Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione n. 115/TFN - SD del 27 Gennaio 2023  (motivazioni)

Impugnazione –  Istanza: Deferimento n. 12730/844pf 21-22/GC/PM/mg del 22 novembre 2022 nei confronti dei sig. B.F.C.J. + altri - Reg. Prot. 89/TFN-SD

Massima: I deferiti sono sanzionati con anni 4 di squalifica per il comportamento consistente ne nell’illecito sportivo per aver compiuto atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato della gara accertati dalla visione ed analisi dei messaggi scambiati tra i calciatori delle due società poco prima dell’inizio della gara. Le due rispettive società sono sanzionate a titolo di responsabilità oggettiva con Punti 3 di penalizzazione in classifica, da scontarsi nel corso della corrente stagione sportiva; Il caso di specie: Si ricorda, per quanto occorra, che il procedimento trae origine dalla segnalazione dell’ADM sul flusso anomalo di scommesse registrate sul sito con riferimento alla gara del Campionato di Serie A della Divisione di Calcio a 5 del 21.5.2022, ultima giornata di campionato della Regular Season, giocata tra l’ASD Olimpus Roma e l’ASD Todis Lido Di Ostia, terminata sul risultato di 1-1 e disputata presso l’impianto della prima. In particolare, su 306 giocate complessive per un totale di € 13.426,22 vi sono state giocate singole per € 11.961,00; delle 306 giocate ne sono risultate vincenti 206, per un totale di € 66.261,47 e, di queste, sono risultate vincenti 190 giocate sull’esito finale “X”. Per quanto possa rilevare, 43 giocate sono state effettuate in ricevitoria e le restanti 147 on line; solo una giocata ha conseguito una vincita superiore ad € 2.000,00 ed ha consentito l’identificazione del vincitore, in quanto per il pagamento delle vincite di importo inferiore non era previsto il tracciamento del pagamento. Di seguito, le circostanze ed i fatti emersi. Prima dell’ultima giornata di campionato l’ASD Olimpus Roma era seconda in classifica con 57 punti, seguita a tre lunghezze dal Padova. All’ASD Olimpus, impossibilitata a conseguire il primo posto in classifica, occupato dall’Italservice Pesaro con 62 punti, sarebbe stato sufficiente conquistare un solo punto per conseguire la matematica sicurezza di accedere ai play off scudetto da seconda in classifica. In questo contesto, … e …, si incontrano fuori dall’impianto prima della gara (v. audizione Fonseca). I due già si conoscevano in quanto il primo, all’epoca dei fatti tesserato per l’ASD Todis Lido Di Ostia, al momento dell’arrivo del secondo all’OLIMPUS giocava in questa squadra (v. audizione Fonseca). … non riferisce dell’incontro pregara. …., invece, riferisce che nell’incontro pregara …. gli avrebbe detto di giocare tranquillamente, perché il …. era già retrocesso e l’Olimpus aveva parecchi giocatori ammoniti, affermazione a cui rispondeva di non sapere se la partita sarebbe poi stata “tranquilla” o meno perché “non potevo decidere io”. Giunto nello spogliatoio, dopo l’allenamento, …. manda a … un messaggio WhatsApp (“… empate entao e primeiro gol de vcs ok?” - “….pareggio allora e primo gol vostro ok?”) “per avere conferma” (riferisce: nds); “Volevo sapere”, aggiunge agli inquirenti, “se fosse stata una partita tranquilla e nella mia testa una partita tranquilla è quando finisce in pareggio” (v. verbale audizione). A questo messaggio …., risponde “ Pera ai o … ta indo ai” (“Aspetta un attimo …sta andando lì”). .. corrisponde a …, tesserato Olimpus Roma, che non prenderà parte alla gara perché infortunato. Nel corso dell’audizione ….., anch’egli presente presso l’impianto, ha inizialmente riferito di essersi accomodato sugli spalti a distanza di qualche fila da …., nonché di non ricordare di cosa avessero parlato, se non genericamente delle famiglie e di non essere sceso negli spogliatoi, ma di avere solo assistito al briefing prepartita tenutosi in un edificio diverso. Solo quando gli vengono mostrati i due messaggi di cui si è detto, negato il consenso all’accesso al suo cellulare, ammette che … gli ha parlato del messaggio, ma senza mostrarglielo ed invitandolo ad andare nello spogliatoio per chiedere a … a cosa intendesse riferirsi. Aggiunge, ancora, però, che sceso negli spogliatoti si sarebbe limitato ad augura buona fortuna ai compagni. Sul punto, invece, …. riferisce che sino al momento della ricezione del messaggio …era seduto accanto a lui, ed ha precisato che, di ritorno dallo spogliatoio, interrogato sul significato del messaggio, questi gli avrebbe detto che “Tutti nello spogliatoio mi parlano di pareggio”. Incrociate le dichiarazioni dei tre calciatori deferiti, deve evidenziarsi, l’attendibilità di …. laddove, auto accusandosi, riferisce di avere parlato con … prima della gara, momento in cui gli riferisce di non sapere se sarebbe stata una partita tranquilla perché non poteva decidere da solo, tenuto conto che, per questi, “una partita tranquilla è quando finisce in pareggio.” Dal tenore di siffatte dichiarazioni, anche a volere escludere che le trattative di un accordo siano state precedentemente avviate, se non concluse, tanto da essere già note alla cerchia del pubblico presente (… ha precisato “che già prima della gara fuori dall’impianto sportivo ho sentito alcune persone, che non conoscevo, che parlando dell’incontro che si doveva disputare a breve, dicevano che erano uscite delle quote della partita e parlavano di un pareggio. Precisò altresì di avere percepito un’aria strana fuori dall’impianto sportivo…”) è consequenziale inferire che … e … abbiano interloquito sulla gara e sul suo esito. Nel mentre … poteva evidentemente già contare sul consenso dell’intero gruppo squadra e/o di alcuni componenti, però, … necessitava di acquisire la probabilmente non ancora acquisita piena disponibilità di altri sodali, che riservava di comunicare dopo averli incontrati negli spogliatoi. Tanto rende palese l’intento del messaggio inviato a …, “… empate entao e primeiro gol de vcs ok?” (“… pareggio allora e primo gol vostro ok?”), vale a dire la conferma del pareggio, con prima segnatura ad opera del … e successivo pareggio. In tutto questo, assume sicuro rilievo anche il ruolo del tesserato …., l’inattendibilità delle cui prime dichiarazioni emerge dalle ammissioni, tendenzialmente parziali, rese solo nel momento in cui gli sono stati mostrati i noti messaggi. Ed invero, …., sebbene non prenda parte alla gara perché infortunato, quanto meno a far tempo dal momento in cui … gli mostra o gli parla (il particolare è ininfluente) del messaggio ricevuto da …, partecipa attivamente alla conclusione dell’accordo aderendo alla sollecitazione di recarsi nello spogliatoio (circostanza inizialmente negata) per portare al ridetto … la definitiva consacrazione dell’accordo sicché, tornato sugli spalti, riferisce al … che “Tutti mi parlano di pareggio nello spogliatoio”, così definitivamente chiudendo il cerchio della combine. Mette conto evidenziare, da ultimo, che tutti gli auditi, con riferimento alla segnatura subita dall’Olimpus Roma, hanno parlato di errore tecnico del portiere …, cui il pallone, asseritamente visto all’ultimo momento per il “velo” ad opera di un avversario, sarebbe scivolato tra le mani…..Si segnala, da ultimo, che anche la tipologia delle scommesse, come descritta nella parte iniziale, induce a ritenere con ragionevole certezza l’avvenuta combine, ulteriormente suffragata dalle dichiarazioni del sig. A. G., non tesserato, titolare del negozio di gioco Intralot sito in Acireale, padre di un giocatore di Calcio a 5 che, a precisa domanda, ha così risposto, “Non ci sono tantissime giocate sul campionato italiano di Calcio a 5 essendo lo stesso un campionato poco attenzionato dagli scommettitori.” Ciò non di meno, la gara in oggetto ha fatto registrare un flusso anomalo di giocate, peraltro con prevalenza di giocate singole sul pronostico “X” e, nello specifico, nell’anzidetta ricevitoria sono state effettuate cinque giocate on line, anch’esse sul risultato finale “X”, tutte da 250,00 euro, in modalità on line e live, dalle ore 18:01.31 alle ore 18:01:48, vale a dire nell’immediatezza dell’inizio della gara avvenuto alle ore 18,00. È lecito ritenere che trattasi di giocate eseguite da un unico soggetto nel momento in cui, dalla ricostruzione che precede, si è avuta certezza del conseguimento dell’accordo, peraltro con giocate di importo tale da evitare il tracciamento del pagamento della vincita (€ 1.812,50) e, per completezza di esposizione, effettuate in quel di Acireale (CT), località distante solo poche decine di chilometri da Augusta (SR), comune di residenza di …...In punto sanzioni, per quanto riguarda i tre tesserati coinvolti nell’illecito, il Collegio ritiene di non doversi discostare da quello che secondo il dettato del comma 5 dell’art. 30 del CGS costituisce il “minimo edittale” (squalifica per anni quattro), non potendosi accogliere la più grave richiesta di squalifica formulata dalla Procura federale anche alla luce della circostanza che ai ridetti non è stata contestata l’aggravante di cui al comma 6 della norma. Né, d’altro canto, può trovare ingresso la richiesta irrogazione dell’ammenda, in quanto detta sanzione è impedita dal dettato del terzo comma dell’art. 9 del CGS che prevede tale tipo di sanzione esclusivamente per i tesserati della sfera professionistica, “fatto salvo quanto previsto dall’art. 35.” A tal proposito occorre evidenziare che il Tribunale non ignora il pregresso indirizzo espresso dalle SS.UU. della CFA (C.U. n. 105/CFA del 15 marzo 2016) circa la possibilità, in caso di illecito sportivo, di sanzionare con l’ammenda anche i tesserati della sfera dilettantistica, dovendosi ritenere norma speciale quella dettata dall’art. 7 del CGS allora vigente (Illecito sportivo e obbligo di denuncia), oggi art. 30, prevalente sulla norma di carattere generale dell’art. 19 previgente (Sanzioni a carico di dirigenti, soci e tesserati delle società), oggi art. 9, che al comma 6 prevedeva che “le ammende sono applicabili ai dirigenti, ai soci e non di cui all’art.1 bis, comma 5, CGS nonché ai tesserati della sfera professionistica, per le condotte violente nei confronti degli ufficiali di gara le ammende sono anche applicabili ai tesserati della sfera dilettantistico-giovanile”. Ciò non di meno, il Tribunale ritiene che l’attuale formulazione del comma 3 dell’art. 9 del CGS, secondo cui “Le ammende sono applicabili ai dirigenti, ai soci e non soci di cui all'art. 2, comma 2 nonché ai tesserati della sfera professionistica, fatto salvo quanto previsto dall'art. 35” (Condotte violente nei confronti dei Direttori di Gara), esprima la volontà del legislatore di limitare l’irrogazione delle sanzioni pecuniarie nei confronti dei tesserati del settore dilettantistico e giovanile alla sola ipotesi di condotte violente nei confronti dei Direttori di gara, dovendosi così limitare al solo settore professionistico l’applicazione dell’ammenda prevista dall’art. 30 CGS. Ed invero, ove così non fosse, l’ipotesi di illecito di cui all’art. 30 CGS e il suo regime sanzionatorio avrebbero dovuto trovare albergo nel testo dell’art. 9 CGS che, al pari della espressa deroga per l’ipotesi di cui all’art. 35, avrebbe dovuto prevede una espressa deroga anche per gli illeciti contemplati dall’art. 30.

Decisione C.F.A. – Sezioni Unite: Decisione pubblicata sul CU n. 0029/CFA del 26 Settembre 2022 (motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del  Tribunale Federale Territoriale presso il Comitato Regionale Toscana, di cui al Com. Uff. n. 12/TFT del 16/08/2022

Impugnazione – istanza: Sig. A.S. + altri/Procuratore Federale Interregionale

Massima: Riformata la decisione del TFT che aveva dichiarato i deferiti responsabili della violazione dell’art.30 co.1 e 2 e dell’art.14 co.1 lett.c ed o CGS  - per avere gli stessi, prima e durante la gara, in concorso fra loro e con altri soggetti allo stato non identificati, posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato della gara, in maniera tale che la stessa terminasse con la segnatura di un elevato numero di reti da parte della squadra della Tau Calcio Altopascio, al fine di creare le condizioni di classifica ( con riferimento alla differenza reti) che avrebbero consentito alla ASD Figline 1965 di essere promossa direttamente in serie D nel caso di realizzazione di due risultati su tre ( vittoria della Tau Altopascio e vittoria della Livorno 1915) nel successivo incontro della stessa poule promozione fra la US Livorno 1915 e la Tau Calcio Altopascio – e per l’effetto inflitta la sanzione di mesi nove di squalifica oltre ad anni uno e mesi sei di volontariato per i due calciatori che non furono ideatori dell’illecito, squalifica di anni 1 oltre ad anni 1 e mesi 6 di volontariato per l’allenatore attesa la collaborazione ex art. 128 CGS, inibizione di anni 3 e mesi 6 al dirigente sportivo non tesserato. Confermata l’omessa denuncia  a carico del presidente… Secondo una risalente, ma sempre attuale, pronuncia della Corte d’appello federale, laddove le difese avevano denunziato una sorta di “stato di necessità” derivante dal contrasto fra il dovere di denunziare quanto a loro conoscenza e la consapevolezza di provocare con la denunzia un nocumento disciplinare al sodalizio da loro rappresentato, il Collegio ha replicato che “ la normativa regolamentare vigente non conosce cause oggettive di non punibilità, né codifica il principio del nemo contra se tenetur” e che “ nel conflitto concreto ed attuale fra l'esigenza soggettiva o, per meglio dire, privata di evitare un danno ai propri interessi e quella federale di tutela del bene protetto dalla disposizione violata, deve giocoforza prevalere quest'ultima, con la conseguenza che l'omissione rimarrà sempre perseguibile, presentandosi, al più, con un indice di gravità meno accentuato” (Corte d’appello federale n.6/C del 28 agosto 1986). Ugualmente si deve ritenere alla luce della giurisprudenza penale (sul punto, fra le tante pronunce: Sez. 3 n. 53656 del 03/10/2018 Rv. 275452 che ha escluso profili di incostituzionalità  del combinato disposto degli artt. 5 del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, 14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 e 36, comma 34-bis, del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, nella parte in cui tali disposizioni prevedono, al fine di non commettere il reato di omessa presentazione della dichiarazione di redditi, l'obbligo di presentare la dichiarazione all'Agenzia delle Entrate, ancorchè riguardi redditi provenienti da attività illecita, in quanto il principio del "nemo tenetur se detegere" opera esclusivamente nell'ambito di un procedimento penale già avviato e deve ritenersi recessivo rispetto all'obbligo di concorrere alle spese pubbliche previsto dall'art. 53 Cost.. Ed ancora Sez. 3 n. 53137 del 22/09/2017 Rv. 271827 per cui integra il delitto previsto dall'art. 5 del d.lgs. 3 ottobre 2000, n. 74, l'omessa presentazione della dichiarazione di redditi provenienti da attività illecita da parte del titolare di una ditta individuale determinata dall'esigenza di non fornire all'amministrazione prove a sé sfavorevoli, giacchè, salvo specifiche previsioni di legge di segno contrario, il principio processuale del "nemo tenetur se detegere" non può dispiegare efficacia al di fuori del processo penale e pertanto non giustifica la violazione di regole di comportamento poste a tutela di interessi non legati alla pretesa punitiva; Sez. 5,  n. 9746 del 12/12/2014  Rv. 262941 secondo cui è  configurabile il delitto di bancarotta fraudolenta documentale nella condotta di un ex amministratore di società dichiarata fallita che non consegna la documentazione contabile al curatore per evitare che la stessa sia utilizzata in suo pregiudizio in un processo penale già in corso, posto che il principio del "nemo tenetur se detegere" comporta la non assoggettabilità ad atti di costrizione tendenti a provocare un'autoincriminazione, ma non anche la possibilità di violare regole di comportamento poste a tutela di interessi non legati alla pretesa punitiva). Si deve quindi concludere che al principio “nemo tenetur se detegere” va attribuita rilevanza processuale e che non può essergli riconosciuta una tutela preminente rispetto agli interessi che le norme sanzionatorie sono, di volta in volta, dirette a salvaguardare. Peraltro, come correttamente osservato dalla Procura nella memoria depositata in occasione dell'udienza, l'interpretazione prospettata dalla difesa - secondo cui l'organo apicale delle società sportive non sarebbe tenuto a denunziare le condotte illecite di cui fosse venuto a conoscenza per evitare conseguenze disciplinari all'Ente di cui è personificazione - avrebbe il risultato di disapplicare la norma proprio nei confronti di colui che, per il ruolo svolto, dovrebbe essere il massimo garante della lealtà e correttezza dell'agire delle società sportive. ….L'art. 30, comma 7, CGS pone a carico dei soggetti indicati dall'art. 2, che siano venuti a conoscenza in qualunque modo che società o persone abbiano posto in essere o stiano per porre in essere un illecito sportivo, l'obbligo di informare senza indugio la Procura Federale. L'ampiezza e l'imperatività dell'obbligo portano a ritenere che l'omessa denunzia sia un illecito di pericolo, cioè anticipi la tutela dell'ordinamento sportivo a qualunque condotta che non necessariamente danneggi l'interesse tutelato (nella specie la lealtà e correttezza delle competizioni sportive) ma semplicemente lo metta in pericolo. In altre parole l'interesse a garantire la lealtà e correttezza delle competizioni è tale da sottoporre a sanzione chiunque fra i soggetti destinatari delle norme federali e in qualsiasi momento venga a conoscenza di un comportamento sleale, anche in fieri, e non lo riferisca agli Organi di giustizia sportiva, a prescindere dal fatto che detti Organi, per altre vie, ne siano venuti a conoscenza (essendo tale eventualità meramente accidentale). Il caso di specie: “In data 11.05.2022 aveva luogo la gara Tau Calcio Altopascio / A.S.D. Figline 1965 disputata nell’ambito del Torneo triangolare previsto dal Regolamento del Campionato di Eccellenza del C.R. Toscana (C.U. n. 75 del 21.04.2022 richiamante l’art. 51, c.5 e c. 6, delle N.O.I.F.) al fine di designare le due squadre aventi accesso diretto alla Categoria superiore – Serie D – mentre la terza sarebbe stata indicata da uno spareggio da disputarsi in fase nazionale. Il Torneo, all’uopo organizzato, ha impegnato, con gare da disputarsitra i 24 a ril ed l 15 maggio2 022, le Società prima classificate: Tau Calcio, per il girone A);U.S. Livorno1915 per l girone B); A.S.D. Figline 1965 per il girone C). La gara Tau Calcio Altopascio / A.S.D. Figline 1965, (penultima del Torneo) vedeva prevalere la Società Tau Altopascio con il risultato di cinque reti ad una, punteggio che ha visto aumentare in maniera considerevole le probabilità che la Società Figline potesse accedere, per il giuoco incrociato: risultati/differenza reti, direttamente alla Categoria superiore senza dover ricorrere allo spareggio in fase nazionale. L’esame delle modalità con le quali il risultato è stato conseguito, la sequenza delle reti segnate e, soprattutto, le circostanze con le quali le segnature sono avvenute, indica cosa sia realmente accaduto in quella gara. La Società Figline passa in vantaggio, su rigore, al 39’ del I tempo venendo prima raggiunta dalla Società avversaria all’8’ e, quindi, superata al 37’del secondo tempo. In questa situazione diventa determinante l’esito dell’ultima gara del Triangolare (Livorno / Tau Calcio Altopascio del 15.5.2022). Infatti, ove questa gara fosse terminata in pareggio, e solo in questo caso, la Società Figline sarebbe stata obbligata a disputare lo spareggio al fine di poter accedere alla Serie D, mentre negli altri due casi vi sarebbe stata direttamente ammessa. Quest’ipotesi, prevista ed esaminata dal F. nel corso della settimana precedente l’incontro, come evidenziato in istruttoria dalla deposizione resa dall’Allenatore B. e confermata dai Calciatori S. e B., si è verificata al momento del passaggio in vantaggio della Società Tau Altopascio, ovvero al 47° minuto del II tempo. Il tempo residuo per capovolgere il risultato della gara è esiguo (otto minuti) per cui, per non correre rischi ed apparendo improbabile, stante le diverse forze in campo, che la Società Tau potesse prevalere sul Livorno nella gara del 15.5.2022, non c’è altra possibilità che perdere la gara con il maggior scarto di reti possibile, tra le reti segnate e quelle subìte, come già preordinato. Da qui l’invito ai calciatori da parte del D.S., accolto e fatto proprio, ancorché con riluttanza, dal B., a “far passare e lasciare segnare” gli avversari rivolto ai propri calciatori sia dal D.S. della Società che dall’Allenatore. Invito che raccolto da alcuni di essi (fra cui quelli qui deferiti) ha determinato la sconfitta della Società Figline per 5 a1”.

Massima: La denunzia di incostituzionalità dell'art. 30, comma 7, CGS è inammissibile….Come ritenuto da queste Sezioni unite, secondo l’articolo 1 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1 (Norme sui giudizi di legittimità costituzionale e sulle garanzie di indipendenza della Corte costituzionale), “La questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge della Repubblica rilevata d'ufficio o sollevata da una delle parti nel corso di un giudizio e non ritenuta dal giudice manifestamente infondata, è rimessa alla Corte costituzionale per la sua decisione”. In modo ancora più chiaro l’art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87 stabilisce che “Nel corso di un giudizio dinanzi ad una autorità giurisdizionale una delle parti o il pubblico ministero possono sollevare questione di legittimità costituzionale mediante apposita istanza, indicando: a) le disposizioni della legge o dell’atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione, viziate da illegittimità costituzionale; b) le disposizioni della Costituzione o delle leggi costituzionali, che si assumono violate.” Ne deriva che la questione di costituzionalità in via incidentale può essere proposta unicamente da un’autorità giurisdizionale nei riguardi di una legge o di un atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione e, pertanto, sono carenti entrambi i presupposti indispensabili per il rinvio alla Corte costituzionale. Infatti, questa Corte Federale non può qualificarsi come “autorità giurisdizionale”, poiché le sue decisioni sono riferite al contesto dell’ordinamento sportivo, ferma restando la loro impugnabilità dinanzi all’Autorità giurisdizionale statale, là dove previsto. La manifesta inammissibilità della questione riguarda anche il profilo relativo al rango non legislativo delle disposizioni che il reclamante sospetta di illegittimità costituzionale. Si tratta di una fonte normativa che, anche prescindendo dalla sua collocazione all’interno del sistema ordinamentale sportivo, non ha certamente il rango degli atti aventi forza di legge, statale o regionale (Corte federale d’appello, SS.UU., n. 62/2020-2021; idem, n. 28/2021-2022).

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione n. 91/TFN - SD del 01 Febbraio 2022  (motivazioni)

Impugnazione - Deferimento n. 4698 /396BISpf20-21/GC/blp del 28 dicembre 2021 nei confronti dei sigg.ri N.M. e L.S. - Reg. Prot. 90/TFN-SD

Massima: Mesi 4 di inibizione al tecnico per la violazione del solo art. 4 CGS, non configurandosi la  violazione dell'art. 30, commi 1 e 2, del vigente Codice di Giustizia Sportiva per avere lo stesso, in concorso con il sig. …., all’epoca dei fatti Presidente della società ACD San Tommaso Calcio ed il sig. …., all’epoca dei fatti svolgente ex art 2, comma 2 CGS attività rilevante per l’ordinamento federale nell’interesse della società ACD San Tommaso Calcio, nonché con altri soggetti allo stato non identificati, prima e durante la gara Troina – San Tommaso del 2.02.2020 valevole per il girone I del Campionato di serie D, posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato della gara suddetta; in particolare, i sigg.ri …. e …, contattavano telefonicamente il sig. …., all’epoca dei fatti DG dell’ASD Troina, affermando di avere bisogno di punti e chiedendogli un incontro, che non veniva accordato, mentre il sig. …. durante la gara, si rivolgeva al sig. ……, allenatore dell’ASD Troina, chiedendogli di terminare la partita in parità, ricevendo un rifiuto"….La questione della presunta alterazione del risultato di detta gara è già stata oggetto della decisione n. 20 del 29 luglio 2021 ad opera di questo stesso Tribunale, sia pur in diversa composizione che, previa disamina del materiale istruttorio, ha escluso in relazione alle posizioni dei signori… (Presidente di ASD San Tommaso) e … (soggetto svolgente attività rilevante per l'ordinamento federale nell'interesse della medesima società) la sussistenza di prove relative al tentativo di illecito, ravvedendo nelle varie conversazioni intercorse, comprese quelle riferite dall'avv. …e dal signor … (allenatore ASD Troina), la sola violazione dell'art. 4, c. 1, CGS. Nella suddetta decisione, è stata esaminata, sia pur incidentalmente ai soli fini della valutazione di quanto ascritto al signor …. ed alla società San Tommaso, l'episodio contestato al signor …. con questo testuale esito: "..., ritiene il Collegio che le dichiarazioni rese da quest'ultimo in sede di S.I.T."- il riferimento è al signor … " rilasciate il 14 luglio 2020, la conversazione con il Sig. …intercettata il 6 febbraio 2020 e quanto affermato innanzi alla Procura Federale in occasione delle audizioni del 5 marzo 2021 e del 12 maggio 2021, sia pure auto ed etero accusatorie, non possono condurre all'affermazione della responsabilità del …. per il presunto tentativo di illecito ex art. 30, commi 1 e 2, del CGS-FIGC, essendosi, di fatto, trattato di una richiesta rivolta in modo estemporaneo quasi sotto forma di implorazione senza promessa di contropartita, ma il suo comportamento, certamente sconsiderato e sconveniente, vada anch'esso ricondotto alla violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità di cui al comma 1 dell'art. 4 del CGS-FIGC". Nella stessa decisione nel prosciogliere il signor …. dall'addebito di aver violato l'obbligo di denuncia dell'illecito, si legge che si era tenuto conto di quanto dallo stesso dichiarato in ordine all'episodio in ordine al fatto di non  aver avuto alcun "sentore in merito ad eventuali anomalie o, quantomeno, personalmente non percepito alcunché", ed ancora "non potendo per i motivi esposti, la frase estemporaneamente pronunciata dal …. durante la partita essere ritenuta, di per sé sola, elemento costitutivo della fattispecie illecita". Il Tribunale condivide e fa proprie le suddette motivazioni con riguardo alla posizione del signor …, non senza rilevare che alcun capo della decisione che ha negato l'esistenza di un presunto illecito sportivo della citata gara, è stato oggetto di appello ad opera della Procura Federale, come può riscontrarsi dalla decisione n. 16 del 23 settembre 2021 emessa dalla Corte Federale d'Appello, a Sezioni Unite. Esso ritiene che il fatto storico si possa ritenere sufficientemente comprovato, alla luce delle complessive dichiarazioni acquisite in audizione; tuttavia le condotte tenute dal deferito (avvicinamento alla panchina della società ospitante e parole indirizzate al collega allenatore) si disvelano non idonee, per le modalità ed i contenuti gestuali ed espressivi, a configurare la più severa e grave ipotesi di illecito sportivo contestata dalla Procura Federale. L'assunto è rafforzato dalle dichiarazioni rese dallo steso destinatario delle parole che, pur avendole ascoltate, non le ha percepite come un tentativo di illecito sportivo. Escluso l'illecito sportivo, resta tuttavia da apprezzare negativamente la condotta del signor …., tenuto conto del contesto nel quale tale condotta è stata tenuta: nel corso di svolgimento della gara, col risultato in bilico, avvicinandosi alla panchina della società ospitante e rivolgendo all'allenatore della squadra avversaria parole dal contenuto equivoco, antisportivo, sleale e diseducativo. Tale condotta infrange i principi tutelati dall'art. 4, c. 1, CGS, e comporta l'irrogazione a carico del deferito, a cagione della violazione della menzionata disposizione normativa, della sanzione della squalifica di mesi quattro, da ritenersi congrua e comunque in linea e coerente con le sanzioni irrogate agli altri incolpati della medesima violazione nel procedimento disciplinare principale.

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