reale, in attuazione di un unico disegno finalizzato a commettere le condotte illecite ascritte ai Consiglieri di Amministrazione delle Società a cui è stata contestata la violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 4, comma 1 e dell’art. 31 comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva, anche in relazione all'art. 19 dello statuto federale per aver redatto, sottoscritto ed approvato, in concorso con gli altri amministratori, le situazioni trimestrali al 31.03.2019, 31.03.2020, 31.03.2021, le situazioni semestrali al 31.12.2019 e 31.12.2020 ed i Bilanci al 30.06.2019 e 30.06.2020 della società ove sono contabilizzate plusvalenze fittizie e immobilizzazioni immateriali di valore superiore al massimo consentito dalle norme che regolano i Bilanci delle società di capitali, condotte finalizzate a far apparire risultati economici superiori al reale (maggiori utili o minori perdite) e un Patrimonio Netto superiore a quello realmente esistente alla fine di ciascun esercizio, di ciascun trimestre e di ciascun semestre….Valore e prezzo. Appare preliminarmente utile richiamare la distinzione tra “valore” e “prezzo”. In linea generale, i valori sono grandezze stimate, espressione di una proposizione logica che muove da certe premesse e, mediante calcoli appropriati, giunge a determinate conclusioni. Il valore è quindi il risultato di una formulazione in vario grado astratta, e perciò teorica. Il prezzo, invece, rappresenta il corrispettivo di una negoziazione conclusa: esso è pertanto un dato fattuale, risultato dell’incontro della domanda e dell’offerta, ed è conseguentemente legato all’interazione fra le funzioni di utilità dei soggetti economici interessati allo scambio in quello specifico istante. Il valore ed il prezzo possono non coincidere affatto. Ciò in quanto, ad esempio, i prezzi dipendono da elementi e fattori specificamente afferenti ai mercati di riferimento, quali ad esempio la disponibilità o meno dei capitali o le fasi di prevalenza della domanda o dell’offerta; o, ancora, i prezzi sono, per loro natura (si pensi alle imprese quotate), altamente volatili, cioè variano per ragioni in parte irrazionali e comunque non riconducibili all’impresa, mentre i valori variano in modo meno violento e comunque tipicamente in funzione di eventi direttamente o indirettamente afferenti all’oggetto della valutazione; o, infine, i prezzi (a differenza del valore) sono influenzati dall’interesse delle parti alla conclusione della transazione e, soprattutto, dalla loro forza contrattuale. Limiti all’uso di comparabili Il riferimento al prezzo ai fini della determinazione del valore dei diritti, può tuttavia non essere corretto e condurre a risultati fuorvianti, in quanto il mercato di tali diritti si presenta imperfetto, essendo caratterizzato da: a) scarsa fungibilità, presentando ogni calciatore caratteristiche proprie tali da renderlo distinto e diverso da altri; b) occasionalità delle negoziazioni e limitata validità temporale dei prezzi; c) limitata trasparenza delle negoziazioni; d) forte dipendenza e influenza di fenomeni esterni nonché di fattori soggettivi direttamente connessi alle caratteristiche (interesse alla negoziazione e forza contrattuale) delle parti coinvolte nella transazione. Scostamenti tra valore e prezzo Le transazioni di capitali di impresa (o di specifici beni) mostrano, inoltre, con sempre maggiore frequenza, operazioni di compravendita concluse sulla base di valori che si discostano dal valore economico «generale» determinato con modalità di stima teoriche. Le ragioni di tale differenza sono riconducibili, oltre alle ragioni prima evidenziate, anche alla c.d. «appetibilità strategica» dell'oggetto della trattativa, termine con il quale si fa sovente riferimento a processi d’acquisto nei quali ciò che motiva l'acquirente non è la considerazione della capacità di un calciatore in sé considerata, quanto le opzioni strategiche che con l'acquisizione si dischiudono. Il valore di tale appetibilità è, ad evidenza, una variabile di tipo «soggettivo» e di non facile determinazione nella pratica - almeno dal punto di vista quantitativo. A livello concettuale esso è invece di facile individuazione, ed è costituito dal valore attuale dei benefici addizionali netti conseguibili dall'operatore a seguito della compravendita. L’inesistenza de “il” metodo non equivale ad “anarchia” dei valori Orbene la decisione del Tribunale federale muove dalla premessa secondo cui “il metodo di valutazione adottato dalla Procura Federale può essere ritenuto “un” metodo di valutazione, ma non “il” metodo di valutazione”. A tale affermazione segue la considerazione secondo cui “non esistono o sono concretamente irrealizzabili “il” metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore”. Al riguardo, in primo luogo, occorre rilevare che le due asserzioni appaiono intrinsecamente contradditorie là dove, da un lato, si afferma espressamente l’esistenza di una pluralità di metodi di valutazione - all’interno dei quali quello adottato dalla Procura federale sarebbe uno dei tanti ipotizzabili - e, dall’altro, l’inesistenza o l’irrealizzabilità di un metodo di valutazione. In effetti, dalla premessa dell’esistenza di una pluralità di metodi valutativi – sotto un profilo logico oltre che scientifico - non può che conseguire che tale valutazione è concretamente realizzabile, a condizione, ovviamente, che siano predeterminati i criteri stessi. In effetti nelle valutazioni – in qualsivoglia valutazione – non esiste il metodo ottimale ma più metodi, tra i quali si identifica quello di riferimento e quello (eventualmente) di controllo. Ed è certamente possibile utilizzare anche criteri valutativi alternativi, come in qualsiasi altra operazione aziendale, anche fondati su altri parametri o variabili. Pertanto è erronea la statuizione del Tribunale federale secondo cui l’inesistenza de “il” metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore possa legittimare l’iscrizione in bilancio di diritti per qualsiasi importo, svincolati da considerazioni inerenti l’utilità futura del diritto nonché elementi di coerenza della transazione. Ciò, difatti, renderebbe legittima qualsiasi plusvalenza e introdurrebbe un’anarchia valutativa che nessun sistema – e quindi neanche quello federale - può tollerare. E’ evidente che, in qualsiasi valutazione, un metodo deve essere sempre utilizzato. Ma non si può contestare il modo di procedere perché è solo uno dei metodi ammissibili; lo si può contestare, eventualmente, solo perché quel metodo manca di determinati fondamenti. In merito a Transfermarkt, da annoverare tra i metodi di controllo, esso viene utilizzato in talune perizie o richiamato in alcuni contratti per volontà convenzionale delle parti contraenti, a testimoniare una sua qualche rilevanza e riconoscibilità esterna. Come per i capitali d’impresa, anche per i diritti al fine della determinazione del valore possono essere utilizzati una o più metodiche di valutazione, le quali possono condurre a stime diverse ed oggetto di necessaria sintesi. In questa prospettiva, le valutazioni effettuate dalla Procura (che individua il valore “massimo” dei diritti, ancorché non espliciti i “pesi” attribuiti ai singoli parametri) nonché i valori di Transfertmarkt (ancorché originate da opinioni di soggetti non professionali, che non considerano alcuni fattori che possono incidere sul prezzo di compravendita di un giocatore, la modesta significativa per i calciatori giovani ad alto potenziale), possono costituire un necessario punto di riferimento al fine della valutazione della congruità di un’operazione. Parimenti la disponibilità di altri database (CIES, KPMG) nonché operazioni comparabili (autenticamente) appaiono utili informazioni allo scopo. E ciò, naturalmente, a condizione che le valutazioni composte siano ispirate ad una razionalità economica che offra garanzia di correttezza ed equità. Non si condivide pertanto la posizione del giudice di prime cure secondo la quale non esistendo o essendo irrealizzabile “il” metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore, tale valore sarebbe dato dal libero mercato. L’individuazione di un valore non limita, difatti, la libertà nello scambio ma semplicemente determina alcune informazioni a supporto della negoziazione. D’altro canto non si condivide neanche l’affermazione del Tribunale secondo cui la Procura federale “non ha ritenuto di dover attribuire a ogni singolo fattore, dianzi individuato, una valenza specifica in termini percentuali in modo tale da poter uniformare la propria valutazione, peraltro effettuata in via retrospettica e senza indicazione, per ogni singolo criterio, del valore o peso ad esso attribuito”. La mancanza del peso o del valore associato a ciascun criterio appare una considerazione debole e non sufficiente: infatti, ciò che rileva è come si giunge a valorizzare ciascun criterio, cioè l’algoritmo che trasforma le singole informazioni in valore e non il peso assegnato. La mancanza di criteri definiti all’interno dell’ordinamento federale Peraltro, le considerazioni del Tribunale federale, secondo cui non esisterebbe “un” criterio valutativo, hanno un fondamento di verità allorché, con tale affermazione, si intenda prendere atto dell’inesistenza, a livello di ordinamento federale, di criteri normativamente sanciti. E’ questa, dunque, la questione più ardua che il Collegio si è trovato ad affrontare: la mancanza di una pre-definizione di criteri ai quali fare riferimento. E ciò, naturalmente, nel presupposto del pieno rispetto della ripartizione di funzioni – anche all’interno dell’ordinamento federale – che non consente al giudice sportivo di sostituirsi al legislatore. Tale presa d’atto, quindi, ha agito nel senso di impedire a questo Collegio di porre a sé stesso la premessa maggiore indispensabile in ogni sillogismo giudiziale: la norma espressa. Questa constatazione, unitamente alle dimensioni del fenomeno che – beninteso - sono state chiaramente avvertite, impongono l’adozione di un intervento normativo urgente, come di seguito si dirà. L’esame del Collegio sulle singole transazioni Pur consapevole di tale lacuna, sostanziantesi nell’assenza di riferimenti normativi certi e predefinitivi, questo Collegio ha ritenuto comunque di esaminare le numerose fattispecie sottoposte al suo vaglio, facendo uso – quasi in modo pretorio – dei canoni utilizzati dalla giurisprudenza sportiva per l’affermazione della responsabilità. In particolare, si è fatto riferimento non solo alla valutazione effettuata dalla Procura Federale o quella rilevabile da Tranfertmarkt ma anche ad altri indizi valutativi. Conseguentemente, ai fini dell’individuazione del mancato rispetto di principi contabili e di una non corretta e prudente gestione, sono state analizzate le (59) compravendite segnalate riferentesi a diverse (17) operazioni caratterizzate da: a. reciprocità di due o più cessioni tra medesime società; b. contestualità temporale, effettiva o quantomeno sostanziale, delle cessioni; c. realizzazione di plusvalenze (contabili) per entrambe le società; d. irrilevanza delle cessioni dal punto di vista finanziario. Ai predetti fattori occorre anche aggiungere, a margine, l’esistenza (e) di (significativi) plusvalori rispetto ai dati stimati da Procura Federale o pubblicati sul sito Transfertmarkt, i quali valori – ancorché espressione di giudizi in parte qualitativi – appaiono ancorati a parametri oggettivi, nonché gli stessi parametri oggettivi. A detti elementi sono stati altresì aggiunti altri indizi rivenienti, ad esempio: f. modesto periodo intercorrente tra rinnovo contrattuale e cessione (plusvalenza) – la plusvalenza è avvenuta immediatamente aseguito di un rinnovo contrattuale. Ciò in quanto è assolutamente ragionevole per la società cessionaria contattare il calciatore (attraverso il suo procuratore) in pendenza di contratto in scadenza e stipulare un pre-accordo, finalizzato ad evitare il pagamento di un quid alla cedente a svincolo avvenuto; g. marcata non correlazione tra prezzo d’acquisto dei diritti di un calciatore e retribuzione media annuale per lo stesso. Non v’èdubbio, infatti, che detti valori debbano – in misura ancorché varia – essere tra loro correlati;

h. impiego del calciatore post-acquisizione dei diritti; i. altri comportamenti anomali in sede di accordo (ove disponibili). Ciò è avvenuto avendo cura di non giudicare la congruità con le performance successive del calciatore (errore da prospettiva storica). Proprio in merito alla visione retrospettica, appare riduttiva in sede di valutazione di qualsiasi bene, in quanto mancante delle prospettive associate all’impiego del bene stesso. Tuttavia, va segnalato che per quanto riguarda un calciatore, la carriera appare criterio fondamentale per definire le sue potenzialità future. Inoltre, i risultati ottenuti dopo l’acquisizione sono elemento determinante per valutare la congruità del valore inserito a bilancio, che in nessun caso sono trasparite. L’esame delle 17 operazioni (costituite da due o più compravendite per un totale di 59 compravendite) ha evidenziato indubbiamente l’esistenza di notevoli e diffuse criticità. Peraltro, proprio l’assenza di parametri normativamente sanciti – come sopra detto -  ha reso particolarmente complessa e delicata l’operazione del Collegio di sceverare, all’interno dell’ampia platea di operazioni, quelle che, con ragionevole certezza giudiziale, potessero essere considerate rilevanti sotto il profilo disciplinare. Con il conseguente inevitabile rigetto del reclamo della Procura federale. I riflessi del fenomeno di carattere contabile L’intervento normativo appare tanto più indispensabile se si considera che le operazioni in oggetto – relative alla compravendita dei diritti alle prestazioni dei calciatori – e i valori a cui vengono effettuate, influenzano in misura determinante la qualità del bilancio e la sua finalità, cioè la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, finanziaria e reddituale di una società sportiva. Per la società cessionaria i diritti alle prestazioni dei calciatori rappresentano un’immobilizzazione immateriale, con durata limitata nel tempo, iscritta nell’attivo dello stato patrimoniale al costo di acquisto, sottoposto ad ammortamento lungo la durata del contratto. Nel caso in cui alla fine di ogni periodo di bilancio, il valore recuperabile del diritto fosse durevolmente inferiore al valore netto contabile (valore originario al netto delle quote di ammortamento calcolate fino a quel momento), sarebbe necessario svalutarlo. La quota di ammortamento (certa) e la svalutazione (a fronte di sintomi specifici), rappresentano un costo attribuito a conto economico, con impatto negativo sul reddito (utile e/o perdita) e, quindi, sul patrimonio netto. La società cedente il diritto prima della scadenza del contratto (alla scadenza non vi sono effetti), può rilevare: a) una plusvalenza se il valore di cessione è superiore a quello netto contabile, con impatto positivo sul reddito del periodo (utile o perdita); b) una minusvalenza nel caso contrario, con impatto negativo sul reddito del periodo (utile o perdita); c) nessun effetto se i due valori sono uguali.  A livello finanziario la singola operazione di compravendita genera un credito e una successiva entrata per il cedente e un debito, con successiva uscita, per il cessionario (nell’ambito della Camera di compensazione). L’effettuazione di un’operazione a valori economicamente non congrui o giustificati comporta la sovrastima (la sottostima non assume rilievo perché non influisce sul principio della prudenza) del prezzo dello scambio, con effetti diversi sui due contraenti: a) il cedente otterrà una maggiore plusvalenza, in parte o totalmente fittizia, con miglioramento del reddito e del patrimonio netto; b) il cessionario iscriverà nell’attivo patrimoniale un valore sovrastimato con maggiori costi nel futuro, cioè un maggiore impatto negativo (minori utili o maggiori perdite) sul periodo di durata del contratto. I maggiori costi si riferiscono ad ammortamenti più alti e, nel caso esistano i presupposti, alla eventuale successiva svalutazione del diritto. Questo ultimo aspetto è fondamentale perché in bilancio i singoli beni non possono essere iscritti per importi superiori al loro valore economico che si riflette nel valore d’uso o di mercato. Quindi, al di là di qualsiasi considerazione sul prezzo, i sintomi che si manifestano nel futuro, ad esempio un calciatore senza prospettiva o con impiego bel al di sotto delle attese, dovrebbero portare alla svalutazione, per evitare annacquamento del capitale. A questo proposito viene a supporto l’OIC n. 9 che fornisce alcune definizioni a cui si rinvia. La società proprietaria del diritto deve valutare la sussistenza di indicatori che portino al minore valore del bene, assai peculiari nell’ambito calcistico o sportivo in generale. La mancata svalutazione al sussistere dei presupposti, porta a una sopravvalutazione dell’attivo e del patrimonio netto. In altri termini, sopravvalutare il valore di un’attività comporta una capitalizzazione di perdite. Una società generalmente può attuare un’operazione a valori non di mercato se riceve, contestualmente un “beneficio”, che tipicamente si manifesta nelle operazioni incrociate o di segno opposto, dove la medesima società è contemporaneamente cedente e cessionaria, rilevando in modo precipuo la contestualità del momento temporale. Il fatto che non vi siano state movimentazioni finanziarie (intese come variazioni di disponibilità liquide), effetto tipico di queste operazioni, cioè delle permute, non implica l’automatica esistenza di sopravvalutazioni indebite che possono anche manifestarsi in altre operazioni, anche se l’assenza di impatto finanziario rende più agevole tale procedere, i cui effetti non sono immediati ma si rifletteranno sui conti economici degli anni successivi. Le operazioni incrociate divengono rilevanti, quindi, se generano plusvalenze per entrambi i contraenti, più (non solo) che per l’aspetto monetario. Due società possono avere “interesse” a sopravvalutare i diritti di un calciatore se questo genera un plusvalore che aumenta il reddito del periodo anche se penalizza i successivi con maggiori ammortamenti: nel caso specifico si ha un impatto positivo sul reddito alla data dell’operazione compensato da maggiori costi futuri. In definitiva la sussistenza del concetto di operazione incrociata presuppone l’interesse convergente, immediato o futuro, dei due contraenti. In termini conclusivi, una plusvalenza fittizia comporta per il cedente il miglioramento solo contabile dell’utile o della perdita del periodo, pari al valore della plusvalenza, con l’aumento, rispetto all’ipotesi di correttezza economica, del patrimonio netto. La società cessionaria registra un maggiore valore rispetto a quello economico con maggiori costi futuri, che possono trovare compensazione totale o parziale in un’operazione di segno opposto che generi di nuovo una plusvalenza: entrambe le società aumentano l’utile (riducono la perdita) con maggiori costi futuri, con l’effetto di migliorare in modo apparente la situazione attuale a scapito di quelle future. La vastità del fenomeno Il tema delle operazioni “a specchio”, di per sé meritevole di approfondimento, è quantitativamente rilevante, sol che si pensi che, con riferimento alle operazioni segnalate, la differenza tra i prezzi e le valutazioni Transfertmarkt ammonta ad oltre 195 milioni di Euro mentre la differenza tra i prezzi e le valutazioni della Procura Federale è minore ma pur sempre consistente e pari a circa 174 milioni. La differenza percentuale media tra prezzi e valutazioni Transfertmarkt è pari ad oltre il 210% mentre rispetto ai valori della Procura i prezzi registrano consistenze più elevate di oltre il 150%. La considerazione che, in media, in altre transazioni non si registrano scostamenti tanto rilevanti insieme al rilievo che, comunque, il sito Transfermarkt ha per gli addetti ai lavori (utilizzato in talune perizie o richiamato in alcuni contratti per volontà convenzionale delle parti contraenti), sono indicatori tutti di – quantomeno – una possibile rilevante sovrastima, giacché nella “permuta” occorre “alzare lo sguardo” dalla congruità dei diritti scambiati all’impatto sui bilanci ed all’effettività del Patrimonio Netto. In relazione ad un campione di società di calcio (n°48) che hanno partecipato ai campionati di Serie A e B nelle stagioni 2016/2020, si evidenzia che l’incidenza della voce di bilancio “altre immobilizzazioni immateriali” (voce nella quale sono classificati i diritti) sul totale dell’attivo è passata dal 31% (2016) al 41% (2020), l’incidenza di tali immobilizzazioni sul Patrimonio Netto è passata dal 208% (2016) al 232% (2020). Sul piano economico l’incidenza dell’ammortamento delle immobilizzazioni immateriali sul valore della produzione è aumentata dal 20% (2016) al 32% (2020). Ciò che desta ulteriore sospetto, dinanzi a valori significativamente superiori rispetto ai dati di Transfertmarkt e della Procura è la modestissima entità delle svalutazioni (nei quattro anni sempre inferiore al 4% degli ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali). In definitiva, l’esame dei bilanci delle società calcistiche, evidenzia che eventuali sopravvalutazioni nell’acquisto dei diritti molto raramente vengono svalutate negli anni successivi. La necessità dell’intervento urgente del Consiglio federale Come si è detto, dall’analisi della documentazione in atti vi è la diffusa percezione che alcuni valori si siano formati in modo totalmente slegato da una regolare transazione di mercato ma non è possibile verificare se le modalità della loro formazione rispettino delle regole codificate perché non esistenti. Si ritiene pertanto indispensabile la definizione di principi-guida nelle valutazioni che possano permettere di verificare se le scelte concrete delle società da essi si discostino, individuando una serie di elementi di riferimento. Inoltre, è auspicabile anche individuare dei criteri attraverso i quali esaminare le modalità di formazione delle plusvalenze e il concreto impiego nei parametri federali – anche al fine di scoraggiarne l’artificiosa determinazione – per comprenderne la reale natura economica e l’adeguatezza delle operazioni sottostanti: a solo titolo esemplificativo: l’emergere di plusvalori a fronte di una singola operazione o a seguito di reciprocità di più cessioni tra medesime società; i momenti di formazione; la realizzazione di plusvalenze per entrambe le società; l’impatto finanziario e monetario di due o più cessioni contestuali o ravvicinate. Per tutte le ragioni indicate in precedenza è fondamentale intervenire, in termini regolamentari e in tempi rapidi, sulla questione composita della definizione del valore e del prezzo di scambio, del trattamento delle plusvalenze e della valutazione del costo di acquisto del diritto negli anni successivi a quello di prima contabilizzazione. Proprio perché il tema delle valutazioni si riflette sui bilanci di più anni – come detto in precedenza – è quindi opportuno disporre anche di criteri specifici per sottoporre a verifica il valore nella società cessionaria negli anni successivi alla prima iscrizione: un calciatore senza prospettiva o con impiego ben al di sotto delle attese dovrebbe infatti essere oggetto di svalutazione. Tutto questo al fine non di limitare la libertà degli scambi ma di eliminare delle potenziali storture negoziali. Appare infatti singolare che in ambito molto regolamentato, come quello calcistico, sia carente proprio questa disciplina che assume un ruolo di massima criticità nei bilanci. Questa regolamentazione assumerebbe valore anche in fase di controllo dei bilanci, portando a limitare alcune opinion per certi aspetti troppo benevole. Come è noto, le operazioni “a specchio” sono caratterizzate da reciprocità di due o più cessioni tra medesime società; contestualità temporale, effettiva o quantomeno sostanziale, delle cessioni; realizzazione di plusvalenze (contabili) per entrambe le società; irrilevanza anche parziale – ad esempio superiore ad un X% - delle cessioni dal punto di vista finanziario. Al riguardo, ferma la libertà degli scambi, è indubbio che gli stessi debbano ispirarsi ad una razionalità economica, ad un vincolo cioè di coerenza tra i molteplici valori che si formano in complesse negoziazioni. Potrebbero, pertanto, essere introdotti i seguenti criteri, il superamento contemporaneo dei quali qualificherebbe l’operazione quale illecita: a. prezzo superiore a una definita percentuale della media dei valori desumibili da database qualificati, identificati dal Consiglio Federale; b. multiplo tra il valore dei diritti del giocatore e lo stipendio netto (o lordo) del calciatore. Quanto al parametro sub a) (scostamento tra prezzo e media dei valori desumibili da database qualificati), è, infatti, evidente che – ad esempio - una tolleranza di una percentuale x (comunque molto ampia) possa essere giudicata compatibile con la libertà di scelta da parte delle società di calcio. Detta percentuale potrebbe anche essere diversificata per scaglioni di valore dei diritti (ad esempio sino a 5 milioni, sino a 30 milioni e oltre). Il superamento di questa soglia non qualificherebbe, di per sé, l’operazione come illecita, necessitando – a tal fine – anche il mancato rispetto del parametro sub lett. b). Quanto al parametro sub b) (multiplo tra il valore dei diritti del giocatore e lo stipendio netto (o lordo) del calciatore) è ragionevole ritenere che l’acquisto di un diritto pluriennale sulle prestazioni di un calciatore dovrebbe riverberarsi sul suo stipendio (netto o lordo) o, al contrario, è irragionevole che un calciatore possa avere una retribuzione annuale pari a qualche punto percentuale del valore dei suoi diritti. Pertanto, anche ipotizzando il superamento del parametro sub a), l’operazione non sarebbe sospetta se accompagnata da un multiplo (rapporto tra valore del diritto e retribuzione annua) entro un “ragionevole” limite massino. Detto multiplo dovrebbe essere declinato diversamente in funzione delle classi di età del calciatore. Sarebbe, pertanto, rispettata la libertà degli scambi, potendosi registrare significativi scostamenti di prezzo rispetto a valori, anche sopra un definito limite, dovendosi tuttavia richiamare un superiore e indubitabile principio di coerenza tra valore del diritto e retribuzione economica.  L’operazione pertanto sarebbe illecita in presenza di scostamenti percentuali superiori ad ampie percentuali, accompagnate da una remunerazione non adeguata rispetto al valore degli stessi diritti.

 

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione n. 128/TFN - SD del 22 Aprile 2022  (motivazioni)

Impugnazione: Deferimento n. 7506/233 pf21-22/GC/GR/blp del 1 aprile 2022 nei confronti del sig. F.P. e altri - Reg. Prot. 135/TFN-SD

Massima: Tutti i deferiti vanno prosciolti dall’accusa di violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 4, comma 1 e dell’art. 31 comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva, anche in relazione all'art. 19 dello statuto federale, per aver sottoscritto variazioni di tesseramento e relativi accordi di cessione dei calciatori, indicando in tutti un corrispettivo superiore al reale, in attuazione di un unico disegno finalizzato a commettere le condotte illecite ascritte ai Consiglieri di Amministrazione delle Società a cui è stata contestata la violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 4, comma 1 e dell’art. 31 comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva, anche in relazione all'art. 19 dello statuto federale per aver redatto, sottoscritto ed approvato, in concorso con gli altri amministratori, le situazioni trimestrali al 31.03.2019, 31.03.2020, 31.03.2021, le situazioni semestrali al 31.12.2019 e 31.12.2020 ed i Bilanci al 30.06.2019 e 30.06.2020 della società ove sono contabilizzate plusvalenze fittizie e immobilizzazioni immateriali di valore superiore al massimo consentito dalle norme che regolano i Bilanci delle società di capitali, condotte finalizzate a far apparire risultati economici superiori al reale (maggiori utili o minori perdite) e un Patrimonio Netto superiore a quello realmente esistente alla fine di ciascun esercizio, di ciascun trimestre e di ciascun semestre….Il Tribunale ritiene che i deferiti vadano prosciolti….Il Collegio ritiene, anzitutto, di dover riconoscere lo sforzo acquisitivo, valutativo e argomentativo speso nel presente procedimento dalla Procura Federale, che ha elaborato un proprio metodo di valutazione andando poi a confrontare l’importo individuato quale corrispettivo “giusto” per ogni singolo calciatore interessato dalle acquisizioni/cessioni oggetto del procedimento con quanto risultante dal sito Transfermarkt. In particolare, la Procura Federale è giunta ad una propria valutazione del valore di cessione di taluni calciatori, generalmente non lungi da quanto risultante dal detto sito, considerando i seguenti criteri valutativi: A) età; B) ruolo; C) carriera sportiva (il settore giovanile di provenienza, rilevante per i giovani calciatori; la militanza in squadre di più elevato blasone; la categoria più frequentata; i risultati conseguiti e i titoli ottenuti dalle squadre di militanza nelle competizioni ufficiali; l’eventuale convocazione nelle varie rappresentative nazionali; le reti segnate; gli assist e, per i portieri, le reti subite; eventuali infortuni di una certa serietà subiti ed il numero di presenze in ciascuna competizione); D) storia economica dei trasferimenti avuto riguardo anche alle condizioni contrattuali fissate nei trasferimenti precedenti; E) contratti di lavoro sportivo, avuto riguardo anche alla durata, alla retribuzione prevista (Relazione attività acquirente – pagg. 20-21). Pur tuttavia non ha ritenuto di dover attribuire a ogni singolo fattore, dianzi individuato, una valenza specifica in termini percentuali in modo tale da poter uniformare la propria valutazione, peraltro effettuata in via retrospettica e senza indicazione, per ogni singolo criterio, del valore o peso ad esso attribuito. Ha poi dato valenza, quali sintomi di operazioni di cessione finalizzate alla realizzazione di plusvalenze: a) alla reciprocità di due o più cessioni tra medesime società; b) alla contestualità temporale, effettiva o quantomeno sostanziale, delle cessioni; c) alla realizzazione di plusvalenze per entrambe le società; d) all’irrilevanza delle cessioni dal punto di vista finanziario che, per le società interessate, hanno comportato un pareggio, effettivo o sostanziale, tra entrate e uscite. Ha, quindi, effettuato riscontri correttivi sulle operazioni prese in considerazione, tanto per la società cedente (plusvalenze) quanto per la società cessionaria (immobilizzazioni), concludendo per la non correttezza (secondo i casi) delle relazioni trimestrali e dei bilanci. Pur tuttavia, il Tribunale ritiene, in primo luogo, che solo poche delle cessioni esaminate dalla Procura Federale presentino quelle caratteristiche dalla stessa individuate quali sintomi di operazioni “sviate” e finanziariamente “fittizie”. Indubbiamente, tali cessioni destavano e destano sospetto, che tuttavia non attinge la soglia della ragionevole certezza, data da indizi gravi, concordanti e plurimi, così come già ritenuto in passato (cfr. C.U. n. 10/TFN- SD- 2018/2019). Infatti, e ciò vale per tutte le cessioni oggetto di deferimento e non solo per quelle meritevoli di sospetto, il metodo di valutazione adottato dalla Procura Federale può essere ritenuto “un” metodo di valutazione, ma non “il” metodo di valutazione. Mentre, il confronto con le valutazioni presenti nel sito Transfermarkt (per quanto utilizzate in talune perizie o richiamate in alcuni contratti per volontà convenzionale delle parti contraenti) non può corroborare quel metodo, atteso che trattasi di un sito privato (peraltro non unico), privo di riconoscimento ufficiale anche e soprattutto da parte degli organismi calcistici internazionali e nazionali, influenzato da valutazioni di soggetti privati meri utenti del sito stesso. Emblematico, a tale proposito, è il caso del calciatore …., citato dalla difesa della Delfino Pescara 1936 Spa, la cui valutazione sul sito, alla luce di una mail inviata dal di lui agente sportivo, nel volgere di breve termine è stata consistentemente elevata. Al metodo di valutazione adottato dalla Procura Federale potrebbero contrapporsi altri, ugualmente degni di apprezzamento, come peraltro evidenziato dalle difese dei deferiti, che magari tengano conto (se del caso, anche) di “investimenti” su giovani calciatori ritenuti di prospettiva (con inerente “apprezzamento” del loro valore di acquisizione); della necessità di entrate finanziarie, anche per compensare esborsi per acquisizioni; della necessità di rinforzare la squadra in uno o più ruoli, che magari presentino una scarsità di offerta valida, con inerente lievitazione del corrispettivo di acquisizione; e così via, secondo le caratteristiche tipiche del calcio e delle società professionistiche, che devono confrontarsi anche con i media e con i propri sostenitori. In sostanza, il Tribunale ritiene che non esista o sia concretamente irrealizzabile “il” metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore. Tale valore è dato e nasce in un libero mercato, peraltro caratterizzato dalla necessità della contemporanea concorde volontà delle due società e del calciatore interessato. E non è un caso che nella stessa Relazione dell’attività inquirente si faccia riferimento alla difficoltà di individuazione del fair value perché non assistito da un adeguato livello di elaborazione scientifica, tanto che nell’individuare o, meglio, nell’indicare il valore del diritto sul mercato di riferimento, la Procura Federale non può esimersi dal riconoscere di essersi rifatta ai parametri individuati da “Dottrina e prassi” (v. Relazione, cit., pag. 21), ma a parametri che, per quanto definiti oggettivi, non tengono conto (perché è sostanzialmente impossibile individuarle) della soggettività delle situazioni delle società cedenti e cessionarie, nonché della valutazione prospettica della seconda rispetto all’acquisto. Il valore di mercato di un diritto alle prestazioni di un calciatore rappresenta il valore pagato dalla società acquirente al termine di una contrattazione libera, reale ed effettiva di quel diritto sul mercato di riferimento; e il libero mercato non può essere guidato da un metodo valutativo (quale che esso sia) che individui e determini il giusto valore di ogni singola cessione. Non foss’altro perché, in tal caso, il libero mercato non esisterebbe più per la fissazione di corrispettivi di cessione sostanzialmente predeterminati da quel metodo di valutazione. De iure condendo, si potrebbe pure pensare alla fissazione di criteri valutativi che individuino un “range” di valore, all’interno del quale vada fissato il corrispettivo della cessione/acquisizione. Ma a ciò non potrebbe che provvedere la FIFA, trattandosi di disciplina sovranazionale e mondiale. Una volta ritenuto non utilizzabile il metodo di valutazione posto dalla Procura Federale a fondamento del deferimento e in assenza di una disposizione generale regolatrice, consegue che le cessioni oggetto del deferimento stesso non possono costituire illecito disciplinare.

DECISIONE C.F.A. – SEZIONE II : DECISIONE N. 076CFA del 19 Giugno 2020

Decisione Impugnata: Decisione del Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare n.118 del 27 Febbraio  2020

Impugnazione Istanza: Procura Federale/Sig. C.L./Chievo Verona Srl/Sig. P.L.

Massima: Respinto il ricorso della Procura Federale e confermata la decisione del TFN  che ha sanzionato con mesi 4 di inibizione il responsabile del Settore Giovanile della società AC Cesena Spa, per la violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del C.G.S. ( vigente ratione temporis) e dell’art. 4, comma 1, del CGS vigente in relazione all’art. 19 dello Statuto Federale, violazioni che integrano i presupposti per l’applicazione del disposto dell’art. 21, commi 2 e 3 delle NOIF, per aver contribuito a causare il dissesto della società AC Cesena Spa compiendo atti di bancarotta fraudolenta (organizzazione ed attuazione di compravendite di giovani calciatori a valori abnormi) idonei ad integrare il reato di false comunicazioni sociali come meglio descritto ai capi di incolpazione provvisori C,K dell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal GIP di Forlì, dott.ssa …., in data 9 Luglio 2019 versata in atti

Massima: Respinto il ricorso della Procura Federale e confermata la decisione del TFN che ha dichiarato inammissibile per violazione del principio del ne bis in idem  il deferimento nei confronti del legale rapp.te della società accusato di violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del CGS ( vigente ratione temporis) e dell’art. 4, comma 1, del CGS vigente in relazione all’art. 19 dello Statuto Federale, violazioni che integrano i presupposti per l’applicazione del disposto dell’art. 21, commi 2 e 3 delle NOIF, per aver posto in essere atti di bancarotta fraudolenta, reati tributari mediante emissione ed utilizzo di fattute per operazioni inesistenti al fine di consentire alle società Chievo Verona Srl e AC Cesena Spa di evadere le imposte come meglio descritto ai capi di imputazione provvisori C,I,J dell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal GIP di Forlì, dott.ssa …., in data 9 Luglio 2019 versata in atti in quanto già giudicato, nell’ambito del procedimento n. 670 pf 17-18, con la sanzione di mesi 3 (tre) di inibizione, nonché con l’ammenda di € 200.000,00 ( duecentomila,00) e punti tre di penalizzazione per la società, di tali fatti chiamata a rispondere in via diretta. Tali condanne hanno il presupposto nelle incolpazioni a loro carico elevate dalla Procura Federale che appare indispensabile riportare: …. (all’epoca dei fatti presidente del Consiglio di amministrazione della società AC Chievo Verona Srl): 1a) violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali, nonché dei doveri di lealtà correttezza e probità di cui all’art. 1 bis comma 1 e dell’art. 8 commi 1,2 e 4 del CGS anche in relazione all’art. 19 dello Statuto Federale per aver sottoscritto le variaziazioni di tesseramento dei calciatori ….., indicando in tutte un corrispettivo superiore al reale, allo scopo di commettere le condotte illecite di cui al punto 1.b che segue; 1b) violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà correttezza e probità di cui all’art. 1 bis comma 1 e dell’art. 8 commi 1,2 e 4 del CGS anche in relazione all’art. 19 dello Statuto Federale, per aver contabilizzato nei bilanci al 30 Giugno 2014, 30 Giugno2015, 30 Giugno 2016, e 30 Giugno 2017 e nelle situazioni semestrali al 31 Dicembre  2014, 31 Dicembre  2016 e 31 Dicembre  2017 della società AC Chievo Verona srl plusvalenze fittizie per complessivi € 25.380.000 e immobilizzazioni materiali di valore superiore al massimo consentito dalle norme che regolano i bilanci delle società di capitali per complessivi € 23.850.000, condotte finalizzate a far apparire un patrimonio netto superiore a quello realmente esistente alla fine di ciascun esercizio e di ciascun semestre, così da ottenere la Licenza Nazionale e l’iscrizione al campionato di serie A delle stagioni 2015/2016, 2016/2017 2017/2018 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa Federale…..Ciò premesso, poiché è stato posto in discussione il principio del “ne bis in idem” e segnatamente “l’irrilevanza nel procedimento sportivo della presunta identità del fatto storico”, corre l’obbligo di riportare in materia l’illuminante decisione dell’Alta Corte di Giustizia Sportiva n. 118/12 che si è pronunciata nel seguente modo: “Detto principio è stato, in tempi recenti, considerato come principio generale dell’ordinamento giuridico ed orientamento di sistema dettato ad evitare sia “duplicazione dello stesso processo” ( Cass. S.U. pen., n. 34655/2005), sia decisioni e provvedimenti per lo stesso fatto contro la stessa persona, e quindi possibilità di conflitti e di pronunce tra loro contrastanti. In virtù di tali esigenze e finalità il principio è man mano risorto nel diritto contemporaneo, confermandosi ed arricchendosi, dapprima in modo deciso nel diritto processuale, anche per effetto delle proclamazioni costituzionali delle garanzie della persona umana e della tutela dei diritti ed in modo più significativo in quello processuale penale. Il principio progressivamente si è esteso ad ogni tipologia di processo e procedimento nelle forme e con le garanzie giustiziali…….”. La decisione riferita evidenza indubbiamente che il principio di cui trattasi trova applicazione anche nel procedimento sportivo rientrando nella casistica individuata. E’ di fondamentale importanza al fine del decidere identificare il concetto di “medesimo fatto” per valutare la correttezza o meno del percorso motivazionale del Giudice di primo grado. Orbene ritiene la Corte che per medesimo fatto debba intendersi la condotta materiale posta in essere dall’agente con riguardo alle circostanze di luogo e di tempo e non la qualificazione giuridica del fatto contestato. Dall’esame delle incolpazioni della sentenza a carico del sig. … e altri soggetti (proc. 670 pf17-18) passata in cosa giudicata, si rilevano operazioni di scambio di calciatori operate tra le società del Chievo Verona e del Cesena volte inevitabilmente a sopravvalutare i dati di bilancio mediante il sistema delle cc.dd. “plusvalenze”. L’attuale incolpazione si riferisce a reati di bancarotta fraudolenta e tributari individuati dalla Procura della Repubblica di Forlì, che sarebbero stati commessi nel fallimento della società AC Cesena anche dal Presidente del Chievo Verona …. concorrendo nelle operazioni di compravendita di calciatori sopra citate, ritenute false e qualificate come “plusvalenze” sui giocatori indicati oggetto di trasferimento tra le due società negli anni 2014- 2015-2016-2017. Orbene non pare dubbio che le condotte oggetto dei due procedimenti siano le stesse: il fallimento e i reati tributari sono gli effetti giuridici anche se in altro ordinamento statuale di operazioni materiali già sanzionate. Non si individuano, in altri termini, nuove o diverse condotte  che  si  aggiungano  alle  precedenti  sotto  il  profilo  fattuale;  le  operazioni  di compravendita di calciatori sono state già poste in essere nelle circostanze di tempo ben definite dai campionati di riferimento espressamente identificati. E’ dato di comune conoscenza che un’operazione commerciale si estrinseca in diversi documenti. Nel caso di specie la compravendita di un calciatore vedrà la presenza di un contratto, di una dichiarazione da inoltrare agli uffici federali, di una fattura per la registrazione della operazione nelle casse societarie ed infine, dell’operazione economica, dovrà esserci traccia nei bilanci delle società interessate all’operazione. E’ appena il caso di accennare che la Corte condivide appieno, a conforto della correttezza dell’impianto motivazionale del principio del “ne bis in idem”, il riferimento operato dal Tribunale Federale alla sentenza della Corte Costituzionale n. 200/2016 che ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 649 c.p.p. nella parte in cui esclude che il fatto sia il medesimo per la sola circostanza che sussiste un concorso formale tra il reato giudicato con sentenza divenuta irrevocabile e il reato per cui è iniziato il nuovo procedimento penale”, ovvero nella parte in cui “limita l’applicazione del principio del ne bis in idem all’esistenza del medesimo fatto giuridico, nei suoi elementi costitutivi, sebbene diversamente qualificato, invece che all’esistenza del medesimo fatto storico”. In conclusione non trova fondamento la nuova incolpazione elevata dalla Procura Federale perché, dal confronto tra il fatto storico già sanzionato nell’ordinamento sportivo e quello oggetto dell’odierno giudizio, emerge l’assoluta identità della condotta contestata sempre comunque circoscritta alle operazioni di compravendita e ai riflessi di bilancio relativi al precedente procedimento disciplinare.

 

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione n. 118/TFN del 27.02.2020

Impugnazione - Istanza: Deferimento del Procuratore Federale n. 8221/134 pf19-20 GC/gb del 2.1.2020 a carico dei Sig.ri L.P., L.C. e della società Chievo Verona Srl - Reg. Prot. 130/TFN-SD)

Massima:  Il Responsabile del Settore Giovanile della società AC Cesena Spa è sanzionato con l’inibizione di mesi 4 per la violazione dell’art. 1 bis, comma 1 del CGS vigente all’epoca dei fatti e dell’art. 4, comma 1 del CGS vigente in relazione all’art. 19 dello Statuto Federale, violazioni che integrano i presupposti per l’applicazione del disposto dell’art. 21, commi 2 e 3 delle NOIF, per aver contribuito a causare il dissesto della società AC Cesena Spa compiendo atti di bancarotta fraudolenta (organizzazione ed attuazione di compravendite di giovani calciatori a valori abnormi) idonei anche ad integrare il reato di false comunicazioni sociali come meglio descritto ai capi di incolpazione provvisori C, K dell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal GIP di Forlì, dott.ssa …., in data 9 Luglio 2019 versata in atti

 

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione n. 102/TFN del 31.1.2020

Impugnazione - Istanza: Deferimento del Procuratore Federale n. 8221/134 pf19-20 GC/gb del 2.1.2020 a carico dei Sig.ri G.L., G.C., C.M., R.C., L.P., L.C., e della società Chievo Verona Srl - Reg. Prot. 130/TFN-SD)

Massima: Con il patteggiamento ex art. 127 CGS il presidente è sanzionato con mesi 12 per la violazione dell’art. 1 bis comma 1 del CGS vigente all’epoca dei fatti e dell’art. 4 comma 1 del CGS vigente in relazione all’art. 19 dello Statuto Federale, violazioni che integrano i presupposti per l’applicazione del disposto dell’art. 21, commi 2 e 3 delle NOIF, per aver causato il dissesto della società AC Cesena Spa ponendo in essere operazioni dolose a danno dell’Erario (sistematico mancato versamento di imposte), atti di bancarotta semplice, documentale  e  fraudolenta,  reati  tributari  (emissione  ed utilizzo di  fatture  per  operazioni  inesistenti)  finalizzati  a consentire alle società AC Cesena Spa e Chievo Verona Srl di evadere le imposte, atti di distrazione in danno della società, il tutto come meglio descritto ai capi di imputazione provvisori da A a H, da K a Q dell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal GIP di Forlì, dott.ssa …, in data 9 Luglio 2019, versata in atti. Con il patteggiamento ex art. 127 CGS il consigliere è sanzionato con mesi 8  per la violazione dell’art. 1 bis comma 1 del C.G.S. vigente all’epoca dei fatti e dell’art. 4 comma 1 del CGS vigente in relazione all’art. 19 dello Statuto Federale, violazioni che integrano i presupposti per l’applicazione del disposto dell’art. 21, commi 2 e 3 delle NOIF, per aver causato il dissesto della Società AC Cesena Spa ponendo in essere operazioni dolose a danno dell’Erario (sistematico mancato versamento di imposte), atti di bancarotta semplice, reati tributari (emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti), il tutto come meglio descritto ai capi di imputazione provvisori A, B, F, G, O dell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal GIP di Forlì, dott.ssa …, in data 9 Luglio 2019 versata in atti. Con il patteggiamento ex art. 127 CGS il consigliere è sanzionato con mesi 5 e giorni 10  per la violazione dell’art. 1 bis comma 1 del CGS vigente all’epoca dei fatti e dell’art. 4 comma 1 del CGS vigente in relazione all’art. 19 dello Statuto Federale, violazioni che integrano i presupposti per l’applicazione del disposto dell’art. 21, commi 2 e 3 delle NOIF, per aver causato il dissesto della Società AC Cesena Spa ponendo in essere operazioni dolose a danno dell’Erario (sistematico mancato versamento di imposte) e atti di bancarotta semplice come meglio descritto ai capi di imputazione

Decisione Collegio di Garanzia dello Sport - C.O.N.I. –  Sezioni Unite: Decisione n. 09/2019 del 1 febbraio 2019

Decisione impugnata: Decisione assunta dalla Corte Federale d'Appello, Sez. Unite, della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), di cui al C.U. n. 043/CFA del 5 novembre 2018, con cui la stessa Corte ha rigettato l'eccezione preliminare, sollevata dalla difesa della società ricorrente, di nullità della decisione del Tribunale Federale per vizio dell'atto di deferimento, ha respinto il ricorso proposto dall'appellante Chievo Verona S.r.l., ritenendo raggiunta la prova dell'avvenuta violazione, da parte del Presidente e degli Amministratori della società, del disposto di cui all'art. 8, commi 1 e 2, CGS, ha riaffermato il proscioglimento del Chievo, quanto al disposto di cui all'art. 8, comma 4, CGS, e ha confermato, infine, a carico della medesima società, a titolo di responsabilità oggettiva per l'operato dei propri dirigenti, la sanzione disposta dal giudice di prime cure in data 13 settembre u.s., consistente nell’ammenda pari ad € 200.000,00 e nella penalizzazione di tre punti in classifica, da scontare nella stagione sportiva in corso.

Parti: A.C. Chievo Verona S.r.l./Federazione Italiana Giuoco Calcio

Massima: Confermata la decisione della CFA che ha sanzionato la società con l’ammenda di € 200.000,00 e la penalizzazione di tre punti in classifica per la violazione di cui agli articoli 1 bis, comma 1, 8, commi 1 e 2, e 4 del CGS, anche in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver sottoscritto le variazioni di tesseramento di una serie di calciatori, indicando in tutte un corrispettivo superiore al reale, nonché per aver contabilizzato, nei bilanci del 2014, 2015, 2016 e 2017 della società Chievo Verona S.r.l., plusvalenze fittizie.

 

DECISIONE C.F.A. – SEZIONI UNITE: DECISIONE N. 043CFA DEL  05/11/2018 (MOTIVI) CON RIFERIMENTO AL COM. UFF. N. 041 CFA DEL  25/10/2018 (DISPOSITIVO)

Decisione Impugnata: Delibera del Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare – Com. Uff. n. 16/TFN del 17.9.2018

Impugnazione Istanza: RICORSO DEL PROCURATORE FEDERALE AVVERSO L’INCONGRUITÀ DELLE SANZIONI INFLITTE AI SIGG.RI C.L., C.P., C.G., C.M., C.A., A.G., M.S. E ALLA SOCIETÀ AC CHIEVO VERONA SRL SEGUITO PROPRI  DEFERIMENTI - NOTE  NN. 1444/670 PF 17-18 GP/GC/BLP  DEL  3.8.2018 – 14003/670 PF  17-18GP/GC/BLP DEL 25.6.2018

Impugnazione Istanza: RICORSO DELLA SOCIETA’ AC CHIEVO VERONA SRL AVVERSO LE SANZIONI: INIBIZIONE PER MESI 3 INFLITTA  AL  SIG.  C.L. ALL’EPOCA  DEI  FATTI  PRESIDENTE  DEL CDA DELLA SOCIETÀ RECLAMANTE PER VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 1 BIS, COMMA 1 E 8, COMMI 1, 2, 4 C.G.S., IN RELAZIONE ALL’ART. 19 STATUTO FEDERALE;  INIBIZIONE PER MESI 1 E 15 GIORNI INFLITTA AL SIG. C.P. ALL’EPOCA DEI FATTI CONSIGLIERE DELLA SOCIETÀ RECLAMANTE PER VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 1 BIS, COMMI  1,  5  E  8, COMMI 1, 2, 4 C.G.S., IN RELAZIONE ALL’ART. 19 STATUTO FEDERALE; 1INIBIZIONE PER MESI 1 E 15 GIORNI INFLITTA AL SIG. C.G. ALL’EPOCA DEI FATTI CONSIGLIERE DELLA SOCIETÀ RECLAMANTE PER VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 1 BIS, COMMI  1,  5  E  8, COMMI 1, 2, 4 C.G.S., IN RELAZIONE ALL’ART. 19 STATUTO FEDERALE; 1INIBIZIONE PER MESI 1 E 15 GIORNI INFLITTA AL SIG. C.M. ALL’EPOCA DEI FATTI CONSIGLIERE DELLA SOCIETÀ RECLAMANTE PER VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 1 BIS, COMMI  1,  5  E  8, COMMI 1, 2, 4 C.G.S., IN RELAZIONE ALL’ART. 19 STATUTO FEDERALE; 1INIBIZIONE PER MESI 1 E 15 GIORNI INFLITTA AL SIG. C.A. ALL’EPOCA DEI FATTI CONSIGLIERE DELLA SOCIETÀ RECLAMANTE PER VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 1 BIS, COMMI  1,  5  E  8, COMMI 1, 2, 4 C.G.S., IN RELAZIONE ALL’ART. 19 STATUTO FEDERALE; PENALIZZAZIONE DI PUNTI 3 IN CLASSIFICA DA SCONTARSI NELLA STAGIONE SPORTIVA IN CORSO E AMMENDA DI € 200.000,00 ALLA SOCIETÀ PER VIOLAZIONE DELL’ART. 4, COMMI 1 E 2 C.G.S.; SEGUITO DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE - NOTE NN. 1444/670PF 17-18 GP/GC/BLP DEL 3.8.2018 – 14003/670PF 17-18 GP/GC/BLP DEL 25.6.2018

Impugnazione Istanza: RICORSO DELLA SOCIETA’ FC CROTONE SRL AVVERSO L’INCONGRUITÀ DELLE SANZIONI INFLITTE ALLA SOCIETÀ AC CHIEVO VERONA SRL SEGUITO DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE - NOTE NN. 1444/670PF  17-18  GP/GC/BLP  DEL  3.8.2018  –  14003/670PF  17-18  GP/GC/BLP  DEL  25.6.2018

Impugnazione Istanza: RICORSO DELLA SOCIETA’ VIRTUS ENTELLA SRL AVVERSO LA DECLARATORIA DI NON DOVERSI A PROCEDERE NEI CONFRONTI DELLA SOCIETÀ AC CESENA SPA PER L’INTERVENUTA REVOCA DELL’AFFILIAZIONE SEGUITO DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE - NOTE NN. 1444/670PF 17- 18 GP/GC/BLP DEL 3.8.2018 – 14003/670PF 17-18 GP/GC/BLP DEL 25.6.2018

Massima: Confermata alla società l’ammenda di € 200.000 e la penalizzazione di 3 (tre) punti da scontare nella stagione sportiva 2018-2019, così come confermata l’inibizione di anni 3 al legale rapp.te della società e quella di anni 1 e giorni 15 agli altri amministratori della società per la violazione degli art. 1 bis, co. 1, 8 commi 1, 2 e 4 C.G.S., anche in relazione all’art. 19 Statuto, per aver alterato, nell’ambito delle variazioni di tesseramento di alcuni giocatori, il reale corrispettivo pattuito - contabilizzando poi nei relativi bilanci e nelle situazioni semestrali plusvalenze fittizie - facendo apparire un patrimonio netto superiore a quello reale al fine di consentire così l’iscrizione al campionato in assenza dei requisiti previsti….Venendo all’esame della prima delle violazioni contestate (art. 8, commi 1 e 2, CGS), occorre rilevare come le società deferite abbiano iscritto nei propri bilanci i corrispettivi dichiarati nei contratti di cessione di diritti de quibus; occorre, altresì, rilevare che l’attuale ordinamento non prevede restrizioni alla libertà delle parti di fissare il prezzo delle proprie transazioni né prezzi imposti  o calmierati. Pur tuttavia, la complessiva gestione dei diritti degli atleti sottoposta all’esame di questo Collegio suscita numerose perplessità ed appare discutibile sotto diversi profili. In tal senso, conformemente a quanto affermato nell’impugnata sentenza, deve rilevarsi che tale gestione appaia senza dubbio contraria ai principi di buona e corretta amministrazione come tutelati dai citati commi 1 e 2 dell’art. 8 CGS. Depongono in tal senso sia i reiterati scambi di diritti tra le medesime società, sia gli elevati importi di tali transazioni per valori di gran lunga superiori a quelli erogati per la cessione di atleti con curriculum ben più ricco, sia il mancato inserimento ed utilizzo nelle proprie squadre degli atleti oggetto di tali così onerosi acquisti. In altri termini, la circostanza che si sia reiteratamente proceduto ad acquistare e vendere diritti non solo per importi particolarmente elevati (soprattutto se paragonati a quelli di atleti di ben diversa caratura) ma altresì per atleti di cui la squadra non si è ma avvalsa, fa ritenere provata senza dubbio una gestione dei bilanci societari non prudente né corretta da parte dei vertici delle società deferite. Una prudente gestione economica, conforme ai citati principi contabili, avrebbe imposto, in primo luogo, l’interruzione di tale prassi; in secondo luogo, la prudenza e la correttezza gestionale avrebbe imposto, una volta preso atto che la squadra non intendeva avvalersi dell’atleta ed, anzi, lo destinava addirittura a squadre dilettantistiche, una svalutazione del valore relativamente appostato in bilancio. Una simile prassi, infatti, non può non comportare una riduzione durevole delle condizioni di utilizzo futuro dell’atleta; infatti, il mancato utilizzo dell’atleta ed anzi la sua destinazione a campionati di livello inferiore non può non inficiarne il valore futuro, rendendolo senza dubbio inferiore a quello di acquisto. Pertanto, preso atto della riduzione durevole delle condizioni di utilizzo futuro  dell’atleta,  la società avrebbe dovuto procedere alla suddetta svalutazione, in conformità a quanto disposto dalla Raccomandazione n. 1 della CO.VI.SOC. in via generale (unitamente alle ipotesi specifiche di abbandono dell’attività agonistica ed infortunio dell’atleta). Deve, dunque, ritenersi raggiunta la prova dell’avvenuta violazione del disposto dell’art. 8, commi 1 e 2, CGS, in ragione della manifesta e reiterata violazione ed elusione delle norme di prudenza e correttezza contabile come indicate non solo dalla tecnica contabile ma anche dai principi di cui alla citata Raccomandazione….In altri termini, agli elementi conoscitivi tratti dai siti specializzati cui ha fatto ricorso la Procura federale costituiscono validi elementi indiziari, atti a corroborare le conclusioni cui è pervenuto l’organo requirente con riferimento alla prospettata violazione dell’art. 8, commi 1 e 2. Difatti, la sproporzione tra i valori di tali transazioni e quelli emergenti dall’analisi dei suddetti siti mostrano ancor più l’imprudenza della gestione economica posta in essere dalle deferite società. Errato sarebbe, peraltro, stabilire sulla base di tali criteri il valore esatto dei diritti ceduti, i quali, in una situazione di libero mercato, non possono che essere quelli stabili dalle parti in un regime di libera contrattazione. In altri termini, se è lecito sanzionare l’imprudenza di una condotta gestionale non corretta e non conforme alle citate regole contabili, non può, invece, sostituirsi una valutazione meramente ipotetica dei valori di cessione degli atleti (quale quella ricavabile dai siti consultati dalla Procura federale) a quella riservata alle parti in una libera contrattazione di mercato; a diverse conclusioni si potrebbe addivenire solo all’esito di una riforma normativa che imponessi valori standard a simili contrattazioni. Conseguentemente, nel caso di specie non è possibile addivenire ad un esatto computo delle plusvalenze conseguenti all’imprudente e scorretta gestione delle suddette transazioni da parte delle citate società e, conseguentemente, non è possibile addivenire ad un’esatta valutazione dei valori di bilancio conseguenti ad una diversa determinazione del prezzo di cessione dei diritti e del relativo valore iscritto a bilancio. In assenza  di tale elemento, non si può  dire raggiunta la prova dell’illecita iscrizione delle squadre deferite ai campionati di appartenenza e, quindi, della violazione dell’art. 8

 

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione pubblicata sul C.U. n. 16/FTN del 17 Settembre 2018

Impugnazione - Istanza: DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: C.L. (all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società AC Chievo Verona        Srl), C.P. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Chievo Verona Srl), C. G. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Chievo Verona Srl), C. M.(all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Chievo Verona Srl), C.A. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Chievo Verona Srl), SOCIETÀACCHIEVOVERONASRL-(notan.1444/670pf17-18GP/GC/blpdel3.8.2018).

Impugnazione - Istanza: DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: A.G. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), M.S. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), SOCIETÀ AC CESENA SPA - (nota n. 14003/670 pf 17-18 GP/GC/blp del 25.6.2018).

Massima: Accolto il deferimento nei confronti del Presidente del Consiglio di Amministrazione e del suo entourage per 1.a) violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 1 bis, comma 1 e dell’art. 8 commi 1, 2 e 4 del Codice di Giustizia Sportiva, anche in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver sottoscritto le variazioni di tesseramento dei calciatori …., indicando in tutte un corrispettivo superiore al reale, allo scopo di commettere le condotte illecite di cui al punto 1.b che segue; 1.b) violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 1 bis, comma 1 e dell’art. 8 commi 1, 2 e 4 del Codice di Giustizia Sportiva, anche in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver contabilizzato nei Bilanci al 30 Giugno 2014, 30 Giugno 2015, 30 Giugno 2016, 30 Giugno 2017 e nelle situazioni semestrali al 31 Dicembre 2014, 31 Dicembre 2015, 31 Dicembre 2016 e 31 Dicembre 2017 della Società AC Chievo Verona Srl plusvalenze fittizie per complessivi € 25.380.000 e immobilizzazioni immateriali di valore superiore al massimo consentito dalle norme che regolano i Bilanci delle Società di capitali per complessivi € 23.850.000, condotte finalizzate a far apparire un Patrimonio Netto superiore a quello realmente esistente alla fine di ciascun esercizio e di ciascun semestre, così da ottenere la Licenza Nazionale e l’iscrizione al campionato di Serie A delle stagioni 2015/2016, 2016/2017 e 2017/2018 in  assenza  dei requisiti previsti dalla normativa Federale…..il Collegio reputa che, unitamente ai dirigenti deferiti ….e …, la Società AC Chievo Verona Srl sia responsabile sia in via diretta che in via oggettiva degli illeciti contestati in relazione all’art.1 bis del CGS, nonchè dell’art. 8, comma 1 CGS con riferimento all’alterazione (rectius alla mancata correzione) dei dati contabili societari, e comma 2 del CGS con riferimento alla mancato osservanza della raccomandazione contabile n. 1 della FIGC. Sotto il profilo sanzionatorio, si ritiene, in ragione del numero dei diritti oggetto di scambio, di sanzionare la Società Chievo con un’ammenda pari ad € 200.000,00, nonché della penalizzazione di punti 3 nella stagione sportiva in corso...Va ribadito anzitutto quanto già ampiamente motivato nella decisione di cui al Com. Uff. 10/TFN-SD del 25 luglio 2018, riformata esclusivamente per ragioni di natura processuale e che si ritiene opportuno riprodurre e fare propria in quanto gran parte delle motivazioni sono ritenute ampiamente condivisibili da questo Collegio. Alla luce degli atti, infatti, appare evidente che le operazioni di scambio di calciatori indicate nel deferimento, unitamente agli altri elementi di fatto  compiutamente  ivi  descritte, evidenziano che i vertici delle due Società hanno posto in essere una sistematica operazione di mercato, non già un’episodica operazione, legata al valore attribuito intuitu personae al particolare ipotetico talento riscontrabile in uno o più giocatori, volta inevitabilmente ad sopravvalutare i dati di bilancio mediante, appunto, il sistema delle ccdd. “plusvalenze”. Se, da un lato puó essere vero che la circostanza che tali operazioni, inserendosi in una contrattazione di libero mercato, non sono ancorate a fattori valutativi normativamente predeterminati, appare altrettanto evidente che, poiché idonei ad influire positivamente su dati di bilancio che, ai sensi di legge, devono essere basati su criteri di veridicità, correttezza e prudenza, l’evidente sopravvalutazione dei calciatori, unitamente alle concrete modalità di utilizzo degli stessi, all’anomalo sostanziale inutilizzo di gran parte degli stessi (che venivano immediatamente trasferiti ad altre Società di serie minore localizzate il più delle volte nell’area geografica coincidente con quella della Società cedente), all’assenza di contratti di natura economica stipulata fra i calciatori e le Società e, soprattutto, l’elevato valore  di compravendita, non comportante, tuttavia, alcun esborso economico, ma solo rilevantissimi effetti finanziari soprattutto se rapportato ai prezzi di cessione di altri giocatori professionistici di ben altra indubbia caratura sia dalla parte del Chievo che dalla parte del Cesena conducono a ritenere raggiunta la prova degli illeciti contestati dalla Procura Federale. Questo Collegio ritiene, tuttavia, non sia possibile aderire ai criteri di quantificazione operati dalla Procura Federale, condividendo sul punto la tesi difensiva dei deferiti scaligeri, secondo la quale difettano uniformi e oggettivi criteri di valutazione dell’effettivo valore del calciatore. Ciò in quanto, come è noto, non vi sono dei parametri certi di riferimento o unanimemente condivisi in ordine all’oggettivo valore dei diritti di cessione di un calciatore in quanto frutto di una  libera  contrattazione   fra  le  parti,  ancorché   nel  caso  di  specie   apparentemente sovrastimati. Nondimeno pur a fronte del legittimo diritto di “scommettere” sul valore di un calciatore al momento del suo acquisto, è però evidente che la corretta condotta degli amministratori impone come altrettanto doveroso procedere alla conseguente svalutazione del valore dello stesso al momento in cui ci si rende conto che il valore oggettivo non può essere quello oggetto della precedente contrattazione. Va rilevato, infatti, che pur a voler ammettere la tesi secondo la quale la condotta degli amministratori e, quindi, delle Società deferite, debbano essere valutate al momento dell’operazione posta in essere (secondo, pertanto, una valutazione dei giocatori effettuata ex ante e non ex post), l’elevato valore ed il fitto scambio di giocatori posto in essere dalla compagine societaria evidenzia una sistematica attività valutativa basata su criteri di rischio legati alla stima effettuata intuitu personae dei giovani calciatori che, qualora si riveli non veritiera o comunque errata, dovrebbe necessariamente condurre, secondo criteri di sana gestione finanziaria, ad un’immediata svalutazione dei valori indicati in bilancio stesso, così come indicato, d’altronde, anche nella raccomandazione contabile FIGC n. 1 e come osservato anche dalla Procura Federale, cosa che non sembra sia stata effettuata nei casi in questione. Va pertanto evidenziato che non  si ritiene raggiunta la prova  del fatto che le operazioni oggetto di deferimento siano state decisive ai fini dell’ottenimento della licenza nazionale per la partecipazione ai campionati di serie A indicati nell’atto di deferimento. Da un lato, infatti, la impossibilità di ritenere, in assenza di ulteriori accertamenti, pienamente validi ed oggettivi quelli utilizzati dalla Procura Federale, dall’altra la contestazione che sembra essere fondata, formulata dai consulenti della Società Chievo in ordine alla sopravvalutazione degli effetti finanziari delle operazioni contestate per effetto del cd. double counting, per il rilevante importo pari a circa 29 milioni di Euro, l’assenza, inoltre, di qualsivoglia accertamento di natura penale in ordine ad eventuali condotte fraudolente degli  odierni  deferiti, accertamento che questo Tribunale non può essere chiamato ad effettuare neanche in via incidentale (anche in ragione della difficoltà oggettive di qualificare quali truffaldine ovvero integranti il reato di falso le condotte  poste  in essere dagli odierni deferiti senza l’espletamento delle necessarie attività tipizzate previste dalla disciplina penale), impone a questo Collegio di ritenere non provata la violazione di cui all’art. 18, comma 4 del CGS pure contestata dalla Procura Federale. D’altronde è opportuno rilevare che la stessa Procura Federale, a pag.28 del proprio atto di deferimento,  afferma  chiaramente  che  gli  effetti  distorsivi  prodotti  dagli  atti  contestati avrebbero avuto effetto anche con riferimento all’ottenimento della licenza nazionale relativa all’odierna stagione sportiva; orbene al riguardo non sembra che la Co.Vi.So.C., pur se a conoscenza del procedimento in questione, essendo chiaramente ben noto in ragione anche della ampia eco giornalistica ricevuta, ha inteso effettuare accertamenti o contestare alcunché alla Società deferita. Pertanto il Collegio ritiene che la condotta di tutti degli odierni deferiti sia stata caratterizzata da estrema superficialità, tale da integrare gli estremi dell’illecito disciplinare, quantomeno sotto il profilo colposo, per non aver posto in essere le dovute prudenziali correzioni ai dati contabili societari, anche in ragione del fatto che la contabilizzazione delle  plusvalenze sembra essere un fenomeno alquanto diffuso ed utilizzato da diverse Società calcistiche. In tale ottica, in presenza dei sopracitati elementi ed in assenza di elementi correttivi dei dati di bilancio una volta non verificatesi le condizioni per le quali si è ritenuto di “scommettere” su giovani talenti, si ritiene pienamente sussistente la condotta contestata a tutti i deferiti nelle rispettive qualità di Presidente del Chievo e Consiglieri di Amministrazione delle due Società deferite. In particolare, quanto ai consiglieri con deleghe limitate o senza deleghe, va rilevato come essi nelle loro qualità hanno comunque proceduto ad approvare i bilanci negli anni contestati, in presenza della specifica norma civilistica (art. 2475 c.c.) che intesta alla specifica competenza dei consiglieri di amministrazione l’approvazione dei bilanci, dalla quale non possono che derivare le conseguenti e correlate responsabilità.

DECISIONE C.F.A. – SEZIONI UNITE: DECISIONE N. 024 CFA DEL  27/08/2018 (MOTIVI) CON RIFERIMENTO AL COM. UFF. N. 007/CFA DEL 1 AGOSTO 2018

Decisione Impugnata: Delibera del Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare - Com. Uff. n. 4/TFN del 12.7.2018

Impugnazione Istanza: RICORSO DEL PROCURATORE FEDERALE AVVERSO IL PROSCIOGLIMENTO DEI SIGG.RI S. M., G. R., P.L., S.G., DELLE SOCIETÀ AC PERUGIA CALCIO  SRL  E  ATALANTA  BERGAMASCA  CALCIO  SPA  SEGUITO  PROPRIO  DEFERIMENTO  -  NOTA N. 13057/571 PF 17-18 GP/GC/BLP DEL 7.6.2018 ()

Massima: Confermata la decisione del TFN che - in mancanza di prove da parte della Procura Federale in grado di fornire un criterio valido e incontestabile su cui fondare le regole di mercato in ordine alla valutazione dei giocatori - ha prosciolto i deferiti e le società ed in particolare il Presidente della società A.C. Perugia calcio s.r.l., nonché amministratore delegato della stessa all’epoca dei fatti: per la violazione dell’art. 1 bis, comma 1, CGS, che prevede che “Le   società,   i   dirigenti,   gli   atleti,   i   tecnici,   gli   ufficiali   di   gara   e   ogni   altro   soggetto che   svolge   attività   di   carattere   agonistico,   tecnico,   organizzativo,   decisionale   o   comunque    rilevante    per    l’ordinamento    federale,    sono    tenuti    all’osservanza     delle     norme  e degli atti federali e devono comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva”, nonché dell’art. 8, comma 2, CGS, secondo cui “Costituiscono altresì illecito amministrativo i comportamenti comunque diretti a eludere la normativa federale in materia gestionale ed economica, nonché la mancata esecuzione delle decisioni degli organi federali competenti in materia”, per avere sottoscritto in data 12.1.2017 il contratto di cessione del calciatore … con la società Atalanta Bergamasca Calcio S.p.a indicando il valore fittizio di cessione di euro 200.000,00, valore ritenuto di gran lunga inferiore al reale valore  del calciatore, determinando quindi un danno economico alla società A.C.F. Fiorentina S.p.a. con la quale il Perugia, in sede di acquisizione del calciatore stesso, aveva sottoscritto un accordo che prevedeva la corresponsione di una somma pari al 50% del valore di una successiva eventuale rivendita del calciatore; per la violazione dell’art. 1 bis, comma 1, C.G.S., e dell’art. 8, commi 1 e 2, C.G.S. per non essersi opposto a che venissero apposte nelle scritture contabili e nelle comunicazioni sociali destinate ai soci e al pubblico della società A.C. Perugia Calcio S.r.l. i valori di cessione dei predetti due calciatori, valori ritenuti, come detto, non veritieri, e più in particolare, la cessione del calciatore …. al prezzo di 200.000,00 in luogo di quello ragionevolmente e prudenzialmente individuabile sulla base degli elementi acquisiti in atti in 500.000,00, nonché la cessione del calciatore A. S. al prezzo di euro 1.000.000,00 in luogo di quello ragionevolmente e prudenzialmente individuabile, sempre sulla base degli elementi acquisiti in atti, in euro 100.000,00…. il Collegio è tenuto, come detto, a verificare se gli elementi di prova raccolti consentano di ritenere integrata, secondo lo standard probatorio indicato, la fattispecie di cui all’art. 1 bis, comma 1, C.G.S, e la fattispecie di cui all’ art. 8, comma 2, C.G.S (nonché i profili di responsabilità oggettiva prevista per le due società sportive ai sensi dell’art. 4, comma 1, C.G.S) ai fini dell’affermazione  della  sussistenza  delle  violazioni  per  le  quali  i  deferiti  sono  stati  prosciolti  dal Tribunale Federale Nazionale. Orbene, questa Corte ritiene che, complessivamente valutato il materiale probatorio ritualmente acquisito al presente procedimento, non sussista quel ragionevole grado di certezza in ordine alla commissione dei predetti illeciti e che, dunque, non sussista, con riferimento alle contestate violazioni, quel livello probatorio che, seppur inferiore al grado che esclude ogni ragionevole dubbio è comunque superiore alla semplice valutazione della probabilità. In tale prospettiva, l’assunto accusatorio, pur validamente progettato sotto il profilo concettuale, difetta di  elementi  oggettivi e  gli  elementi sui quali la ricorrente ha fondato  le proprie  censurare avverso la pronuncia di primo grado, non sono idonei a fornire criteri imparziali ed oggettivi su cui fondare, quantomento, per quanto qui interessa, nel caso di specie, la valutazione di mercato dei calciatori. Del resto, posto che già nella relazione d’indagine della Procura federale si da atto che le cessioni dei due calciatori di cui trattasi non costituiscono una consecutio, ma due autonome operazioni di mercato, si ritiene non sussistano – quanto alle specifiche valutazioni di mercato – elementi idonei e sufficienti, tantomeno di natura oggettiva o documentale, sui quali fondare un giudizio di colpevolezza in ordine alla non congruità della valutazione degli stessi predetti calciatori, né, tantomento,  in relazione alla funzione elusiva della valutazione medesima.

 

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione pubblicata sul C.U. n. 10/FTN del 25 luglio 2018

Impugnazione - Istanza: DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: - C.L. (all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società AC Chievo Verona Srl), C.P. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Chievo Verona Srl), C.G. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Chievo Verona Srl), C.M.(all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Chievo Verona Srl), C.A. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Chievo Verona Srl), L.G. (all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società AC Cesena Spa), P.G. (all’epoca dei fatti Vice Presidente della Società   AC Cesena Spa), U.MA. (all’epoca dei fatti Vice Presidente della Società AC Cesena  Spa), V.M. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), C.W.(all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), D.C. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), G.M. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), M.C. (all’epoca dei  fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), S.A.(all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), A.G. (all’epoca dei fatti Consigliere della  Società AC Cesena Spa), C.R. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC  Cesena Spa), M.S. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa),C.G. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), D. R. (all’epoca dei fatti Consigliere della Società AC Cesena Spa), V.G. (all’epoca dei fatti Direttore Generale tesserato per la Società AC Cesena Spa), SOCIETÀ AC CESENA SPA e AC CHIEVO VERONA SRL - (nota n. 14003/670 pf 17-18 GP/GC/blp  del 25.6.2018).

Massima: La Società AC Cesena Spa è sanzionata con la penalizzazione di punti 15 (quindici) in classifica, da scontare nella stagione sportiva in corso 2018/2019, nel caso in cui la Società dovesse risultare iscritta a qualsivoglia campionato organizzato dalla FIGC a titolo di responsabilità diretta ed oggettiva per le condotte postese in essere dal proprio legale rapp.te, direttore generale, vice presidente e consiglieri, violazioni consistenti sinteticamente nell’effettuare PLUSVALENZE: a) violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 1 bis, comma 1 e dell’art. 8 commi 1, 2 e 4 del Codice di Giustizia Sportiva, anche in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver sottoscritto le variazioni di tesseramento dei calciatori …., indicando in tutte un corrispettivo superiore al reale, allo scopo di commettere le condotte illecite di cui al punto b che segue; b) violazione dell’obbligo di osservanza delle norme federali nonché dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 1 bis, comma 1 e dell’art. 8 commi 1, 2 e 4 del Codice di Giustizia Sportiva, anche in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver contabilizzato nei Bilanci al 30 Giugno 2014, 30 Giugno 2015, 30 Giugno 2016, 30 Giugno 2017 e nelle situazioni semestrali al 31 Dicembre 2014, 31 Dicembre 2015, 31 Dicembre 2016 e 31 Dicembre 2017 della Società AC Cesena Spa plusvalenze fittizie per complessivi € 25.800.000 e immobilizzazioni immateriali di valore superiore al massimo consentito dalle norme che regolano i Bilanci delle Società di capitali per complessivi € 27.330.000, condotte finalizzate a far apparire un Patrimonio Netto superiore a quello realmente esistente alla fine di ciascun esercizio e di ciascun semestre, così da ottenere la Licenza Nazionale e l’iscrizione al campionato di Serie B delle stagioni 2015/2016, 2016/2017 e 2017/2018 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale..appare evidente che  le  operazioni  di  scambio  di  calciatori  indicate  nel  deferimento,  unitamente  agli  altri elementi di fatto compiutamente descritte nell’atto di deferimento, evidenziano che i vertici societari hanno posto in essere una sistematica operazione, non già un’episodica operazione, di mercato legata al valore attribuito intuitu personae al particolare ipotetico talento riscontrabile in uno o più giocatori, volta inevitabilmente ad sopravvalutare i dati di bilancio mediante, appunto, il sistema delle ccdd. “plusvalenze”. Se, da un lato puó essere vero che la circostanza che tali operazioni, inserendosi in una contrattazione di libero mercato, non è ancorata a fattori valutativi normativamente predeterminati, appare altrettanto evidente che, poiché idonei ad influire positivamente su dati di bilancio che, ai sensi di legge, devono essere basati su criteri di veridicità, correttezza e prudenza, l’evidente sopravvalutazione dei calciatori, unitamente alle concrete modalità di utilizzo degli stessi, all’anomalo sostanziale inutilizzo di gran parte degli stessi che venivano immediatamente trasferiti ad altre Società di serie minore localizzate il più delle volte nell’area geografica coincidente con quella della Società cedente, all’assenza di contratti di natura economica stipulata fra i calciatori e le Società e, soprattutto, l’elevato valore  di compravendita, non comportante, tuttavia, alcun esborso economico, ma solo rilevantissimi effetti finanziari soprattutto se rapportato ai prezzi di cessione di altri giocatori professionistici di ben altra indubbia caratura (vedasi il caso Ciano ed il caso Ragusa descritti nell’atto di deferimento) conducono a ritenere raggiunta la prova degli illeciti contestati dalla Procura Federale…. Ad ogni modo, pur a voler ammettere la tesi secondo la quale la condotta degli amministratori e, quindi, della Società deferita, debba essere valutata al momento dell’operazione posta in essere (secondo, pertanto, una valutazione dei giocatori effettuata ex ante e non ex post), l’elevato valore ed il fitto scambio di giocatori posto in essere dalla compagine societaria evidenzia una sistematica attività valutativa basata su criteri di rischio legati alla stima effettuata intuitu personae dei giovani calciatori che, qualora si riveli non veritiera, dovrebbe necessariamente condurre, secondo criteri di sana gestione finanziaria, ad un’immediata svalutazione dei valori indicati in bilancio stesso, così come indicato, d’altronde, anche nella raccomandazione contabile FIGC n. 1 e come osservato anche dalla Procura Federale, cosa che non sembra sia stata effettuata nei casi in questione. D’altronde, proprio la decisione della Corte di Cassazione citata dalla difesa del Cesena ha valorizzato tale principio annullando la pronuncia del GUP che non aveva tenuto conto delle ipotesi accusatorie che ponevano in evidenza la circostanza che gli imputati non avessero proceduto a svalutare prudenzialmente alcune voci iscritte fra le immobilizzazioni materiali rappresentando una situazione di bilancio non corretta (vedasi argomentazioni in fatto Cass. Pen. Sez. V, 7 Febbraio 2018, n. 5819). Va, infine, sottolineato che la responsabilità diretta della Società può essere desunta anche dal comportamento del Presidente L., il quale ha aderito all’applicazione delle sanzioni concordate ex art. 23 del CGS FIGC. La valutazione della responsabilità della compagine societaria, infatti, non può che essere correlata e coincidente all’accertamento dei fatti, delle condotte e delle correlate responsabilità poste in essere dai propri vertici societari e dai propri tesserati. Se è vero che, conformemente a quanto disposto con riferimento all’istituto del patteggiamento previsto dall’art. 444 c.p.p., di cui è logica derivazione, l’applicazione delle sanzioni ex art. 23 CGS FIGC non può equivalere a sentenza di condanna, è anche vero che tale istituto implica un’ammissione di responsabilità dalla quale difficilmente può prescindersi. Al riguardo, proprio con riferimento al parallelo istituto penalistico del patteggiamento, la suprema corte ha avuto modo di sottolineare che “……Secondo l’orientamento costante della giurisprudenza di legittimità, la sentenza penale di applicazione della pena ai sensi degli artt. 444 e 445 c.p.p. – pur non implicando un accertamento capace di fare stato nel giudizio civile – contiene pur sempre una ipotesi di responsabilità di cui il giudice di merito non può escludere il rilievo senza adeguatamente motivare (Cass. 18/04/2013, n. 9456; Cass. ord., 6/12/2011, n. 26263; Cass. 19/11/2007, n. 23906; Cass. Sez. Un. 31/07/2006, n. 17289; v. anche di recente, Cass. 29/02/2016, n. 3980, secondo cui la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p., pur non configurando una sentenza di condanna, presuppone comunque una ammissione di colpevolezza, sicché esonera la controparte dall’onere della prova e costituisce un importante elemento di prova per il giudice di merito, il quale, ove intenda discostarsene, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità,  ed  il  giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione)…..” (Cass. Civ., Sez, III, 2 Febbraio 2017, n. 2695). In tale ottica, in presenza dei sopracitati elementi ed in assenza di elementi correttivi dei dati di bilancio una volta non verificatesi le condizioni per le quali si è ritenuto di “scommettere” su giovani talenti, si ritiene pienamente sussistente anche la condotta  contestata  ad  … e … che, nelle loro qualità di consiglieri della Società AC Cesena hanno proceduto ad approvare i bilanci negli anni contestati, in presenza della  specifica norma civilistica (art. 2475 c.c.) che intesta alla specifica competenza dei consiglieri di amministrazione l’approvazione dei bilanci, dalla quale non possono che derivare le conseguenti e correlate responsabilità In conclusione il Collegio reputa che la Società AC Cesena Spa sia responsabile sia in via diretta che in via oggettiva degli illeciti contestati. Sotto il profilo sanzionatorio si ritiene di aderire alla richiesta formulata dalla Procura Federale di penalizzazione di 15 punti. L’art. 18, comma  1, lett. G) del CGS, tuttavia, con riferimento alla sanzione dei punti di penalizzazione in classifica prevede espressamente che la stessa, solo qualora si appalesi inefficace nella stagione sportiva in corso, può essere fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva successiva. Dovendosi individuare la stagione sportiva in corso in quella 1° luglio 2018 / 30 Giugno 2019 (posto che, sia la formalizzazione delle richieste sanzionatorie della Procura Federale, che la conseguente decisione, sono adottate nella stagione sportiva 2018/2019), la infliggenda penalizzazione sul punteggio non potrà che scontarsi in tale stagione sportiva.

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione pubblicata sul C.U. n. 4/FTN del 12 luglio 2018

Impugnazione - Istanza: DEFERIMENTO    DEL   PROCURATORE    FEDERALE   A   CARICO    DI:   S.M. (Presidente della Società AC Perugia Calcio Srl), G.R. (all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica della Società AC Perugia Calcio Srl),  PL. (Presidente della Società Atalanta Bergamasca Calcio Spa), S.G. (all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica della Società Atalanta Bergamasca Calcio Spa), SOCIETÀ AC PERUGIA CALCIO SRL E ATALANTA BERGAMASCA  CALCIO SPA  - (nota n. 13057/571pf17- 18GP/GC/blp  del 07.06.2018).

Massima: Tutti i deferiti sono stati prosciolti in ordine alle relativi contestata violazione che riguardano la violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del CGS, e dell’art. 8, comma 2, del CGS, ovvero la cessione di calciatori ad un valore fittizio…L'attento esame dei parametri valutativi addotti da Procura Federale e difesa induce quindi a optare, in linea generale, per una conclusione motiva alquanto dubitativa che non consente di pervenire a un complessivo giudizio puntuale e inequivocabile, considerata la dubbia collocazione degli elementi pecuniari che lasciano ampio spazio a criteri empirici e soggettivi riferiti a plurime considerazioni di età, di ingaggio, di curricula sportivi e di quant'altro possa far parte di un parametro da negoziare ai fini della compravendita. Il Tribunale reputa dunque possibile che la valutazione di un giovane portiere a stipendio minimo, possa essere valutata in esubero rispetto a un criterio più prudenziale; così come un difensore infortunato possa essere penalizzato nel suo valore di trasferimento.

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Comunicato Ufficiale n.031/TFN del 08 Novembre 2016 - www.figc.it

Impugnazione Istanza: (59) – DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: G.S. (all’epoca dei fatti Amministratore Delegato della Società Calcio Padova Spa), M.C. (all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Calcio Padova Spa), D.P. (all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Calcio Padova Spa), I.C. (all'epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società AC Cesena Spa), B.S. (all’epoca dei fatti consulente amministrativo della Società Ascoli Calcio 1898 Spa), B.R. (all’epoca dei fatti Amministratore Unico della Società Ascoli Calcio 1898 Spa), M.M. (all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società AC Siena Spa), C.D. (all’epoca dei fatti Amministratore Delegato della Società Vicenza Calcio Spa), C.T. (all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Vicenza Calcio Spa), F.L.(all’epoca dei fatti Direttore Generale della Società Novara Calcio Spa), D.S.M. (all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Novara Calcio Spa), L.P. (all’epoca dei fatti Amministratore Delegato e Direttore Sportivo della Società Parma FC Spa), le Società AC CESENA Spa, VICENZA CALCIO Spa, NOVARA CALCIO Spa e BRESCIA CALCIO Spa - (nota n. 2587/638 pf15-16 GP/sds del 14.9.2016).

Impugnazione Istanza: (33) – DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: I.C. (all'epoca dei fatti Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società AC Cesena Spa), L.M. (all'epoca dei fatti vice Presidente del Consiglio di Amministrazione e Direttore Generale della Società AC Cesena Spa), Società AC CESENA Spa - (nota n. 969/642 pf15-16 SP/gb del 20.7.2016).

Massima: A seguito di patteggiamento il Direttore Generale della Società Novara è sanzionato con l’ammenda di euro 10.000,00 per la violazione dell’art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all'epoca dei fatti oggetto di contestazione) e dell’art. 8 commi 1 e 2 del vigente Codice di Giustizia Sportiva in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver sottoscritto e depositato presso la competente Lega le variazioni di tesseramento dei calciatori – omissis -, in data 30 agosto 2013 indicando in tutte un corrispettivo abnorme e strumentale allo scopo di occultare le reali perdite dell’esercizio 2013 della Società Novara. Il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Novara Calcio Spa è sanzionato con l’ammenda di euro 10.000,00 per la violazione dell'art. 1 bis, comma 1, del vigente Codice di Giustizia Sportiva (art. 1, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva vigente all'epoca dei fatti oggetto di contestazione) e dell’art. 8 commi 1 e 2 del vigente Codice di Giustizia Sportiva in relazione all'art. 19 dello Statuto Federale, per aver contabilizzato nel Bilancio al 31 dicembre 2013 della Società Novara Calcio Spa una plusvalenza fittizia di € 1.150.000 in relazione alla cessione alla Società Parma FC Spa del diritto pluriennale alle prestazioni del calciatore – omissis - nonché per avere contabilizzato il diritto pluriennale alle prestazioni del calciatore – omissis - ad un valore abnorme che andava svalutato di € 1.013.832 secondo i principi che regolano la formazione dei Bilanci delle Società di capitali, condotte finalizzate ad occultare le reali perdite dell’esercizio 2013 e a rinviare gli interventi di ricapitalizzazione dei soci. La società è sanzionata con l’ammenda di euro 20.000,00. A seguito di patteggiamento la Società AC Cesena Spa, è sanzionata con l’ammenda di euro 80.000,00 per le violazioni ascritte al proprio legale rapp.te. La Procura Federale ha allegato alla ipotesi di accordo, una dichiarazione del Procuratore Federale del 3.11.2016, che si riporta integralmente: “Il Procuratore Federale, considerata: - l'eccezionalità della situazione creatasi in capo alla Società AC Cesena Spa che risulta essere parte lesa dai comportamenti illeciti ascritti ai suoi legali rappresentanti protempore – omissis - e – omissis -, con particolare riferimento alle condotte oggetto dei procedimenti disciplinari  – omissis -pf 15-16, nonché dei procedimenti penali R.G.N.R. n. – omissis - Procura della Repubblica di Forlì; - la natura delle condotte ascritte ai Sig.ri – omissis - e – omissis -, i quali hanno sottratto ingenti somme dalle casse della Società amministrata; - la notevole entità delle somme di denaro erogate dalla nuova compagine societaria, e segnatamente dal Sig. – omissis -, a favore della AC Cesena Spa al fine di evitarne la decozione e consentirne la prosecuzione dell'attività sportiva; - l’impatto sulle casse sociali della AC Cesena Spa delle sanzioni già in precedenza irrogate dal TFN sempre a fronte di condotte illecite ascritte alla gestione attuata dal Sig. – omissis -

 

Decisione C.G.F. - Sezioni Unite: Comunicato ufficiale n. 110/CGF del 02 Gennaio 2011 n.7 e con motivazioni pubblicate sul Comunicato ufficiale n. 158/CGF del 19 Gennaio 2011 n. 7 e su www.figc.it

Decisone impugnata: Delibera della Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n. 26/CDN del 3.11.2010

Impugnazione – istanza:  7) Ricorso procuratore federale avverso il proscioglimento della società Ascoli Calcio 1898 S.P.A. e dei sigg.ri B.R., amministratore unico e l.r.p.t. Ascoli Calcio 1898 S.P.A. e C.M., consulente amministrativo e l.r.p.t. Ascoli Calcio 1898 S.p.A., a seguito di proprio deferimento - nota n. 2117/103pf10-11/sp/blp del 14.10.2010 – dalla violazione di cui all'art. 10, comma 3, CGS, in relazione al titolo i) paragrafo ii) lettera c) punto 1 del cu n. 117/a del 25.5.10 –

Massima: L’amministratore unico della società ed il consulente amministrativo della stessa sono sanzionati con l’inibizione per mesi 2 ciascuno per la violazione di cui all’art. 10, comma 3 C.G.S. in relazione al Titolo I paragrafo II lett. c) punto 1 del Com. Uff. 117/A del 25.5.2010 per non aver provveduto entro il termine del 6.7.2010 al disposto dell’art. 2447 c.c. La società è sanzionata con la penalizzazione di punti 1 in classifica. Il caso di specie: La Commissione giudicante ha posto a fondamento della decisione di proscioglimento dei soggetti deferiti le seguenti testuali motivazioni: "Per quanto riguarda, invece, la contestazione che la società non abbia superato, entro il termine del 6.7.2010, quanto previsto dall'art. 2447 c.c. - a proposito del caso di riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale - bisogna rilevare che la società aveva effettivamente inviato tempestivamente alla CO.VI.SO.C. la comunicazione dell'avvenuto superamento della citata situazione prevista dall'art. 2447 c.c. e che le successive osservazioni svolte dalla CO.VI.SO.C. sono state superate dalla attestazione delle società di consulenza che, ad integrazione e chiarimento di quanto comunicato per iscritto il 5.7.2010, con ulteriore relazione, datata 9.7.2010, ha certificato l'avvenuto superamento degli adempimenti previsti dal codice civile già entro il termine ultimo del 6 luglio; su tale base, infatti, il Consiglio Federale F.I.G.C. ha poi potuto accogliere il ricorso della società accordando la necessaria licenza nazionale per l'iscrizione al campionato di Serie B”. La richiamata decisione appare censurabile, e, quindi, meritevole di modifica, per quanto attiene alla valenza ed alla interpretazione della lettera della società di revisione del 5.7.2010 in relazione alla successiva specificazione fornita dalla medesima società in data 9.7.2010 a seguito dell’esclusione della società dal Campionato professionistico ed alla lettera di richiesta di chiarimenti della CO.VI.SO.C. datata 7.7.2010. Dalla lettura letterale della richiamata nota del 5.7.2010 si evince chiaramente che la società di consulenza nel comunicare gli elementi richiesti non aveva provveduto ad effettuare alcun esame della posizione economico-finanziaria della società tanto è vero che si sentiva in dovere di precisare “che la situazione contabile non è stata comunque oggetto di nostre specifiche verifiche”. Ciò trova ulteriore conferma nella successiva lettera del 9.7.2010 nella quale la medesima società di revisione specificava che tale missiva veniva inviata ad “integrazione e a chiarimento della precedente lettera del 5.7.2010” comunicando, nel contempo, gli elementi contabili certi che dovevano essere trasmessi entro il giorno 6.7.2010. Ne discende, inequivocabilmente, che – alla scadenza del termine perentorio del 6.7.2010 fissato dalla normativa federale - la società. non aveva inviato alla CO.VI.SO.C. la comunicazione dell'avvenuto superamento della situazione prevista dall'art. 2447 c.c. (e risultante dalla situazione alla data del 31.12.2009) e, di conseguenza, a quella data non era in possesso di uno dei requisiti necessari ai fini dell'ammissione al campionato professionistico di competenza. Soltanto dopo il perfezionamento della violazione disciplinare, di carattere formale e pertanto definitivamente consumatasi alla scadenza del termine perentorio del 6 luglio, la società ha finalmente fornito elementi integrativi e, a suo dire, risolutivi per ritenere superata la situazione prevista dall'art. 2447 c.c. Invero, risulta per tabulas, da un lato, che con la dichiarazione del 5.7.2010 la società non ha compiutamente adempiuto all'obbligo stabilito dalla normativa federale di attestare l'avvenuto superamento della situazione prevista dall'art. 2447 c.c., dall'altro che l'ulteriore comunicazione del 9.7.2010, ricevuta dalla CO.VI.SO.C. il 10.7.2010, è palesemente tardiva e quindi irrilevante ai fini del perfezionamento della violazione disciplinare contestata con il deferimento de quo. La irrilevanza della nota del 9.7.2010 ai fini del perfezionamento della violazione disciplinare è confermata dagli atti richiamati in detta nota, e sul cui esame la società di consulenza dichiara di fondare le proprie conclusioni in ordine all'avvenuto superamento della situazione prevista dall'art. 2447 c.c. Tra tali atti figura la "relazione del 9.7.2010 del Collegio Sindacale", atto successivo rispetto alla scadenza del termine del 6.7.2010 di perfezionamento della violazione disciplinare. La posteriorità dell'atto dimostra, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, che la nota del 9.7.2010, fuori dal configurare mera interpretazione (o chiarimento) di quella in data 5.7.2010 (così come erroneamente affermato dalla Commissione Disciplinare Nazionale), racchiude una nuova valutazione compiuta dalla società di revisione dopo la scadenza del termine del 6.7.2010.

 

Decisione C.G.F. – Sezioni Unite: Comunicato ufficiale n. 5/CGF del 13 Luglio 2010 n.1-2-3 e con motivazioni pubblicate sul Comunicato ufficiale n. 063/CGF del 29 Settembre 2010 e su www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera della Commissione Disciplinare Nazionale – Com. Uff. n. 91/CDN del 09.06.2010) Impugnazione – istanza:  1) Ricorso sig. M.Z. (presidente del C.d.A. della soc. U.S. Città di Palermo S.p.A.) avverso la sanzione dell’inibizione di 6 mesi inflittagli seguito deferimento del Procuratore Federale per violazione dell’art. 1, comma 1, del C.G.S. e delle disposizioni di cui all’art. 7, comma 1, del C.G.S. previgente, trasfuso nell’art. 8,); 2) Ricorso sig. R.F. (già direttore sportivo della soc. U.S. Città di Palermo S.p.A.) avverso la sanzione dell’inibizione di 3 mesi inflittagli seguito deferimento del Procuratore Federale per violazione dell’art. 1, comma 1, del C.G.S. (nota n. 7091/1008pf07- 08/sp/blp del 26.4.2010); 3) Ricorso Ternana Calcio avverso le sanzioni:- inibizione per mesi 6 al sig. F.L.;- inibizione per mesi 6 al sig. D.S.;- ammenda di € 20.000,00 alla Ternana Calcio, inflitte a seguito dideferimento della Procura Federale per violazione dell’art. 1, comma 1, del C.G.S. e delle disposizioni di cui all’art. 7, comma 3, del C.G.S. previgente, trasfuso nell’art. 8, comma 4, del vigente C.G.S. e dell’art. 2, comma 4, del previgente C.G.S., trasfuso nell’art. 4, comma 1, del vigente C.G.S., (nota n. 7091/1008pf07-08/sp/blp del 26.4.2010)

Massima: Il presidente della società non risponde di doping amministrativo di cui alla violazione dell’art. 1, comma 1, C.G.S. e delle disposizioni di cui all’art. 7, comma 1, C.G.S. previgente, trasfuso nell’art. 8, comma 1, del vigente C.G.S. allorquando nel bilancio 30 giugno 2003 e nei successivi bilanci, la società ha correttamente svalutato i diritti pluriennali dei calciatori in aderenza al c.d. decreto “spalma debiti” (Legge 27/2003), ciò risulta dall’esame degli atti, infatti la società ha correttamente svalutato i diritti citati sulla base della perizia opportunamente redatta come previsto dalla legge 27/2003. La perizia appare essere congrua nella asserzione del valore del calciatore, discostandosi con un margine insignificante dalla valutazione economica ritenuta congrua dalla Procura Federale. Sussiste, invece il doping amministrativo nel caso in cui la valutazione del calciatore è assolutamente abnorme - indipendentemente dall’estraneità degli incolpati alla realizzazione della plusvalenza, poiché lo stesso consiste a unicamente nella mancata svalutazione del calciatore nei successivi esercizi presi in riferimento. Non si tratta in buona sostanza di una valutazione di ufficio abnorme di un calciatore, anche se l’impiego e gli ingaggi non trovano nessuna corrispondenza con la cifra indicata, bensì nel fatto che i principi contabili nazionali in tema di redazione del bilancio delle società prevedono che, in caso di svalutazione durevole dell’immobilizzazione la società debba senza indugio provvedere a svalutare le poste del bilancio il cui valore risulta durevolmente inferiore al valore corrente. Sebbene la difesa ha sostenuto che tale svalutazione è discrezionale e che tale mancata svalutazione non ha avuto effetti sulle fattispecie previste dagli artt. 2446 e 2447 del codice civile - e nemmeno per l’iscrizione ai campionati di calcio - la Corte ritiene, come citato sopra, che costituisca obbligo per le società la svalutazione in presenza di perdite durevoli, come stabilito dal principio discendente dall’art. 35 parag. 1 lett. e) della quarta direttiva comunitaria (in tema di redazione di bilanci delle società e dell’art. 2426, c. 1, p 2 e seguenti c.c.).

 

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 91/CDN  del 09 Giugno 2010 n. 1  - www.figc.it Impugnazione - istanza:  (290) – Deferimento della Procura Federale a carico di: M.C. (Presidente del C.d.A. della Soc. Cagliari Calcio SpA), M.Z.(Presidente del C.d.A. della Soc. US Città di Palermo SpA), R.F. (già Direttore Sportivo della Soc. US Città di Palermo SpA), G.L.(già Amministratore Delegato della Soc. Ternana Calcio SpA), L.A. (già Presidente del C.d.A. della Soc. Ternana Calcio SpA), L.F. (già Presidente del C.d.A. della Soc. Ternana Calcio SpA), S.D. (Amministratore Unico della Soc. Ternana Calcio SpA) e della società Ternana Calcio SpA (nota n. 7091/1008pf07-08/SP/blp del 26.4.2010).

Massima: Il presidente della società risponde della violazione dei principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, del C.G.S. e dalle disposizioni di cui all’art. 7, comma 1, del C.G.S. previgente, trasfuso nell’art. 8, comma 1, del vigente C.G.S., per aver posto in essere la condotta consistente nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 nonché nella situazione infrannuale al 31 marzo 2004 di plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili nonché le condotte consistenti nella mancata svalutazione nel bilancio al 30 giugno 2004 e nella situazione infrannuale al 31 marzo 2004 delle poste attive contabilizzate al momento dell’acquisizione dei diritti alle prestazioni dei calciatori, condotte connesse fra di loro e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti. Consegue la sanzione per mesi 6 di inibizione. Massima: La società è sanzionata con l’ammenda per Euro 20.000,00 per il c.d. doping amministrativo. Infatti, l’abnorme valutazione dei diritti dei calciatori ha consentito alla società di iscrivere nel Bilancio al 30 giugno 2004 una plusvalenza fittizia. Inoltre la società, nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 e nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2004 ha omesso di svalutare la posta attiva relativa ai diritti di due calciatori (posta risultante da contrattazioni incrociate finalizzate alla costituzione di plusvalenze e valori attivi immateriali fittizi) ed ha proceduto all’ammortamento dei medesimi diritti pur in presenza di ulteriori palesi indicatori dell’esistenza di perdite durevoli di valore rilevabili alla data di redazione dei predetti documenti contabili. Infatti il valore d’uso del diritto era inferiore al valore massimo di mercato in virtù dell’inesistenza di flussi di cassa attesi atti a coprire almeno le quote di ammortamento del diritto. Tale condotta ha ulteriormente avuto l’effetto di comunicare alla Co.Vi.So.C dati non veridici . La società ha infine omesso di svalutare il diritto di altro calciatore, riacquistato l’11 luglio 2003, nel bilancio al 30 giugno 2004 e nei successivi fino al 30 giugno 2008 nonché nelle situazioni infrannuali trasmesse alla Co.Vi.So.C per l’iscrizione ai Campionati, riducendo così le effettive perdite di ogni esercizio. Tali violazioni regolamentari sono ascrivibili ai diversi amministratori che si sono succeduti nel tempo alla guida della società.

 

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 105/CDN  del 22 Giugno 2009  n. 1 - www.figc.it

Impugnazione – istanza:  (127) – Deferimento del Procuratore Federale a carico di: S.T. (Presidente del Consiglio di Amministrazione della Soc. AC Parma SpA in Amministrazione Straordinaria) e L.B. (Amministratore Delegato della Soc. AC Parma SpA in Amministrazione Straordinaria) (nota n. 7424/686pf07- 08/SP/blp del 15.5.2009).

Massima: Il Presidente del Consiglio di Amministrazione della società in Amministrazione Straordinaria all’epoca dei fatti, risponde della violazione dei principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, del C.G.S., in relazione alla abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive di sei calciatori, attraverso la sottoscrizione dei relativi contratti. Esistono infatti dei parametri oggettivi come l’età, il ruolo, il compenso, l’esperienza, lo stato di salute, la storia economica dei trasferimenti, la possibilità concreta di impiego, etc., che consentono di attribuire il valore di massima di un giocatore. Nel caso di specie l’importo dei corrispettivi pattuiti è evidentemente abnorme, anche in considerazione dell’eccezionale simmetria delle operazioni in questione e dell’identico esito di tutti i trasferimenti. In forza delle artificiose operazioni la società ha registrato nel bilancio una plusvalenza. Tali operazioni erano finalizzate ed hanno permesso la contabilizzazione di ricavi inesistenti che hanno fatto apparire perdite di esercizio inferiori a quelle reali. Tali fatti configurano certamente la violazione dei doveri di lealtà, correttezza e probità imposti agli associati dall’art. 1, comma 1, C.G.S.

 

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 66/CDN del 18 Giugno 2008 n. 1 - www.figc.it

Impugnazione – istanza:  – Deferimento del Procuratore Federale a carico di : L.D.C. (già Presidente del consiglio di amministrazione Genoa Cricket FC SpA), G.B. Direttore generale Genoa Cricket FC SpA), E.P. (Presidente del consiglio di amministrazione Genoa Cricket FC SpA), P.M. (già Vice Presidente del consiglio di amministrazione Udinese Calcio SpA), F.S. (Presidente del consiglio di amministrazione Udinese Calcio SpA), P.F. (Presidente del consiglio di amministrazione Reggina Calcio SpA) e delle società Genoa Cricket FC SpA, Udinese Calcio SpA e Reggina Calcio SpA (nota n. 5519/547pf06-07/SP/bld del 12.6.2008)

Massima: Violano i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, il presidente della società e la società stessa a titolo di responsabilità diretta per aver posto in essere condotte consistenti: nella abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori; nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2002 di plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili, finalizzata a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti e ad ottenere l’iscrizione al campionato di competenza della stagione 2003/2004 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale; nella contabilizzazione nei bilanci chiusi al 30 giugno 2003 ed al 30 giugno 2004 nonché nella situazione infrannuale al 31 marzo 2004 di plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili nonché le condotte consistenti nella mancata svalutazione nei bilanci al 30 giugno 2004 e 30 giugno 2005 nonché nelle situazioni infrannuali al 31 marzo 2004 e 31 marzo 2005 delle poste attive contabilizzate al momento dell’acquisizione dei diritti alle prestazioni dei calciatori, condotte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti e ad ottenere l’iscrizione al campionato di competenza delle stagioni 2004/2005 e 2005/2006 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale. Consegue, su richiesta di patteggiamento, la sanzione dell’inibizione a carico del presidente e quella dell’ammenda a carico della società.

 

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 64/CDN del 12 Giugno 2008 n. 2 - www.figc.it

Impugnazione – istanza: – Deferimento del Procuratore Federale a carico di: G.M. (all’epoca dei fatti Consigliere e Procuratore speciale UC Sampdoria SpA); G.M. (all’epoca dei fatti ed attualmente Amministratore delegato UC Sampdoria SpA); R.G. (Presidente del Consiglio di Amministrazione UC Sampdoria SpA) e della Società UC Sampdoria Spa (nota n. 4150/688pf07-08/SP/ad del 14.4.2008)

Massima: Violano i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, il presidente della società e la società stessa a titolo di responsabilità diretta per aver posto in essere condotte consistenti: nella mancata svalutazione nei Bilanci successivi a quello chiuso il 30 giugno 2003 e nelle situazioni patrimoniali al 31 marzo 2004, al 31 marzo 2005 e al 31 marzo 2006, delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003; nella contabilizzazione nel bilancio chiuso il 30 giugno 2003 della plusvalenza (fittizia) derivante dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili nonchè le condotte consistenti nella mancata svalutazione nei bilanci dei successivi esercizi, delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003. Consegue, su richiesta di patteggiamento, la sanzione dell’ammenda sia a carico del presidente e sia a carico della società.

 

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 64/CDN del 12 Giugno 2008 n. 1 - www.figc.it

Impugnazione – istanza: – Deferimento del Procuratore Federale a carico di: A.G. (Vice Presidente vicario ed Amministratore delegato AC Milan SpA); G.O. (all’epoca dei fatti direttore tecnico attualmente dirigente FC Internazionale SpA); M.M. (all’epoca dei fatti Direttore generale FC Internazionale SpA); R.G. (già Amministratore delegato e attualmente Vice Presidente FC Internazionale SpA); M.G. (all’epoca dei fatti Amministratore delegato FC Internazionale SpA) e delle società AC Milan Spa e FC Internazionale Spa (nota n. 2581/296-812pf06-07/SP/ma del 4.2.2008)

Massima: Violano i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, il presidente della società e la società stessa a titolo di responsabilità diretta per aver posto in essere condotte consistenti: nella abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori; nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze (fittizie) derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili; nella mancata svalutazione nei bilanci chiusi nel 2004 e nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2005, delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003. Consegue, su richiesta di patteggiamento, la sanzione dell’ammenda sia a carico del presidente e sia a carico della società.

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 54/CDN del 15 maggio 2008 n. 1 - www.figc.it

Impugnazione - istanza: (175) - Deferimento del Procuratore Federale a carico di: E.P. (legale rappresentante e attuale socio di riferimento della società Genoa Cricket And Football Club SpA), A.L.D’O. (già presidente del consiglio d’amministrazione Calcio Como SpA) e M.D’A. (già amministratore unico Calcio Como SpA) per violazione art. 1 comma 1 CGS e della società Genoa Cricket And Football Club SpA per violazione art. 2 comma 4 CGS (nota n. 603/232pf/sp/ma del 24.11.2006)

Massima: Circa l’eccepita aleatorietà e soggettività delle valutazioni dei giocatori, sollevata dalla difesa, si osservi che, come notorio, esistono dei parametri che offrono indicazioni di massima, (quali ad esempio l’età, il ruolo, il compenso, l’esperienza, lo stato di salute, la storia economica dei trasferimenti, la possibilità concreta di impiego, tanto per citarne alcuni), e che consentono, quindi, di stimare il valore del giocatore; diversamente, del resto, lo stesso calcio-mercato non potrebbe esistere.

 

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 54/CDN del 15 maggio 2008 n. 1 - www.figc.it

Impugnazione - istanza: (175) - Deferimento del Procuratore Federale a carico di: E.P. (legale rappresentante e attuale socio di riferimento della società Genoa Cricket And Football Club SpA), A.L. D’O. (già presidente del consiglio d’amministrazione Calcio Como SpA) e M.D’A. (già amministratore unico Calcio Como SpA) per violazione art. 1 comma 1 CGS e della società Genoa Cricket And Football Club SpA per violazione art. 2 comma 4 CGS (nota n. 603/232pf/sp/ma del 24.11.2006)

Massima: Colui che per il tramite della propria società era amministratore di fatto della società calcistica, risponde della violazione dell'art. 1 comma 1 CGS unitamente al Presidente del Consiglio d'Amministrazione ed all’Amministratore Unico di detta società calcistica, per aver sovrastimato e sottostimato alcuni calciatori determinando, insieme ad altri presupposti, il fallimento della società.

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