Decisione C.F.A. – Sezioni Unite: Decisione pubblicata sul CU n. 0047/CFA del 24 Novembre 2022 (motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Tribunale federale Nazionale- Sezione Disciplinare n. 4/TFN del 15.9.2022

Impugnazione – istanza: Procuratore Federale Interregionale/sigg.ri E. G., S. S., F. R., A. D. S., A. L. D’A., R. C. e della società ASD FCD Hellas Taurasi.

Massima: Rigettato il reclamo della Procura Federale e confermata la decisione del TFT che dichiarava il non luogo a procedere nei confronti del presidente e della società e disponeva il proscioglimento di tutti i tesserati…Il TFT, in primo luogo, riteneva di accogliere, “così come richiesto anche dalla Procura Federale”, l’eccezione preliminare formulata dal presidente della società, in nome e nell’interesse anche di questa, sulla base del rilievo che il mancato rilascio degli atti di indagine, tra i quali l’audizione del direttore di gara, di cui alla richiesta degli indagati in data 8 maggio 2022, integrasse un deficit documentale idoneo a determinare la lesione del diritto di difesa. Nel merito, il giudice di prime cure osservava che “il contenuto del referto arbitrale, in palese contraddizione con quanto dichiarato dal direttore di gara successivamente, non consente di procedere ad una compiuta e chiara ricostruzione dei fatti e delle responsabilità ascrivibili ai soggetti coinvolti ed invero, a fronte di una prima ricostruzione riportat(a) nel referto arbitrale secondo cui i giocatori …, si lanciavano a terra essendosi infortunati, nell’audizione successiva, il direttore di gara, pur confermando l’impianto del fatto (ossia che i quattro calciatori suindicati si gettavano a terra) aggiungeva, altresì, di non poter confermare se i nominativi indicati nel referto corrispondevano a quelli dei calciatori che effettivamente si erano “buttati” a terra al fine di interrompere la gara.” Il primo giudice, a conferma di detta incertezza circa i reali autori dei fatti assunti nel deferimento, segnalava anche l’inserimento del calciatore …. tra gli atleti presenti nel terreno di gioco che avevano simulato l’infortunio, senza considerare che il medesimo figurava invece solo come riserva nella “distinta elenco calciatori” …. la Corte ritiene di dover affrontare la questione centrale, oggetto del primo motivo del reclamo proposto dalla Procura Federale, inerente alla lesione del diritto di difesa che si è consumato nella fase procedurale intercorrente tra la comunicazione di chiusura indagini e il deferimento a giudizio, lesione che ha indotto il primo giudice a mandare esenti da sanzione i soggetti deferiti. Nella fattispecie, dopo la notifica della comunicazione di chiusura indagini, il presidente della società calcistica ha rivolto alla Procura Federale in data 8 maggio 2022 richiesta di copia degli atti del procedimento “per sé e per tutti i soggetti sottoposti ad indagine”. A tale richiesta la Procura Federale ha replicato con la consegna di due soli documenti. Con nota in data 10 maggio 2022 il presidente segnalava alla Procura l’incompletezza degli atti trasmessi “poiché manca tutta l’attività di indagine svolta” e chiedeva di “integrare la documentazione al fine di garantire un corretto esercizio del diritto di difesa ai destinatari della comunicazione di chiusura indagini”. Questa seconda richiesta rimaneva totalmente inevasa. Il Collegio ricorda che il processo disciplinare ha natura composita, inquisitoria e accusatoria, e carattere essenzialmente documentale. In tale contesto, nella fase procedimentale istruttoria e di indagine, il diritto di difesa è assicurato mediante la facoltà di accesso agli atti, orientata evidentemente a consentire agli interessati di svolgere in maniera adeguata le proprie argomentazioni difensive. Soccorre, al riguardo, il richiamo all’art. 123 del CGS-FIGC, il quale nei primi due commi stabilisce che: “1. Il Procuratore federale, entro venti giorni dalla scadenza del termine di durata delle indagini di cui all’art. 119, commi 4 e 5, se non deve formulare richiesta di archiviazione, notifica all’interessato avviso della conclusione delle indagini, assegnandogli un termine non superiore a quindici giorni per chiedere di essere sentito o per presentare una memoria. L’avviso di cui al comma 1 deve contenere una sommaria enunciazione del fatto per il quale si intende procedere, la data e il luogo nel quale è stato commesso e le norme che si assumono violate, con l’avvertimento che la documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la Segreteria della Procura federale e che l’interessato ha facoltà di prenderne visione ed estrarne copia entro cinque giorni.” Come si evince dal suo chiaro contenuto, la norma impone alla Procura Federale l’obbligo di discovery integrale degli atti di indagine, che è funzionale alla corretta instaurazione del contraddittorio, affinché la difesa dell’incolpato possa essere consapevolmente ed efficacemente svolta prima dell’adozione dell’atto di deferimento. Viene in rilievo, al riguardo, la necessità di garantire all’incolpato la possibilità di impostare fin dall’inizio una corretta difesa, contribuendo a chiarire i fatti e a valutare le condotte contestate alla luce delle proprie osservazioni. La norma, nel riconoscere al soggetto “interessato” la facoltà di accesso agli atti delle indagini, costituisce espressione del principio fondamentale volto a garantire la conoscenza dei documenti amministrativi necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. Si tratta di un principio che discende dalla necessità di interpretare la normativa in termini orientati al rispetto della giurisprudenza costituzionale che, da tempo, ha dato risalto alla necessità di salvaguardare la possibilità di un contraddittorio che garantisca il nucleo essenziale di valori inerenti ai diritti inviolabili della persona, escludendo la legittimità costituzionale di meccanismi strutturati in modo tale da non consentire la partecipazione dell’interessato al procedimento disciplinare (cfr. Corte Cost. n. 240/1997 e la giurisprudenza ivi richiamata in motivazione). In questo contesto va iscritta la richiamata norma del codice di giustizia sportiva che ha quindi inteso garantire all’interessato alcuni essenziali strumenti di difesa, quali la conoscenza degli atti, propedeutica sia alla partecipazione al procedimento disciplinare mediante la richiesta di audizione o la presentazione di memoria difensiva, che alla facoltà di contestare il fondamento dell’ipotesi accusatoria e di difendersi dagli addebiti. Tra detti strumenti viene in rilievo, al riguardo, anche quello, mutuato dalla giurisprudenza comunitaria, di essere posto nelle condizioni di far conoscere utilmente il proprio punto di vista (Corte di giustizia, sentenza 24 ottobre 1996, C-32/95). Quanto sopra si traduce non solo nel dovere di informare l’inquisito dell’avvio del procedimento, ma soprattutto di garantire la facoltà di accedere agli atti e di interloquire con l’organo procedente prima dell’adozione dell’atto di deferimento, atteso che, come è intuitivo, la difesa si può efficacemente esercitare solo con la conoscenza completa degli atti di indagine e delle prove assunte a fondamento dell’azione disciplinare. Il rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa impone che il destinatario di una decisione pregiudizievole sia messo in condizione di far conoscere utilmente il proprio punto di vista sugli elementi presi in considerazione nell’indagine espletata, cosicché l’interessato abbia il diritto di esprimere la propria opinione su tutti gli elementi di fatto e di diritto rilevanti e di esercitare utilmente le proprie difese sulla sussistenza e pertinenza dei fatti e delle circostanze rilevanti, nonché mediante l’allegazione di elementi di prova a sostegno delle proprie affermazioni. Da ciò la conseguenza che, nell’adottare la decisione finale, l’organo inquirente potrà tenere conto soltanto di quegli elementi sui quali sia stato possibile per l’interessato esprimere la propria opinione. Vale a dire che in alcun modo può differirsi alla fase giustiziale la conoscenza dei dati di cui le parti hanno rivendicato l’ostensione al fine di orientare sin dalla fase delle indagini le iniziative di difesa dei propri interessi, sia rafforzando i propositi di tutela, sia eventualmente nel senso contrario di indurli a recedere da tali propositi con esito, in ipotesi, finanche deflattivo di eventuali giudizi. Si tratta, in definitiva, di garantire insopprimibili esigenze di tutela, rinvenibili prima e indipendentemente dall’effettivo esercizio di un’azione giudiziale, rispetto alle quali può essere utile acquisire gli atti dell’istruttoria disciplinare anche al fine di esporre argomenti utili a mitigare la gravità della condotta oggetto di incolpazione, sia per le modalità concrete in cui si è svolta sia per le conseguenze che ne potrebbero derivare. Tanto si evidenzia anche al fine di confutare l’argomento difensivo della reclamante secondo cui non sarebbe ipotizzabile alcuna lesione del diritto di difesa nella sede procedimentale, atteso che la contestazione formulata (fatti diretti ad alterare lo svolgimento di una gara o di una competizione) precludeva la possibilità di accedere ad un accordo ai sensi dell’art. 126, comma 1, del CGS, in ragione di quanto previsto dal settimo comma della stessa norma. Sembra, invece, alla Corte con riguardo al caso di specie, che il diritto di difesa degli inquisiti ben avrebbe potuto esplicarsi, ad esempio, nella prospettiva di individuare gli astratti presupposti dell’illecito sportivo e di affermarne l’insussistenza concreta alla luce dei fatti accertati e della loro effettiva gravità, anche ai fini di ricondurre la condotta contestata ad altra ipotesi accusatoria o di soppesare l’adeguatezza e proporzione della sanzione prospettata. Indipendentemente comunque dalla non predicabilità di un sindacato anticipato sulle possibili strategie difensive dei soggetti indagati, è sufficiente evidenziare come la conoscenza dei dati in questione offre anche alla Procura la possibilità di acquisire, anzitutto, il punto di vista degli incolpati sui fatti contestati, consentendole dunque di valutare anche da tale prospettiva gli addebiti mossi, prima di procedere al deferimento. E ciò non senza considerare che delle osservazioni difensive dei soggetti indagati la Procura Federale deve tenere conto nell’adozione dell’atto di deferimento, richiamandole espressamente e specificando le ragioni di dissenso da tesi difensive ritenute non persuasive, con la conseguenza che il loro mancato esame ridonda in causa di illegittimità del provvedimento assunto a conclusione delle indagini. Nella fattispecie, come sia pur sinteticamente esposto nella decisione impugnata, non è dubbio che si sia consumata la lesione del diritto di difesa. La Procura Federale nella CCI, dopo aver dato atto che nel procedimento in oggetto sono stati posti in essere atti di indagine, precisa che fra gli elementi acquisiti hanno assunto particolare valenza dimostrativa 19 documenti specificamente individuati. Di questi, solo due documenti sono stati esibiti alle parti convolte nelle indagini, nonostante le richieste di accesso integrale agli atti formulate dal presidente sia in nome proprio che della società calcistica, ma anche nell’interesse di tutti i tesserati di questa. Detta omissione, quand’anche ascrivibile ad “errore materiale” secondo la ricostruzione della Procura, ha leso irrimediabilmente il diritto di difesa delle parti, inficiando la regolarità del procedimento disciplinare e la legittimità dell’atto di deferimento. Si è al cospetto di un vizio genetico che inficia ab imis la procedura, invalidandola con effetti nei confronti di tutti gli inquisiti. Non giova alla Procura sostenere che alle parti è stata offerta piena discovery nelle fasi del giudizio avanti il TFT, atteso che la conoscenza postuma degli atti di indagini non può valere a sanare la violazione dell’art. 123 CGS, trattandosi di istituto posto a presidio del diritto di difesa (art. 6 CEDU e art. 111, comma 2, Cost.), attraverso cui si consente un effettivo contradditorio già nella fase di formazione della prova. Ritiene, infine, la Corte di non poter aderire alla richiesta di restituzione degli atti, formulata in via subordinata dalla Procura Federale, a ciò ostando la irreversibile maturazione del termine di esercizio dell’azione disciplinare, ai sensi dell’art. 125 CGS e non essendo emersi nuovi fatti o sopravvenute circostanze rilevanti che possano giustificare la riapertura delle indagini.

Decisione T.F.N.- Sezione Disciplinare: Decisione n. 44/TFN - SD del 23 Settembre 2022  (motivazioni)

Impugnazione -  Deferimento n. 1750/256pf21-22/GC/blp del 22 luglio 2022 nei confronti del sig. F.P. - Reg. Prot. 11/TFN-SD

Massima: E’ inammissibile il deferimento per non aver la procura prodotto la documentazione per come richiesta dal Tribunale con apposita ordinanza.…. posto dunque che la Procura Federale non ha osservato il disposto dell’art. 61, comma 3, CGS, al fine della dichiarazione d’inammissibilità è sufficiente richiamare, ex art. 51, comma 3, CGS le motivazioni di cui alla sentenza di questo Tribunale n. 108/ss 2021-2022 pubblicata in data 11 marzo 2022, confermata dalla decisione delle SS. UU. della Corte Federale d’Appello n. 75/ss 2021-2022 pubblicata in data 15 aprile 2022.

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