Decisione C.S.A. – Sezione II: DECISIONE N. 012/CSA del 29 Settembre 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Professionisti Serie C, di cui al Com. Uff. n. 10/DIV del 06.09.2022

Impugnazione – istanza: - A.C.R. Messina S.r.l.

Massima: Confermata la sanzione della inibizione a svolgere ogni attività in seno alla F.I.G.C., a ricoprire cariche federali ed a rappresentare la società nell’ambito federale a tutto il 25 novembre 2022, inflitta al presidente “A) per avere tenuto un comportamento non corretto facendo ingresso, al 31°minuto circa del primo tempo, sul terreno di gioco senza essere iscritto in distinta; B) per avere tenuto, al termine del primo tempo, nella zona antistante gli spogliatoi e all'interno di essi, una condotta ingiuriosa ed irriguardosa nei confronti dell’arbitro e della squadra arbitrale ed una pluralità di condotte gravemente irriguardose nei confronti dell’arbitro, dell'assistente n. 1 e del IV ufficiale, concretizzatesi in un contatto fisico: 1 - proferendo frasi ingiuriose ed irrispettose nei confronti della squadra arbitrale e rallentandone l'accesso negli spogliatoi;  2 - gesticolando nei confronti dell'arbitro, agitando la mano vicino al viso dello stesso e strattonandolo per un braccio, senza procurargli alcun danno e\o dolore, così rallentandone l'accesso allo spogliatoio di pertinenza;  3 - tentando di entrare nello spogliatoio degli arbitri spingendo, nell'occasione, l’assistente arbitrale, senza provocargli dolore;  4 - urlando nei confronti del IV ufficiale frasi irrispettose e ingiuriose e strattonandolo per un braccio, senza procurargli dolore”.

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 7/CSA del 31 Agosto 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Dilettanti, di cui al Com. Uff. n. 39/BS del 5.8.2022

Impugnazione – istanza: - Sig. S.G.

Massima: Confermata la squalifica fino al 31.12.2025 inflitta al dirigente “per avere, per l’intera durata della gara, rivolto espressioni offensive e minacciose accompagnate da gesti indecorosi nei confronti dei calciatori della società avversaria e della terna arbitrale. Al termine della gara entrava sul terreno di gioco e reiterava le espressioni offensive e minacciose all’indirizzo della terna arbitrale e, successivamente, proseguiva nella condotta nella zona antistante lo spogliatoio arbitrale e colpiva con un violento pugno al volto un componente dell’organo tecnico degli arbitri e gli lanciava con forza una sedia di legno colpendolo al fianco, ed a seguito dei colpi ricevuti si recava al pronto soccorso. Nella circostanza minacciava gli addetti alla sicurezza e veniva allontanato con fatica dopo diversi minuti, dopo essere stato identificato dalle forze dell’ordine”. Decisamente priva di pregio si presenta la censura, che assume rilievo pregiudiziale, relativa alla non identificabilità dell’Organo Tecnico degli arbitri, asseritamente scambiato per un dirigente della società avversaria o per un tifoso. Sul punto, a sgomberare il campo da ogni equivoco, la Corte ha ritenuto di ascoltare l’Arbitro a chiarimenti ex art. 50, comma 4, C.G.S.: il Direttore di Gara ha precisato che gli Organi Tecnici degli arbitri (designatore, osservatori) presenziano normalmente alle gare della Tappa e vestono sempre la divisa federale, costituita da bermuda neri e polo azzurra, il che li rende facilmente riconoscibili e – per il loro esiguo numero – addirittura conosciuti da tutti i dirigenti delle società. Deve pertanto ritenersi che il sig….fosse perfettamente consapevole circa l’identità del destinatario dell’aggressione da lui perpetrata. Quanto all’eventualità che il comportamento di esso … possa qualificarsi come “gesto istintivo” dettato dalla concitazione del momento, ciò è smentito dalla concorde, minuziosa ricostruzione dei fatti come risultante dai rapporti dell’Arbitro e del Commissario di Campo, dai quali emerge inequivocabilmente non solo che l’aggressione fisica è avvenuta al culmine di una prolungata azione minacciosa e provocatoria, ma anche che tale aggressione si è concretizzata prima in un violento pugno sferrato al volto dell’O.T. e poi nel lancio di una sedia di legno all’indirizzo del medesimo.  Risultano pertanto confermate tanto la reiterazione del comportamento violento, quanto le conseguenze dannose patite dall’aggredito, il quale ha dovuto ricorrere alle cure sanitarie presso il locale pronto soccorso. Resta da valutare la congruità della sanzione comminata dal Giudice Sportivo, anche in possibile applicazione dell’art. 35 C.G.S.  A tale ultimo proposito, ritiene questa Corte Sportiva di poter privilegiare un’interpretazione della norma meno restrittiva del solo ambito di applicazione soggettivo individuato dagli artt. 5 e 6 del Regolamento del Giuoco del Calcio, limitato cioè ai soli soggetti che concorrono direttamente ed immediatamente alle decisioni tecniche relative ad una singola gara. A ben vedere, difatti, considerata la gravità delle condotte che l’art. 35 intende reprimere, la norma sembra riferita più in generale alla tutela dell’intera classe arbitrale, quale presidio di garanzia del regolare svolgimento delle competizioni sportive e di imparzialità delle relative decisioni, già nella designazione degli arbitri cui è affidata la direzione della singola gara o nella attività di valutazione del loro operato. Considerato quindi che il comma 5 dell’art. 35, per i fatti così come accertati, prevede la sanzione minima di due anni di inibizione, la sanzione inflitta dal Giudice Sportivo (squalifica sino al 31.12.2025) appare congrua in relazione alla gravità dei fatti contestati ed accertati a carico del dirigente sig. Strano, il quale, peraltro, non nega di essere l’autore della violenta aggressione.

Decisione C.S.A. – Sezione I: DECISIONE N. 300/CSA del 18 Maggio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del giudice sportivo presso la Lega Nazionale Professionisti Serie B, di cui al Com. Uff. n. 177 del 19.04.2022, recante l’applicazione della sanzione della squalifica a tutto il 20.05.2022 al sig. S.B. in relazione alla gara Ternana/Frosinone del 18.04.2022

Impugnazione – istanza: - Ternana Calcio s.p.a.

Massima: Confermata la squalifica a tutto il 20.5.2022 inflitta al Presidente  “per avere, al termine della gara, sul terreno di giuoco, con fare intimidatorio, rivolto una critica irrispettosa al Direttore di gara, successivamente, negli spogliatoi, reiterava tale atteggiamento ed impediva fisicamente all'Arbitro di accedere al proprio spogliatoio ponendogli una mano sul petto”.

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 260/CSA del 21 Aprile 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione Giudice Sportivo presso il Dipartimento interregionale, di cui al Com. Uff. n. 5 del 30.03.2022

Impugnazione – istanza: - S.S.D. BRINDISI FC

Massima: Confermata la sanzione dell’inibizione fino al 30.05.2022 inflitta al dirigente “per avere fatto indebito ingresso sul terreno di gioco e in tale occasione, dopo essersi diretto minacciosamente nei pressi del Direttore di gara, rivolto a quest'ultimo reiterate espressioni ingiuriose. Alla notifica del provvedimento disciplinare si rifiutava di uscire dal recinto di gioco sedendosi in panchina. Allontanato dal terreno di gioco grazie al fattivo intervento dei tesserati della stessa società, rivolgeva gesti sarcastici ed ulteriori espressioni ingiuriose all'indirizzo del Direttore di gara. Faceva successivamente rientro nel recinto di gioco reiterando le condotte irriguardose ed ingiuriose”.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 234/CSA del 01 Aprile 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio Cinque di cui al Com. Uff. n. 892 del 28.02.2022

Impugnazione – istanza: - S.S.D. A.r.l. ITALSERVICE PESARO CALCIO A 5

Massima: Confermata la sanzione dell’inibizione a svolgere ogni attività fino al 15.05.2022 al dirigente “Perché riconosciuto personalmente dall'arbitro, dagli spalti per tutta la durata del 2 tempo rivolgeva all'arbitro n.2 reiterate frasi offensive e minacciose, nonché frasi di discriminazione territoriale, unitamente a frasi gravemente lesive dell'operato e della reputazione della Divisione Calcio a Cinque (R.A.- R.C.d.C).” ….Le deduzioni della reclamante, che mirano a screditare il valore di piena prova che l’art 61, comma 1, C.G.S., attribuisce invece ai rapporti degli ufficiali di gara e del Commissario di campo in ordine ai fatti accaduti ed al comportamento dei tesserati in occasione dello svolgimento delle gare, costituiscono mere ed arbitrarie illazioni, destinate ad infrangersi al cospetto delle inequivocabili e convergenti risultanze dei referti di gara.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 176/CSA del 25 Febbraio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo Nazionale presso la Divisione Calcio a 5, di cui al Com. Uff. n. 609 del 28.01.2022

Impugnazione – istanza: - A.S.D. ARCOBALENO ISPICA

Massima: Confermata l’inibizione al dirigente “Perché non inserito in distinta ma riconosciuto dall'arbitro dagli spalti rivolgeva agli arbitri frasi gravemente offensive e minacciose

Decisione C.S.A. – Sezione II: DECISIONE N. 162/CSA del 14 Febbraio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico di cui al Com. Uff. n. 190/DIV del 03.02.2022

Impugnazione – istanza: -   Sig. F.M.

Massima: Rigettato il reclamo proposto in via d’urgenza e per l’effetto confermata la sanzione della “inibizione a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, a ricoprire cariche federali ed a rappresentare la società nell’ambito federale, a tutto il 21 febbraio 2002”, inflitta dal Giudice Sportivo al direttore sportivo, ex art. 4, commi 1 e 2 ed art. 9, comma 1, lett. h), C.G.S., “per avere, al 16° minuto del secondo tempo, tenuto un comportamento offensivo e minaccioso nei confronti di un calciatore avversario, in quanto dopo la segnatura della rete della società avversaria, a gioco fermo entrava sul terreno di gioco, cercando di raggiungere un calciatore avversario e pronunciando al suo indirizzo una frase offensiva. Misura della sanzione in applicazione degli artt. 4 e 13, comma 2, C.G.S., valutate le modalità complessive della condotta”…In punto di qualificazione giuridica, l’illecito riguarda la violazione degli obblighi di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 4 C.G.S., punita col rinvio alle sanzioni di cui all’art. 9, comma 1, C.G.S. Tali sanzioni, da commisurare alla natura ed alla gravità dei fatti commessi, sono gradatamente le seguenti: “a) ammonizione; b) ammonizione con diffida; c) ammenda; d) ammenda con diffida; e) squalifica per una o più giornate di gara; in caso di condotta di particolare violenza o di particolare gravità, la squalifica non è inferiore a quattro giornate di gara; f) squalifica a tempo determinato in ambito FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA; g) divieto temporaneo di accedere agli impianti sportivi in cui si svolgono manifestazioni o gare calcistiche, anche amichevoli, in ambito FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA; h) inibizione temporanea a svolgere attività in ambito FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali e a rappresentare le società in ambito federale, indipendentemente dall’eventuale rapporto di lavoro”. Valuta il collegio che l’illecito dell’incolpato appare particolarmente grave rispetto ai predetti obblighi di lealtà, correttezza e probità, essendo lo stesso scomponibile in tre condotte diverse: l’entrata in campo a gioco fermo; il tentativo minaccioso di raggiungere un calciatore avversario; la pronuncia al suo indirizzo di una frase pesantemente offensiva.

Decisione C.F.A. – Sezioni Unite : Decisione pubblicata sul CU n. 0056/CFA del 04 Gennaio 2022 (motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione Giudice Sportivo Territoriale presso il Comitato Provinciale Autonomo di Trento, pubblicata sul C.U. n. 34 del medesimo Comitato provinciale

Impugnazione – istanza: Presidente federale/S.B. -A.S.D. Alto Garda

Massima: Accolto il reclamo del Presidente Federale e per l’effetto rideterminata l’inibizionefino al 14 ottobre 2023” inflitta dal Giudice sportivo, in quella di anni 4 e mesi 6 a carico del dirigente  che in occasione della gara del campionato Juniores Provinciali “si avvicinava all’arbitro e dapprima lo spintonava al petto e, a seguito del provvedimento di espulsione, colpiva il direttore di gara al braccio e al costato per tre volte con la bandierina da assistente…. prognosi di guarigione di 6 giorni”…L’art. 35 CGS disciplina e sanziona le condotte violente nei confronti degli ufficiali di gara. In particolare, l’art. 35, comma 1, definisce: “Costituisce condotta violenta ogni atto intenzionale diretto a produrre una lesione personale e che si concretizza in una azione impetuosa ed incontrollata, connotata da una volontaria aggressività, ivi compreso lo sputo, in occasione o durante la gara, nei confronti dell’ufficiale”. La norma, poi, contiene il regime delle sanzioni che vengono distinte a seconda della condotta e del ruolo ricoperto dal tesserato (calciatore, tecnico, dirigente). Per quanto di specifico interesse nel presente procedimento, l’art. 35, comma 5, CGS, prevede per “i dirigenti, i soci e non soci di cui all’art.2, comma 2 che pongono in essere la condotta di cui al comma 1, provocando lesione personale, attestata con referto medico rilasciato da struttura sanitaria pubblica, sono puniti con la sanzione minima di due anni di inibizione.”. Risulta dal referto di gara redatto dall’arbitro M. in occasione della partita Virtus Rovere - Alto Garda, del 9 ottobre 2021, che il signor S. B., tesserato FIGC e dirigente della Squadra Alto Garda, con funzioni di assistente di parte, abbia cagionato al direttore di gara delle lesioni personali, attestate dall’Ospedale di Rovereto. Pertanto, la condotta violenta che ha procurato lesioni al direttore di gara rientra nella previsione dell’art. 35, comma 5, CGS. La predetta norma, infatti, sanziona con l’inibizione nel minimo di due anni la condotta violenta che provoca lesioni personali all’arbitro, attestate con referto medico rilasciato da struttura sanitaria pubblica. Dal punto di vista dell’accertamento della responsabilità e dell’inquadramento della fattispecie, la decisione del Giudice Sportivo Territoriale appare essere corretta. Non altrettanto, ad avviso del Collegio, può dirsi in ordine alla quantificazione della sanzione disposta ai minimi della previsione normativa. Come rappresentato nel reclamo del Presidente Federale della FIGC, l’irrogazione del minimo nella sanzione appare essere inadeguata e incongruente rispetto alla accertata gravità dei fatti. Lo stesso provvedimento impugnato riconosce che i fatti compiuti dal B. nei confronti del ddg sono connotati da “estrema violenza”. Peraltro, non si è trattato di un gesto episodico, atteso che è maturato in un contesto dapprima di offese, frasi ingiuriose e bestemmie da parte del dirigente che, alla fine, ha colpito per tre volte con la bandierina l’arbitro, dopo averlo spintonato. Da questo uniforme quadro probatorio, emerge una condotta grave e reiterata posta in essere dal dirigente della Società ospite al termine della gara. Tale gravità, a prescindere dal riconoscimento di eventuali circostanze attenuanti, non può essere sanzionata con l’applicazione del minimo della sanzione edittale. L’ordinamento sportivo non può in alcun modo tollerare fenomeni di violenza posti a danno degli ufficiali di gara da parte di tesserati. Tali comportamenti devono essere valutati con la massima severità in quanto ledono il bene giuridico fondamentale dell’incolumità dell’arbitro; tanto più allorché essi sono tenuti da dirigenti della società che, per il ruolo rivestito, devono tenere una condotta rigorosamente ispirata ai principi della lealtà, della correttezza e della probità, anche come modello di comportamento per i calciatori della squadra. La stessa norma (art. 35, comma 5, CGS), nello stabilire la sanzione minima di due anni di inibizione, attribuisce al Giudice di determinare in concreto la sanzione sulla base della valutazione della gravità della condotta, il contesto nel quale è avvenuta (comportamento episodico o reiterato), le conseguenze subite dall’arbitro. Sotto tale ultimo profilo, la necessità di un referto rilasciato da una struttura sanitaria pubblica esclude ogni carattere di soggettività rispetto alle lesioni subite. Nel caso di specie, valutando tutti gli elementi fattuali, il Collegio ritiene che la sanzione adeguata e proporzionata rispetto al comportamento del dirigente non possa essere ridotta ai minimi edittali, anche a tutela della credibilità e della (stessa) tenuta del sistema, che ha il preciso dovere di tutelare al massimo i direttori di gara. Tale esigenza appare ancora più intensa nelle gare delle giovanili, ove alle società e ai loro dirigenti vengono demandati anche compiti e funzioni di collaborazione per assicurare la regolarità dello svolgimento della partita. Passando alla disamina della posizione, è certamente grave la condotta del B., dirigente responsabile della squadra Alto Garda e, nell’occasione, assistente di parte, che, dapprima ha spintonato l’arbitro e, di poi, lo ha colpito più volte con la bandierina, provocandogli policontusioni. Per questi motivi per il B., ritenuta la responsabilità disciplinare e la sussistenza di circostanze aggravanti di cui all’art. 14 CGS, la sanzione viene determinata in anni 4 e mesi 6 di inibizione, fino al 14 aprile 2026.

Decisione C.F.A. – Sezioni Unite : Decisione pubblicata sul CU n. 0054/CFA del 03 Gennaio 2022 (motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione Giudice Sportivo Territoriale presso il Comitato Regionale Puglia, pubblicata sul C.U. n. 46 del medesimo Comitato regionale del 21.10.2021

Impugnazione – istanza: Presidente federale/G.M. – A.M. - A.S.D: Copertino Calcio

Massima: Su ricorso del Presidente Federale, rideterminata l’inibizione in anni 4, in luogo di quella inflitta in primo grado “fino al 12/01/2022 al dirigente perchè “Durante la gara, di seguito ad una decisione dell'Arbitro, entrava in campo senza essere autorizzato, lo raggiungeva protestando ed inveendo; lo stesso, raggiungeva l'Arbitro minacciandolo con parole ingiuriose ed irriguardose, lo toccava spingendolo con il petto proferendo ancora parole gravi. Successivamente prendeva la bandierina dell'assistente di gara, una volta avvicinatosi all'Arbitro, lo colpiva ripetutamente sulla coscia (senza provocare forti dolori); il dirigente proseguiva con l'atteggiamento minaccioso”. In particolare, venivano profferite in pubblico reiterate minacce di morte (come da referto arbitrale, “il sig. M. G.entrava sul terreno di giuoco per protestare una mia decisione, con aria minacciosa, spingendomi con il petto diceva testuali parole: “oggi non esci vivo di qui, ti uccido figlio di puttana, ti faccio uccidere a Copertino stronzo di merda”). Rideterminata, invece, l’inibizione in anni 1, in luogo di quella inflitta in primo grado “fino al 21.10.2023 al dirigente all’altro dirigente che “Si avvicinava al Direttore di Gara, minacciandolo reiteratamente con parole ingiuriose e irriguardose. Successivamente, a distanza, continuava con atteggiamento minaccioso e lanciava una bandierina in direzione dell’arbitro ma senza colpirlo”….….L’art. 35 CGS disciplina e sanziona le condotte violente nei confronti degli ufficiali di gara. In particolare, l’art. 35, comma 1, reca la seguente definizione: “Costituisce condotta violenta ogni atto intenzionale diretto a produrre una lesione personale e che si concretizza in una azione impetuosa ed incontrollata, connotata da una volontaria aggressività, ivi compreso lo sputo, in occasione o durante la gara, nei confronti dell’ufficiale”. La norma differenzia inoltre il regime delle sanzioni a seconda della condotta tenuta e del ruolo ricoperto da ciascun tesserato (calciatore, tecnico, dirigente). Così ricostruito il quadro normativo di riferimento, questa Corte ritiene che la decisione del Giudice Sportivo Territoriale sia corretta dal punto di vista dell’accertamento delle responsabilità e dell’inquadramento della fattispecie, mentre risulti invece inadeguata in rapporto alla gravità della condotta tenuta, in concreto, dai due tesserati del Copertino Calcio, G. M. e A. M.. La condotta di entrambi deve ritenersi contraddistinta da violenza, ai sensi dell’art. 35, comma 1, CGS, non soltanto per ciò che attiene al tesserato G. M., reo di aver dapprima spinto con il petto il Direttore di Gara e poi di averne percosso la gamba con la bandiera dell’assistente di gara (seppure senza provocargli dolore), ma anche nel caso del tesserato A. M., atteso che se nella tipizzazione della condotta violenta di cui al richiamato art. 35, comma 1, rientra anche lo sputo, a fortiori non può non rientrarvi anche il lancio della bandiera all’indirizzo dell’arbitro, pur quando – come nella specie – fortuitamente non lo colpisca. In entrambi i casi, a colorare nel senso di una particolare gravità le rispettive condotte – tenute, è da evidenziare, da dirigenti della Società che ospitava la partita – sta anche la circostanza che il tesserato A. M. svolgeva, al momento dei fatti, funzioni di assistente del Direttore di gara (e dunque disponeva a questo titolo della bandierina che ha scagliato contro l’arbitro), mentre il tesserato G. M.ha rivolto in pubblico al Direttore di gara, reiterate minacce di morte (come da referto arbitrale, “il sig. M. G. entrava sul terreno di giuoco per protestare una mia decisione, con aria minacciosa, spingendomi con il petto diceva testuali parole: “oggi non esci vivo di qui, ti uccido figlio di puttana, ti faccio uccidere a Copertino stronzo di merda”). Tale gravità, a prescindere dal riconoscimento di eventuali circostanze attenuanti, per un verso non può essere sanzionata, nel primo caso, in misura inferiore al minimo della pena edittale, e, per altro verso, riguardo al tesserato G. M., con una inibitoria troppo sottoproporzionata, e per ciò stesso inadeguata, rispetto al disvalore espresso dalla condotta in concreto tenuta. L’ordinamento sportivo non può in alcun modo tollerare fenomeni di violenza posti a danno degli ufficiali di gara da parte di tesserati. Tali comportamenti devono essere valutati con la massima severità in quanto ledono il bene giuridico fondamentale dell’incolumità dell’arbitro; tanto più allorché essi sono tenuti da dirigenti della società che, per il ruolo rivestito, devono assumere una condotta rigorosamente ispirata ai principi della lealtà, della correttezza e della probità, anche come modello di comportamento per i calciatori della squadra. A fronte di due comportamenti diversi fra loro (anche per intensità e gravità) ma in ogni caso non semplicemente ingiuriosi o irriguardosi, bensì connotati da violenza, nei termini anzidetti, il Giudice sportivo territoriale ha dunque fatto applicazione non appropriata del comma 3 dell’art. 35, CGS. In particolare, nel caso del tesserato A. M., il Giudice sportivo territoriale è incorso in evidente errore comminando una sanzione inibitoria addirittura inferiore al minimo edittale di un anno; nel caso del tesserato G. M., invece, comminando una sanzione inibitoria superiore sì al minimo edittale ma non adeguata alla gravità della condotta tenuta nei confronti del Direttore di Gara, considerati in particolare il doppio contatto fisico e le reiterate minacce di morte profferite in pubblico.

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