Decisione C.F.A. – Sezioni Unite : Decisione pubblicata sul CU n. 0056/CFA del 04 Gennaio 2022 (motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione Giudice Sportivo Territoriale presso il Comitato Provinciale Autonomo di Trento, pubblicata sul C.U. n. 34 del medesimo Comitato provinciale

Impugnazione – istanza: Presidente federale/S.B. -A.S.D. Alto Garda

Massima: Accolto il reclamo del Presidente Federale e per l’effetto rideterminata l’inibizionefino al 14 ottobre 2023” inflitta dal Giudice sportivo, in quella di anni 4 e mesi 6 a carico del dirigente  che in occasione della gara del campionato Juniores Provinciali “si avvicinava all’arbitro e dapprima lo spintonava al petto e, a seguito del provvedimento di espulsione, colpiva il direttore di gara al braccio e al costato per tre volte con la bandierina da assistente…. prognosi di guarigione di 6 giorni”…L’art. 35 CGS disciplina e sanziona le condotte violente nei confronti degli ufficiali di gara. In particolare, l’art. 35, comma 1, definisce: “Costituisce condotta violenta ogni atto intenzionale diretto a produrre una lesione personale e che si concretizza in una azione impetuosa ed incontrollata, connotata da una volontaria aggressività, ivi compreso lo sputo, in occasione o durante la gara, nei confronti dell’ufficiale”. La norma, poi, contiene il regime delle sanzioni che vengono distinte a seconda della condotta e del ruolo ricoperto dal tesserato (calciatore, tecnico, dirigente). Per quanto di specifico interesse nel presente procedimento, l’art. 35, comma 5, CGS, prevede per “i dirigenti, i soci e non soci di cui all’art.2, comma 2 che pongono in essere la condotta di cui al comma 1, provocando lesione personale, attestata con referto medico rilasciato da struttura sanitaria pubblica, sono puniti con la sanzione minima di due anni di inibizione.”. Risulta dal referto di gara redatto dall’arbitro M. in occasione della partita Virtus Rovere - Alto Garda, del 9 ottobre 2021, che il signor S. B., tesserato FIGC e dirigente della Squadra Alto Garda, con funzioni di assistente di parte, abbia cagionato al direttore di gara delle lesioni personali, attestate dall’Ospedale di Rovereto. Pertanto, la condotta violenta che ha procurato lesioni al direttore di gara rientra nella previsione dell’art. 35, comma 5, CGS. La predetta norma, infatti, sanziona con l’inibizione nel minimo di due anni la condotta violenta che provoca lesioni personali all’arbitro, attestate con referto medico rilasciato da struttura sanitaria pubblica. Dal punto di vista dell’accertamento della responsabilità e dell’inquadramento della fattispecie, la decisione del Giudice Sportivo Territoriale appare essere corretta. Non altrettanto, ad avviso del Collegio, può dirsi in ordine alla quantificazione della sanzione disposta ai minimi della previsione normativa. Come rappresentato nel reclamo del Presidente Federale della FIGC, l’irrogazione del minimo nella sanzione appare essere inadeguata e incongruente rispetto alla accertata gravità dei fatti. Lo stesso provvedimento impugnato riconosce che i fatti compiuti dal B. nei confronti del ddg sono connotati da “estrema violenza”. Peraltro, non si è trattato di un gesto episodico, atteso che è maturato in un contesto dapprima di offese, frasi ingiuriose e bestemmie da parte del dirigente che, alla fine, ha colpito per tre volte con la bandierina l’arbitro, dopo averlo spintonato. Da questo uniforme quadro probatorio, emerge una condotta grave e reiterata posta in essere dal dirigente della Società ospite al termine della gara. Tale gravità, a prescindere dal riconoscimento di eventuali circostanze attenuanti, non può essere sanzionata con l’applicazione del minimo della sanzione edittale. L’ordinamento sportivo non può in alcun modo tollerare fenomeni di violenza posti a danno degli ufficiali di gara da parte di tesserati. Tali comportamenti devono essere valutati con la massima severità in quanto ledono il bene giuridico fondamentale dell’incolumità dell’arbitro; tanto più allorché essi sono tenuti da dirigenti della società che, per il ruolo rivestito, devono tenere una condotta rigorosamente ispirata ai principi della lealtà, della correttezza e della probità, anche come modello di comportamento per i calciatori della squadra. La stessa norma (art. 35, comma 5, CGS), nello stabilire la sanzione minima di due anni di inibizione, attribuisce al Giudice di determinare in concreto la sanzione sulla base della valutazione della gravità della condotta, il contesto nel quale è avvenuta (comportamento episodico o reiterato), le conseguenze subite dall’arbitro. Sotto tale ultimo profilo, la necessità di un referto rilasciato da una struttura sanitaria pubblica esclude ogni carattere di soggettività rispetto alle lesioni subite. Nel caso di specie, valutando tutti gli elementi fattuali, il Collegio ritiene che la sanzione adeguata e proporzionata rispetto al comportamento del dirigente non possa essere ridotta ai minimi edittali, anche a tutela della credibilità e della (stessa) tenuta del sistema, che ha il preciso dovere di tutelare al massimo i direttori di gara. Tale esigenza appare ancora più intensa nelle gare delle giovanili, ove alle società e ai loro dirigenti vengono demandati anche compiti e funzioni di collaborazione per assicurare la regolarità dello svolgimento della partita. Passando alla disamina della posizione, è certamente grave la condotta del B., dirigente responsabile della squadra Alto Garda e, nell’occasione, assistente di parte, che, dapprima ha spintonato l’arbitro e, di poi, lo ha colpito più volte con la bandierina, provocandogli policontusioni. Per questi motivi per il B., ritenuta la responsabilità disciplinare e la sussistenza di circostanze aggravanti di cui all’art. 14 CGS, la sanzione viene determinata in anni 4 e mesi 6 di inibizione, fino al 14 aprile 2026.

Decisione C.F.A. – Sezioni Unite : Decisione pubblicata sul CU n. 0054/CFA del 03 Gennaio 2022 (motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione Giudice Sportivo Territoriale presso il Comitato Regionale Puglia, pubblicata sul C.U. n. 46 del medesimo Comitato regionale del 21.10.2021

Impugnazione – istanza: Presidente federale/G.M. – A.M. - A.S.D: Copertino Calcio

Massima: Su ricorso del Presidente Federale, rideterminata l’inibizione in anni 4, in luogo di quella inflitta in primo grado “fino al 12/01/2022 al dirigente perchè “Durante la gara, di seguito ad una decisione dell'Arbitro, entrava in campo senza essere autorizzato, lo raggiungeva protestando ed inveendo; lo stesso, raggiungeva l'Arbitro minacciandolo con parole ingiuriose ed irriguardose, lo toccava spingendolo con il petto proferendo ancora parole gravi. Successivamente prendeva la bandierina dell'assistente di gara, una volta avvicinatosi all'Arbitro, lo colpiva ripetutamente sulla coscia (senza provocare forti dolori); il dirigente proseguiva con l'atteggiamento minaccioso”. In particolare, venivano profferite in pubblico reiterate minacce di morte (come da referto arbitrale, “il sig. M. G.entrava sul terreno di giuoco per protestare una mia decisione, con aria minacciosa, spingendomi con il petto diceva testuali parole: “oggi non esci vivo di qui, ti uccido figlio di puttana, ti faccio uccidere a Copertino stronzo di merda”). Rideterminata, invece, l’inibizione in anni 1, in luogo di quella inflitta in primo grado “fino al 21.10.2023 al dirigente all’altro dirigente che “Si avvicinava al Direttore di Gara, minacciandolo reiteratamente con parole ingiuriose e irriguardose. Successivamente, a distanza, continuava con atteggiamento minaccioso e lanciava una bandierina in direzione dell’arbitro ma senza colpirlo”….….L’art. 35 CGS disciplina e sanziona le condotte violente nei confronti degli ufficiali di gara. In particolare, l’art. 35, comma 1, reca la seguente definizione: “Costituisce condotta violenta ogni atto intenzionale diretto a produrre una lesione personale e che si concretizza in una azione impetuosa ed incontrollata, connotata da una volontaria aggressività, ivi compreso lo sputo, in occasione o durante la gara, nei confronti dell’ufficiale”. La norma differenzia inoltre il regime delle sanzioni a seconda della condotta tenuta e del ruolo ricoperto da ciascun tesserato (calciatore, tecnico, dirigente). Così ricostruito il quadro normativo di riferimento, questa Corte ritiene che la decisione del Giudice Sportivo Territoriale sia corretta dal punto di vista dell’accertamento delle responsabilità e dell’inquadramento della fattispecie, mentre risulti invece inadeguata in rapporto alla gravità della condotta tenuta, in concreto, dai due tesserati del Copertino Calcio, G. M. e A. M.. La condotta di entrambi deve ritenersi contraddistinta da violenza, ai sensi dell’art. 35, comma 1, CGS, non soltanto per ciò che attiene al tesserato G. M., reo di aver dapprima spinto con il petto il Direttore di Gara e poi di averne percosso la gamba con la bandiera dell’assistente di gara (seppure senza provocargli dolore), ma anche nel caso del tesserato A. M., atteso che se nella tipizzazione della condotta violenta di cui al richiamato art. 35, comma 1, rientra anche lo sputo, a fortiori non può non rientrarvi anche il lancio della bandiera all’indirizzo dell’arbitro, pur quando – come nella specie – fortuitamente non lo colpisca. In entrambi i casi, a colorare nel senso di una particolare gravità le rispettive condotte – tenute, è da evidenziare, da dirigenti della Società che ospitava la partita – sta anche la circostanza che il tesserato A. M. svolgeva, al momento dei fatti, funzioni di assistente del Direttore di gara (e dunque disponeva a questo titolo della bandierina che ha scagliato contro l’arbitro), mentre il tesserato G. M.ha rivolto in pubblico al Direttore di gara, reiterate minacce di morte (come da referto arbitrale, “il sig. M. G. entrava sul terreno di giuoco per protestare una mia decisione, con aria minacciosa, spingendomi con il petto diceva testuali parole: “oggi non esci vivo di qui, ti uccido figlio di puttana, ti faccio uccidere a Copertino stronzo di merda”). Tale gravità, a prescindere dal riconoscimento di eventuali circostanze attenuanti, per un verso non può essere sanzionata, nel primo caso, in misura inferiore al minimo della pena edittale, e, per altro verso, riguardo al tesserato G. M., con una inibitoria troppo sottoproporzionata, e per ciò stesso inadeguata, rispetto al disvalore espresso dalla condotta in concreto tenuta. L’ordinamento sportivo non può in alcun modo tollerare fenomeni di violenza posti a danno degli ufficiali di gara da parte di tesserati. Tali comportamenti devono essere valutati con la massima severità in quanto ledono il bene giuridico fondamentale dell’incolumità dell’arbitro; tanto più allorché essi sono tenuti da dirigenti della società che, per il ruolo rivestito, devono assumere una condotta rigorosamente ispirata ai principi della lealtà, della correttezza e della probità, anche come modello di comportamento per i calciatori della squadra. A fronte di due comportamenti diversi fra loro (anche per intensità e gravità) ma in ogni caso non semplicemente ingiuriosi o irriguardosi, bensì connotati da violenza, nei termini anzidetti, il Giudice sportivo territoriale ha dunque fatto applicazione non appropriata del comma 3 dell’art. 35, CGS. In particolare, nel caso del tesserato A. M., il Giudice sportivo territoriale è incorso in evidente errore comminando una sanzione inibitoria addirittura inferiore al minimo edittale di un anno; nel caso del tesserato G. M., invece, comminando una sanzione inibitoria superiore sì al minimo edittale ma non adeguata alla gravità della condotta tenuta nei confronti del Direttore di Gara, considerati in particolare il doppio contatto fisico e le reiterate minacce di morte profferite in pubblico.

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