Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 323/CSA del 13 Giugno 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a Cinque LND FIGC, di cui al Com. Uff. n. 1443 del 31.05.2022

Impugnazione – istanza: - A.S.D. Femminile Pescara Futsal

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore “Per aver rivolto ad un avversario ed agli arbitri frasi gravemente offensive”..dalla panchina rivolgeva le seguenti parole: “Merde, quella lì mi ha buttato per terra. Non avete visto nulla stronzi!!”

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 288/CSA del 12 Maggio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a 5 LND, di cui al Com. Uff. n.1199 del 13.04.2022

Impugnazione – istanza: -  REAL FABRICA DI ROMA

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore “per comportamento offensivo e minaccioso a fine gara nei confronti dell’arbitro”… ‘sti due coglioni, se retrocediamo vi devo ammazzare’” .

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 272/CSA del 02 Maggio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso il Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti Figc di cui al Com. Uff. n. 23 del 20.04.2022

Impugnazione – istanza: SG City Nova FC

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “Per aver colpito con uno schiaffo al volto un calciatore avversario”….In particolare, ai fini della decisione della presente controversia, occorre valutare se sia corretta la qualificazione del fatto operata dal Giudice Sportivo in termini di condotta violenta, ex art.38 C.G.S., ovvero se piuttosto non si debba ritenere che la condotta posta in essere dal Pedone sia gravemente antisportiva ex art. 39, comma 1, C.G.S. e, come tale, sanzionabile con la squalifica per due giornate effettive di gara. A tal fine, soccorre la refertazione arbitrale, costituente, ai sensi dell’art. 61 C.G.S., la fonte di prova privilegiata circa i fatti accaduti e il comportamento di tesserati in occasione dello svolgimento delle gare, dalla quale emerge che il calciatore Pedone “A gioco in svolgimento, con il pallone in possesso di un altro calciatore, per divincolarsi da un avversario che lo tratteneva, lo colpiva con uno schiaffo al volto. L'espulso abbandonava immediatamente il tdg, l'infortunato prendeva nuovamente parte al gioco dopo aver ricevuto le cure mediche senza uscire dal tdg”.  Gli elementi da considerare sono, quindi, il gioco in svolgimento, lo scopo di divincolarsi da un avversario che lo tratteneva, il colpo inferto con uno schiaffo al volto, l’assenza di conseguenze per l’avversario, la circostanza che quest’ultimo prendeva nuovamente parte al gioco dopo aver ricevuto le cure mediche senza uscire dal tdg. Tali elementi, emergenti direttamente dal referto arbitrale, tra loro combinati e attentamente valutati, inducono a ritenere che nel caso di specie non si sia realizzata da parte del Pedone una condotta violenta connotata da volontaria aggressività e intenzione di produrre danni da lesioni personali o di offendere o porre in pericolo l’integrità fisica dell’atleta avversario e, quindi, che la fattispecie concreta non integri quella astrattamente prevista, disciplinata e sanzionata dall’art. 38 C.G.S. La condotta perpetrata dal tesserato della società reclamante può, piuttosto, essere configurata come gravemente antisportiva, tenuto conto che il colpo è stato inferto con uno schiaffo, quindi a mano aperta e non chiusa a pugno e al solo scopo di divincolarsi dal contendente. Depone in tal senso anche l’assenza di conseguenze derivanti dal gesto, con successiva regolare prosecuzione della gara da parte del calciatore attinto dal colpo, comunque specificamente censurabile ex art. 39, comma 1, C.G.S., stante il fatto che lo schiaffo ha raggiunto il volto dell’avversario.

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 265/CSA del 27 Aprile 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso il Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti Figc di cui al Com. Uff. n. 6 del 28.03.2022

Impugnazione – istanza: Gladiator 1924 SSD ARL

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “Per avere a gioco fermo, colpito un calciatore avversario con una gomitata al volto”….Gli elementi da considerare sono, quindi, il gioco fermo, il precedente calcio di punizione, la gomitata di media intensità inferta sulla mandibola, lo scopo di allontanare l’avversario, la non necessità di intervento medico, e la presumibile conseguente regolare prosecuzione della gara da parte del calciatore attinto. Tali elementi, emergenti direttamente dal referto arbitrale, tra loro combinati e attentamente valutati, inducono a ritenere che nel caso di specie non si sia realizzata una condotta violenta connotata da volontaria aggressività e intenzione di produrre danni da lesioni personali o di offendere o porre in pericolo l’integrità fisica di colui che subisce il colpo, ovvero ancora di determinarne uno stato di incapacità, anche limitata: elementi che, per costante giurisprudenza, si ritengono necessari per la ricorrenza della fattispecie prevista e disciplinata dall’art.38 CGS. La condotta perpetrata dal tesserato della società reclamante, infatti, può, piuttosto essere configurata come gravemente antisportiva, tenuto conto che, se depongono per l’assenza di violenza l’unicità e repentinità dell’azione perpetrata dal calciatore …, il fatto che il gesto sia stato posto in essere con media intensità e al solo scopo di allontanare il contendente, senza procurare a costui alcuna conseguenza sul piano fisico (tanto da consentirgli la regolare prosecuzione della gara), una tale condotta resta comunque specificamente censurabile ex art. 39, comma 1, CGS, avendo il gesto scomposto attinto la mandibola dell’avversario.

Decisione C.S.A. – Sezione II: DECISIONE N. 262/CSA del 21 Aprile 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso Lega Italiana Calcio Professionistico - Com. Uff. n. 269/DIV del 29.03.2022

Impugnazione – istanza: - ACN Siena 1904 S.r.l.

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore “per avere, al 35°minuto del secondo tempo, tenuto una condotta antisportiva nei confronti di un calciatore avversario in quanto, a gioco in svolgimento, nel tentativo di giocare il pallone lo colpiva con i tacchetti all’altezza della caviglia e della tibia con vigoria sproporzionata. Misura della sanzione in applicazione dell’art 39 C.G.S, valutate le modalità complessive della condotta e considerato, da una parte, la pericolosità e le modalità del fallo commesso e, dall'altra, che non si sono verificate conseguenze dannose a carico dell'avversario” (così, testualmente, nel provvedimento sanzionatorio).

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 255/CSA del 14 Aprile 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso il Dipartimento Interregionale di cui al Com. Uff. n. 67/CS del 16.03.2022

Impugnazione – istanza: - Città di Fasano / Bitonto Calcio

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “Per avere, a gioco fermo, colpito un calciatore avversario con una manata al volto”…. La Corte, ben consapevole del principio espresso dall’art. 61, comma 1, C.G.S., riguardo al valore di piena prova attribuito dall’ordinamento sportivo alle dichiarazioni rese dagli ufficiali di gara all’interno dei referti, ha ritenuto di ascoltare, a chiarimento della dinamica dei fatti, il primo assistente dell’arbitro. Il Sig. …., raggiunto telefonicamente durante la camera di consiglio, ha confermato di aver visto “una manata al volto” del Corvino, il quale, tuttavia, non ha avuto necessità dell’intervento dei sanitari, non avendo riportato alcun danno fisico. Sia l’arbitro che l’assistente erano distanti dal centrocampo, ove si sono svolti i fatti controversi, sicché appare verosimile che entrambi non abbiano potuto apprezzare con sufficiente certezza l’intensità del gesto, il suo carattere violento, le conseguenze sul Corvino. L’incerta percezione dei fatti, come si è visto, ha addirittura determinato l’erronea individuazione dell’autore del fatto, alla luce del filmato video prodotto dianzi al Giudice Sportivo. Ai fini della decisione della presente controversia, non si può che muovere da quanto disposto dall’art. 39, comma 1, C.G.S., riguardo alla condotta gravemente antisportiva commessa dai calciatori in occasione o durante la gara, che prevede come sanzione minima la squalifica per due giornate effettive di gara. Nel caso in esame, sulla base dei chiarimenti resi dall’assistente e delle peculiarità dei fatti in contestazione, la sanzione inflitta dal Giudice Sportivo appare a questa Corte eccessivamente afflittiva. E’ verosimile infatti, alla luce di tutto quanto sin qui rilevato, che il gesto del calciatore della U.S. Bitonto Calcio non avesse alcun intento lesivo e fosse preordinato, seppure n modo scomposto, ad allontanare da sé il calciatore della U.S. Città di Fasano intenzionato a recuperare il pallone così da far riprendere celermente il gioco. Per tale motivo, la condotta del calciatore della società reclamante deve essere qualificata gravemente antisportiva e non anche violenta.

Decisione C.S.A. – Sezione I: DECISIONE N. 254/CSA del 13 Aprile 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Professionisti Serie B, di cui al Com. Uff.  C.U. n. 156 del 17 marzo 2022

Impugnazione – istanza: - U.S. Cremonese S.p.A.

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore  “per avere, al 41° del secondo tempo, rivolto al Direttore di Gara un’espressione ingiuriosa” “ma come sei scarso…La Corte, ben consapevole del principio espresso dall’art. 61, 1, C.G.S., riguardo al valore di “piena prova” attribuita dall’Ordinamento sportivo alle dichiarazioni rese dagli ufficiali di gara all’interno dei referti, ha ritenuto la refertazione inconfutabile per la fede privilegiata riconosciuta dall’ordinamento. A tal fine interviene la decisione del Collegio di Garanzia dello Sport – Sez. I – decisione n 23/2021, laddove si legge che “ le attività del giudice di gara – investito di un’attività avente connotazioni e finalità pubblicistiche (cfr. Cassazione civile, sez. un., 09 gennaio 2019, n. 328) – e di ciò che vede e sente è riportata fedelmente nel referto arbitrale, che, per costante orientamento giurisprudenziale, gode di efficacia probatoria privilegiata, ai sensi dell’art. 61 del Codice di Giustizia Sportiva FIGC, circa il comportamento tenuto dai tesserati in occasione dello svolgimento delle gare. Tale ultima norma attribuisce ai referti arbitrali un valore probatorio simile a quello riservato dall’art. 2700 c.c. agli atti pubblici. Questa efficacia probatoria si estende non solo al tempo e al luogo della gara strettamente intesi (ossia tempo di gara e rettangolo di gioco), ma a tutti gli eventi che siano collegati alla gara stessa, atteso che l’espressione “in occasione dello svolgimento della gara”, contenuta nell’art. 61 CGS, si riferisce chiaramente a tutte le circostanze che, trovando “occasione” nella gara, assumono rilevanza per l’ordinamento sportivo. Così il referto arbitrale mantiene la sua efficacia anche laddove i fatti descritti siano avvenuti a gara terminata (cfr., Collegio di Garanzia dello Sport, decisione n. 84/17). La richiamata pronuncia precisa che “nella loro funzione giustiziale, agli organi di giustizia sportiva è sì “applicabile” il principio di cui all’art. 116 c.p.c. e quindi del suo libero convincimento, ma tale convincimento si arresta dinnanzi alle prove c.d. legali, in cui il valore della fonte di prova (nel caso di specie il referto arbitrale) è predeterminato dalla legge (nel caso di specie dalla regolamentazione sportiva). Pertanto, a nulla valgono le invocate richieste di attenuazione, peraltro non riportate nel referto, e che la reclamante intende porre alla base della richiesta di diminuzione della sanzione inflitta e che, comunque, nella specie non sono riscontrabili. Non solo, anche la giurisprudenza richiamata nel reclamo, a conforto della richiesta riduzione, non appare conferente in quanto non vi è alcun richiamo a fatti che possono essere ricondotti all’art. 13 CGS e che potrebbero indurre ad una valutazione attenuata della sanzione prevista dall’art. 36 CGS per la condotta ascritta al giocatore .... Infine anche a voler ritenere, come affermato dalla reclamante, la frase pronunciata dal … quale irrispettosa o irriguardosa, la stessa non avrebbe sorte diversa dalla frase ingiuriosa in quanto l’art. 36 del CGS ha chiaramente equiparato le due ipotesi affermando che “Ai calciatori e ai tecnici responsabili delle infrazioni di seguito indicate, commesse in occasione o durante la gara, è inflitta, salva l'applicazione di circostanze attenuanti o aggravanti, come sanzione minima la squalifica: [ ...] a) per due giornate o a tempo determinato, in caso di condotta ingiuriosa o irriguardosa nei confronti degli ufficiali di gara".

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 246/CSA del 06 Aprile 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la LND - Dipartimento Interregionale, di cui al Com. Uff. n.8 del 31.03.2022

Impugnazione – istanza: - Novara Football Club S.S.D. Srl

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore “"Per avere, a fine gara, rivolto espressione offensiva all’indirizzo del Direttore di Gara”.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 237/CSA del 01 Aprile 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Dilettanti Dipartimento Interregionale, di cui al Com. Uff. n. 58 del 02.03.2022

Impugnazione – istanza: - ASD Giarre 1946

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “per aver colpito un calciatore avversario con un pugno.” ….Il Sig. …., arbitro della gara A.S.D. Giarre 1946/ Città di Acireale, raggiunto telefonicamente durante la camera di consiglio, ha confermato il contenuto del suo referto, precisando che il C., in occasione dell’episodio che ha portato alla sua espulsione, non ha colpito l’avversario con un pugno, ma con la parte inferiore della mano chiusa, tant’è lo stesso a seguito del colpo ricevuto non ha riportato alcun danno.  Nel gesto del C. non è pertanto ravvisabile una condotta violenta, quanto piuttosto un comportamento gravemente antisportivo. Tenuto conto del disposto dell’art. 39, comma 1, C.G.S. che, riguardo alla condotta gravemente antisportiva commessa dai calciatori in occasione o durante la gara, prevede come sanzione minima la squalifica per due giornate effettive di gara, questa Corte riduce da tre a due giornate la sanzione della squalifica inflitta dal Giudice Sportivo.

Decisione C.S.A. – Sezione II : DECISIONE N. 228/CSA del 30 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico Com. Uff. n. 246/DIV del 14.03.2022, avverso la sanzione della squalifica per 3 giornate effettive di gara al calciatore L.A. inflitta in relazione alla gara Lucchese/Reggiana dell’11.03.2022

Impugnazione – istanza: - A.C. Reggiana 1919 S.r.l.

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “per avere, al 49°minuto del secondo tempo, tenuto una condotta violenta in quanto, dalla distanza di 20 metri, scagliava con forza il pallone verso la panchina aggiuntiva avversaria, colpendo uno dei componenti della stessa, senza provocargli conseguenze. Misura della sanzione in applicazione dell'art. 38 C.G.S, valutate le modalità della condotta”….In relazione alla doglianza formulata, dagli atti del giudizio – non contestati nella loro dimensione fattuale, con riferimento al cd. supplemento di referto - emerge che le condotte contestate discendono, da un lato, dal (pacifico) rilievo storico per cui al 49° minuto del secondo tempo, il calciatore Luciani, dalla distanza di circa 20 metri, scaglia con forza il pallone verso la panchina aggiuntiva avversaria, colpendone uno dei componenti. Il gesto viene compiuto con violenza, La persona colpita, non ha tuttavia riportato traumi o escoriazioni”.  Orbene, rispetto alla preliminare questione, attinente alla qualificazione della fattispecie ed alla configurabilità (an) di una condotta violenta, occorre premettere che, ai sensi dell’articolo 35 C.G.S., è tale ogni atto intenzionale diretto a produrre una lesione personale: ne discende che, accanto al dato soggettivo-psicologico (intenzionalità, intesa come cosciente volontà, anche in termini di accettazione del rischio, di ledere), occorre un concomitante requisito oggettivo–materiale (idoneità del gesto, in quanto tale, a produrre astrattamente siffatta lesione). Orbene, nel caso di specie - per la tipologia del gesto medesimo (calcio del pallone), le circostanze spaziali (distanza di 20 metri dal potenziale bersaglio) e per l’indeterminabilità ex antea del destinatario - tale idoneità risulta non configurabile, dovendosi pertanto escludere la natura “violenta” della condotta. Quanto poi al profilo dosimetrico - in ordine alla connotazione della condotta antisportiva ed al quantum della sanzione – le modalità del gesto e l’aver comunque indirizzato con forza il pallone verso la panchina aggiuntiva (circostanze non bilanciate dal prospettato, concitato contesto di gioco) orientano la qualificazione del fatto verso la condotta “gravemente antisportiva” con maggiore adeguatezza di una squalifica a due giornate effettive.

Decisione C.S.A. – Sezione II : DECISIONE N. 215/CSA del 21 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico di cui al Com. Uff. n. 237/DIV dell’08.03.2022

Impugnazione – istanza: - A.S. GUBBIO 1910 SRL

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore  “per avere, al 27°minuto del secondo tempo, tenuto una condotta antisportiva nei confronti di un calciatore avversario in quanto, a gioco in svolgimento, effettuando un takle in scivolata lo colpiva con i tacchetti sul tendine di Achille, senza provocargli conseguenze dannose. Misura della sanzione in applicazione degli artt. 13, comma 2, e 39 C.G.S, valutate le modalità complessive della condotta e considerato che non si sono verificate conseguenze dannose a carico dell'avversario”….Orbene, nel caso che ci occupa, la condotta gravemente antisportiva non merita la concessione delle circostanze attenuanti, atteso che il B. ha colpito con i tacchetti l’avversario da tergo. In proposito, questa Corte ritiene opportuno precisare, per quanto concerne le conseguenze derivanti dalla condotta, che, nel recentissimo precedente più sopra menzionato (cfr. decisione n. 157/CSA/2021-2022 del 3/2/2022), è stato evidenziato chela valutazione della gravità della condotta antisportiva nel caso specifico, anche ai fini della concessione delle attenuanti, non può essere effettuata ex post, in riferimento, cioè, agli esiti della azione fallosa, ma deve essere effettuata ex ante, sulla potenziale pericolosità dell’intervento, valutate tutte le circostanze concrete. Ragionare diversamente, comporterebbe una eccessiva deresponsabilizzazione degli atleti, i quali si vedrebbero rafforzati nella convinzione che, siccome un evento gravemente antisportivo possa essere valutato in maniera attenuata qualora non comporti danni per l’avversario, questo intervento eccessivo va sempre, e in ogni caso posto in essere, nella mera speranza che non comporti effettivamente danni all’avversario”.

Decisione C.S.A. – Sezione II : DECISIONE N. 212/CSA del 18 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del decisione del Giudice Sportivo presso  Lega Italiana Calcio Professionistico Com. Uff. n. 220/DIV del 23.02.2022

Impugnazione – istanza: - U.S. Avellino 1912 s.r.l.

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore perchè: “reagiva ad un fallo subito spingendo e stringendo all’altezza del collo l’avversario. Durante l’uscita dal campo veniva nuovamente a confronto con l’avversario senza ulteriori contatti in quanto trattenuto dai compagni”. Occorre, anzitutto, osservare, in via preliminare, come le dichiarazioni rese dal calciatore (avversario)…. sui propri social non possano essere in alcun modo assimilate e, tantomeno, qualificate come confessione. Non ne rivestono la tipica struttura prevista dall’ordinamento giuridico generale, né sotto il profilo del contenuto, né sotto quello della forma e del relativo veicolo di conoscenza e diffusione. Ciò premesso, in via assorbente, con specifico riferimento al caso di specie questa Corte ritiene, poi, utile osservare, sul piano più generale, come l’istituto della confessione non sia previsto e disciplinato nell’ordinamento sportivo e come, ad ogni buon conto, lo strumento della confessione non rivesta valore di specifica fonte probatoria o prova legale nell’ordinamento federale. In tale prospettiva e, comunque, ai fini della decisione della presente controversia, non si può, peraltro, che muovere dal principio espresso dall’art. 61, comma 1, C.G.S. con riferimento al valore di “piena prova” attribuito dall’ordinamento sportivo alle dichiarazioni rese dagli ufficiali di gara all’interno dei referti che, pertanto, assumono fede privilegiata circa il comportamento di tesserati in occasione dello svolgimento delle gare. Sulla forza fidefacente e sull’assoluta primazia degli atti ufficiali di gara, consolidata è la giurisprudenza sia di questa Corte, che del Collegio di Garanzia dello Sport CONI (cfr. da ultimo Corte Sportiva d’Appello in C.U. n. 140/CSA pubblicato il 13 Gennaio 2022; Collegio di garanzia dello Sport CONI, Sez. II, 20 gennaio 2021, decisione n. 9).

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 208/CSA del 17 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso il Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti, di cui al Com. Uff. n. 54 del 23.02.2022

Impugnazione – istanza: - A.S.D. Gelbison

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “per avere colpito con uno schiaffo al collo un calciatore avversario dopo averlo rincorso per circa 20 metri”….Dai documenti ufficiali di gara, cui deve attribuirsi il rango di piena prova ex art. 61, comma 1, CGS, risulta che il calciatore Uliano “colpiva da dietro con uno schiaffo a mano aperta un calciatore avversario all'altezza del collo, dopo essersi rincorsi per un'azione di gioco per circa 20 metri. Il calciatore avversario non necessitava dell'intervento dei medici”. Dal raffronto tra il referto arbitrale e la decisione qui gravata, emerge, in effetti, una parziale discrepanza, laddove, a differenza di quanto statuito dal Giudice Sportivo, secondo cui il calciatore U.avrebbe rincorso l’avversario per poi colpirlo, risulta, invece, che entrambi gli atleti si erano rincorsi in un’azione di giuoco, al termine della quale il calciatore della società Gelbison aveva colpito il contendente per prevalere su di esso. L’attenta lettura e disamina dei documenti ufficiali di gara, pertanto, consente di ritenere come nel caso di specie il calciatore U. non abbia posto in essere una condotta violenta connotata da volontaria aggressività e intenzione di produrre danni da lesioni personali o di offendere o porre in pericolo l’integrità fisica dell’avversario, ovvero ancora di determinarne uno stato di incapacità, anche temporanea, elementi, questi, che, per costante giurisprudenza, si ritengono necessari per la ricorrenza della fattispecie prevista e disciplinata dall’art. 38 CGS. La condotta perpetrata dal tesserato della Società reclamante va, piuttosto, configurata come gravemente antisportiva, tenuto conto che, se depongono per l’assenza di violenza l’unicità dell’azione perpetrata dal calciatore Uliano, il fatto che il gesto sia stato posto in essere a gioco in svolgimento, con uno schiaffo a mano aperta e non chiusa a pugno e l’assenza di conseguenze derivanti dal gesto, una tale condotta resta comunque specificamente censurabile ex art. 39, comma 1, CGS, stante, di contro, il fatto che la manata abbia attinto l’avversario al collo.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 206/CSA del 17 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso il Dipartimento Interregionale della LND, di cui al Com. Uff. n.51/CS del 16/02/2022

Impugnazione – istanza: - A.S. Cannara

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “per avere a gioco fermo, durante un assembramento afferrato per il collo un calciatore avversario”…La Corte, esaminati gli atti e valutate le motivazioni addotte, ritiene che il reclamo debba essere accolto, apparendo opportuno preliminarmente precisare che, in astratto, afferrare l’avversario per il collo a gioco fermo, ancorché con una sola mano, può integrare tanto gli estremi della condotta violenta che della condotta gravemente antisportiva e che la qualificazione della stessa non può prescindere dall’esame attento del fatto concreto di volta in volta sottoposto all’esame della Corte. Venendo al merito del reclamo qui in esame, il rapporto dell’arbitro registra succintamente che al 45’+ 4 del secondo tempo il calciatore n.6 della A.S. Cannara, sig. B. M., è stato espulso per condotta violenta in quanto “Durante la mass confrontation, afferrava al collo il n. 4 avversario, causando un innalzamento di tensione all’interno del capannello che si era creato tra i calciatori. I due calciatori venivano divisi solamente dall’intervento dei propri compagni”.  Sempre al 45’+ 4 del secondo tempo il rapporto dell’arbitro registra che anche il calciatore n. 4 dello Scandicci 1908 S.S.D., sig. B. A.(Capitano), è stato espulso per condotta violenta, in quanto “Durante la mass confrontation, afferrava al collo il n.6 avversario, causando un innalzamento di tensione all’interno del capannello che si era creato tra i calciatori. I due calciatori venivano divisi solamente dall’intervento dei propri compagni”….Ciò premesso, sulla scorta dell’integrazione motivazionale fornita dall’arbitro e della più puntuale contestualizzazione della condotta sanzionata, il Collegio reputa meritevole di accoglimento la domanda proposta dalla reclamante di riduzione della sanzione inflitta, ritenendo nella specie non sussistenti gli elementi integrativi della condotta violenta di cui all’art. 38 C.G.S.  Infatti, tutti gli elementi qualificanti il fatto in esame, come sopra refertati, inducono questa Corte a ritenere plausibile che nel caso di specie il calciatore della A.S. Cannara, B. M., non abbia inteso porre, né abbia concretamente posto in essere una condotta connotata dall’intenzione di produrre danni da lesioni personali o di offendere o porre in pericolo l’integrità fisica dell’avversario, ovvero ancora di determinarne uno stato di incapacità, anche temporanea; elementi, questi, che, per costante giurisprudenza, si ritengono necessari per la ricorrenza della fattispecie prevista e disciplinata dall’art. 38 CGS. E, tuttavia, la condotta perpetrata dal tesserato della A.S. Cannara va comunque configurata come gravemente antisportiva – come in effetti riconosciuto dalla stessa Società reclamante - considerato che a gioco fermo, durante la mass confrontation, i due giocatori avversari – “all’interno del capannello che si era creato” – sono venuti minacciosamente in contatto, tenendosi però reciprocamente a distanza, ponendo ciascuno una mano al collo dell’altro senza procurarsi conseguenze fisiche e ciò fino a quando non sono stati separati dall’intervento dei propri compagni.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 205/CSA del 17 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso il Dipartimento Interregionale, di cui al Com. Uff. n. 51 del 16.02.2022

Impugnazione – istanza: - F.C. SCANDICCI 1908 S.S.D

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “per avere, a gioco fermo, durante un assembramento, afferrato per il collo un calciatore avversario”….La Corte, consapevole della fede privilegiata che viene attribuita dall’art. 61 CGS al referto arbitrale, ha ritenuto di ascoltare telefonicamente il direttore della gara il quale, pur confermando il contenuto del proprio referto, ha chiarito, consentendo così di contestualizzare i fatti in esame, che il B., nel tentativo di porre rimedio alla situazione concitata nella quale si è trovato coinvolto, che vedeva la formazione di un capannello di calciatori che stavano entrando in contatto fisico tra loro, ha posto in essere un contegno che, seppur attuato in modo improprio e censurabile, non era animato da una volontà direttamente e puramente offensiva tale da integrare una condotta violenta. Pertanto, ad avviso di questa Corte, nel comportamento tenuto dal B., che sarebbe stato, in seguito, sanzionato con la squalifica per tre gare da parte del Giudice di prime cure, può essere più propriamente ravvisata una condotta gravemente antisportiva, ai sensi dell’art. 39, comma 1, del C.G.S. e come tale sanzionata, in accoglimento del reclamo, con la squalifica per due giornate effettive di gara.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 204/CSA del 17 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso il Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti di cui al Com. Uff. n. 51 del 16.02.2022

Impugnazione – istanza: - Trastevere Calcio S.S.D. a.r.l.

Massima: Ridotta la squalifica da 3 a 2 gare effettive al calciatore “Per avere, a gioco in svolgimento, ma con il pallone lontano, colpito un calciatore avversario con una manata al volto”….Dai documenti ufficiali di gara, cui deve attribuirsi il rango di piena prova ex art. 61 comma 1 CGS, risulta che il calciatore S.“a gioco in svolgimento, col pallone non a distanza di gioco, colpiva il difensore avversario con una manata sul volto”. Sentito a chiarimenti, l’Arbitro ha precisato che, in effetti, l’episodio si è verificato in occasione della battuta di un calcio d'angolo, durante la quale l’atleta S. ha colpito un avversario con una manata al volto al solo scopo di liberarsi dalla sua marcatura, senza caricare il colpo. I chiarimenti forniti dal Direttore di Gara consentono di ritenere come nel caso di specie il pallone fosse a distanza di gioco e che il calciatore S. non ha posto in essere una condotta violenta connotata da volontaria aggressività e intenzione di produrre danni da lesioni personali o di offendere o porre in pericolo l’integrità fisica dell’avversario, ovvero ancora di determinarne uno stato di incapacità, anche temporanea, elementi, questi, che, per costante giurisprudenza, si ritengono necessari per la ricorrenza della fattispecie prevista e disciplinata dall’art. 38 CGS. La condotta perpetrata dal tesserato della Società reclamante va allora, piuttosto, configurata come gravemente antisportiva, tenuto conto che, se depongono per l’assenza di violenza l’unicità dell’azione perpetrata dal calciatore S., il fatto che il gesto sia stato posto in essere allo scopo di liberarsi da una marcatura, a gioco in svolgimento, a mano aperta e non chiusa a pugno e l’assenza di conseguenze derivanti dal gesto, una tale condotta resta comunque specificamente censurabile ex art. 39, comma 1, CGS, stante, di contro, il fatto che la manata abbia attinto l’avversario al volto.

Decisione C.S.A. – Sezione II : DECISIONE N. 201/CSA del 14 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico Com. Uff. N. 229/DIV del 01.03.2022

Impugnazione – istanza: - Sig. Sig. C.E.

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore “per avere, al 36°minuto del secondo tempo, tenuto una condotta gravemente antisportiva nei confronti di un calciatore avversario in quanto, a gioco in svolgimento, con il pallone a distanza di gioco interveniva da tergo e lo colpiva con vigoria sproporzionata. Misura della sanzione in applicazione degli artt. 13, comma 2, e 39 C.G.S, valutate le modalità complessive della condotta e considerato che non si sono verificate conseguenze dannose a carico dell'avversario (supplemento arbitrale).”…Al proposito, giova ricordare che questa Corte ha, di recente (cfr. decisione n. 157/CSA/2021-2022 del 3/2/2022), chiarito che “Per costante indirizzo, ……la condotta gravemente antisportiva si caratterizza per un “eccesso” di agonismo sportivo, nella contesa della palla”. Alla luce di tale giurisprudenza, va affermato che, nel caso di cui è giudizio, dalle risultanze del referto arbitrale emerge come la condotta del reclamante sia stata caratterizzata da agonismo eccessivo, con conseguente qualificazione della stessa come gravemente antisportiva e non semplicemente antisportiva. Il Direttore di Gara appare, infatti, univocamente orientato a caratterizzare in tal senso l’atto del C..Ed invero, nel supplemento di referto si legge che il C. “…. a gioco in svolgimento, e con il pallone a distanza di gioco interveniva da tergo colpendo con un calcio alle gambe l’avversario, utilizzando vigoria sproporzionata e mettendo perciò in pericolo l’incolumità dell’avversario”); una circostanza fattuale che consente di escludere, nella condotta del ricorrente, la sussistenza di un mero “grave fallo di giuoco”. Quanto, poi, all’entità della sanzione, si ricorda che l’art. 39 stabilisce, per gli atti gravemente antisportivi, la sanzione minima di due giornate, al netto di eventuali circostanze aggravanti o attenuanti.Orbene, in questa prospettiva non vi è dubbio che l’intervento del calciatore di cui trattasi sia eccessivo e sproporzionato rispetto alla circostanza di giuoco, anche in considerazione del fatto lo stesso non era volto al tentativo di recuperare il pallone, in occasione di un mero contrasto di giuoco; circostanza, quest’ultima, con riferimento alla quale questa Corte ha ritenuto di potere comminare, a fronte di una condotta gravemente antisportiva e con il riconoscimento delle circostanze attenuanti, la squalifica per una giornata effettiva di gara (cfr. decisione n. 119/CSA/2021-2022 del 22/12/2021). Orbene, nel caso che ci occupa, la condotta gravemente antisportiva non merita la concessione delle circostanze attenuanti, atteso che il C. ha colpito con un calcio l’avversario da tergo.Al proposito, questa Corte ritiene opportuno precisare, per quanto concerne le conseguenze derivanti dalla condotta, che, nel recentissimo precedente più sopra menzionato (cfr. decisione n. 157/CSA/2021-2022 del 3/2/2022), è stato evidenziato che “la valutazione della gravità della condotta antisportiva nel caso specifico, anche ai fini della concessione delle attenuanti, non può essere effettuata ex post, in riferimento, cioè, agli esiti della azione fallosa, ma deve essere effettuata ex ante, sulla potenziale pericolosità dell’intervento, valutate tutte le circostanze concrete. Ragionare diversamente, comporterebbe una eccessiva deresponsabilizzazione degli atleti, i quali si vedrebbero rafforzati nella convinzione che, siccome un evento gravemente antisportivo possa essere valutato in maniera attenuata qualora non comporti danni per l’avversario, questo intervento eccessivo va sempre, e in ogni caso posto in essere, nella mera speranza che non comporti effettivamente danni all’avversario”.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 198/CSA del 10 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Dilettanti Dipartimento Interregionale, di cui al Com. Uff. n. 51/CS del 16.02.2022

Impugnazione – istanza: - U.S. Tolentino 1919 S.S.D. a r.l.

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore “per avere, a gioco fermo, colpito un calciatore avversario con un calcio mentre gli rivolgeva espressione offensiva.”…..Tenuto conto del disposto dell’art. 39, comma 1, C.G.S. che, riguardo alla condotta gravemente antisportiva commessa dai calciatori in occasione o durante la gara, prevede come sanzione minima la squalifica per due giornate effettive di gara, a questa Corte appare equa la sanzione inflitta dal Giudice Sportivo.

Decisione C.S.A. – Sezione I : DECISIONE N. 191/CSA del 9 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Professionisti Serie B Com. Uff. n. 136 del 24.02.2022

Impugnazione – istanza: - L.R. Vicenza S.p.A.

Massima: Ridotta da 3 a 2 giornate la squalifica al calciatore per aver a pallone lontano tirato una gomitata in pancia all’avversario che proseguiva il gioco…Dal referto stesso emerge altresì con chiarezza però che – benché la condotta si svolgeva a “pallone lontano”, cosa peraltro affatto diversa rispetto alla circostanza che il pallone non fosse a distanza di gioco – il calciatore avversario non ha riportato alcuna conseguenza fisica, con il che si deve presumere che non vi fosse l’intenzionalità di creare alcun danno venendo così meno uno dei connotati tipici della condotta violenta. La circostanza, del resto, che il calciatore abbia lasciato il terreno di gioco senza contestazione alcuna e che i fatti non abbiano creato reazioni scomposte da parte del calciatore colpito e/o dei suoi compagni di squadra, è sintomo di un accadimento sì gravemente antisportivo ma non patentemente violento, accadimento connotato da un eccesso di impeto agonistico; il che giustifica appunto, sotto ulteriore profilo, la riduzione della sanzione a due giornate di squalifica.

Decisione C.S.A. – Sezione II : DECISIONE N. 189/CSA del 4 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico, di cui al Com. Uff. n. 194/DIV del 08.02.2022

Impugnazione – istanza: - Sig. B.F.

Massima: Ridotta da 3 a 2 giornate la squalifica all’allenatore per non aver identificato la persona che, presente nell’area tecnica, al 49°minuto del secondo tempo, ha lanciato un pallone con il chiaro intento di interrompere un’azione avversaria…Deve, nondimeno, osservarsi che, sul piano soggettivo, l’omessa e certa individuazione dell’autore della condotta de qua ed il correlato e riconosciuto ruolo di “responsabile della panchina” dell’odierno reclamante comportano - in ordine al quantum della sanzione ed al connesso, complessivo parametro dosimetrico - la maggiore adeguatezza di una squalifica a due giornate effettive, peraltro già scontate secondo quanto dallo stesso riferito.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 188/CSA del 3 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Dilettanti – Dipartimento Interregionale, di cui al Com. Uff. n. 46/CS del 09.02.2022

Impugnazione – istanza: - Real Aversa 1925 A.S.D.

Massima: Ridotta da 3 a 2 giornate la squalifica al calciatore: “Per avere, a gioco fermo, colpito un calciatore avversario con una manata al volto” si legge nel referto di gara che il calciatore “A gioco fermo colpiva con una manata al volto il sig. …., direttore sportivo del Giarre, il quale era entrato senza autorizzazione sul terreno di gioco, non essendo iscritto in distinta”…..Il Sig. …, arbitro della gara …., raggiunto telefonicamente durante la camera di consiglio, ha chiarito che lo …. avrebbe sì colpito con uno schiaffo al volto l’Arena, ma dopo essere stato da quest’ultimo avvinghiato ed immobilizzato. Lo … avrebbe tentato di divincolarsi dalla presa dell’Arena, colpendolo al volto e senza arrecargli alcun danno fisico. 

Nella specie, la condotta dello … è connotata da violenza ed è riconducibile alla previsione dell’art. 38 C.G.S., secondo quanto chiarito dall’arbitro nel corso della camera di consiglio.

Tuttavia, ad avviso della Corte, è ravvisabile nella specie la circostanza attenuante prevista dall’art. 13, comma 1, lett. b), C.G.S., per aver concorso il fatto illecito della persona offesa a determinare l’evento. E’ infatti provato che il Sig. …., direttore sportivo del Giarre 1946, è entrato senza autorizzazione sul terreno di gioco ed ha aggredito lo Schiavi, provocandone la reazione. Ne discende che la sanzione inflitta dal Giudice Sportivo è eccessivamente afflittiva e deve essere ridotta.

Decisione C.S.A. – Sezione III : DECISIONE N. 187/CSA del 3 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Dilettanti, di cui al Com. Uff. n. 46/CS del 09.02.2022

Impugnazione – istanza: - A.S.D. Giarre 1946

Massima: Ridotta da 3 a 2 giornate la squalifica al calciatore: “Per avere, a gioco fermo, colpito un calciatore avversario con una manata al volto” in quanto il gesto non aveva alcun connotato violento, né alcun intento lesivo. Per tale motivo, la condotta del calciatore della società reclamante deve essere considerata gravemente antisportiva e non anche violenta.

Decisione C.S.A. – Sezione I : DECISIONE N. 182/CSA del 1 Marzo 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Professionisti Serie A, di cui al Com. Uff. n. 164 del 08.02.2022

Impugnazione – istanza: - F.C. Internazionale Milano S.p.A. - Sig. B.A.

Massima: Confermata la squalifica per due gare al calciatore: “per avere, al termine della gara rivolto agli Ufficiali di gara un’espressione ingiuriosa, reiterando tale atteggiamento due volte, nonostante l’invito a trattenersi; infrazione rilevata da un Assistente.”….Per quanto riguarda invece l’acquisizione agli atti del giudizio dei video depositati dalla difesa dei reclamanti, preme rilevare che l’art. 58, comma 1, C.G.S., consente l’utilizzazione dei mezzi di prova audiovisivi nei procedimenti dinanzi agli Organi di Giustizia Sportiva “nei casi previsti dall’ordinamento federale”, ma il successivo art. 61, comma 2, C.G.S., precisa  che tale ipotesi ricorre, diversamente dal caso di specie, solo “qualora dimostrino che i documenti ufficiali indichino quale ammonito, espulso o allontanato un soggetto diverso dall’autore dell’infrazione”. Ai fini della decisione della presente controversia, tenuto conto del contenuto del referto arbitrale ed in particolare delle osservazioni dell’assistente 1, Sig. …, che godono di fede privilegiata, ex art. 61, comma 1, C.G.S., la condotta tenuta nella circostanza dall’odierno reclamante, deve essere qualificata come condotta ingiuriosa e come tale sanzionata ai sensi dell’art. 36, comma 1, lett. a), C.G.S., che prevede, come sanzione minima, la squalifica per due giornate effettive di gara. Infatti, le reiterate espressioni, così come riportate nel referto di gara, proferite dal Sig. …, all’indirizzo degli ufficiali di gara, “fate schifo, fate schifo”, hanno valenza sicuramente ingiuriosa perché offendono il nome, l’onore e il decoro delle persone alle quali sono rivolte. Le stesse espressioni che il Sig. …ha ammesso di aver proferito nei confronti degli ufficiali di gara, “E’ colpa vostra, avete fatto schifo”, sono ugualmente offensive ed ingiuriose del prestigio e della dignità personale dei destinatari e quindi idonee ha configurare la violazione del sopra richiamato art. 36, comma 1, lett. a), C.G.S..

Decisione C.S.A. – Sezione II : DECISIONE N. 181/CSA del 28 Febbraio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico Com. Uff. n. 190/DIV del 3.02.2022

Impugnazione – istanza: - Sig. L.A.L.R.

Massima: Rideterminata la squalifica di 3 giornate in quella di 2 giornate più l’ammenda di € 500,00 al calciatore “per avere, al 34°minuto del secondo tempo, tenuto una condotta violenta nei confronti di un calciatore avversario in quanto, a gioco in svolgimento, nella contesa del pallone, entrava in scivolata e con i tacchetti esposti lo colpiva sulla zona della caviglia con vigoria sproporzionata. Misura della sanzione in applicazione dell’art. 38 C.G.S, considerate le modalità particolarmente pericolose della condotta e le conseguenze provocate in danno dell’avversario.”.…Al proposito, giova ricordare che questa Corte ha, di recente (cfr. decisione n. 157/CSA/2021-2022 del 3/2/2022), chiarito che “Per costante indirizzo, la condotta violenta si sostanzia in un atto violento caratterizzato da volontarietà ed intenzionalità (cfr. Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 10 gennaio 2014, n. 161/CGF; nonché, Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 18 gennaio 2011, n. 153/CGF; Corte giust. fed., 13 settembre 2010, cit.; e Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 27 maggio 2010, n. 272/CGF), mentre la condotta gravemente antisportiva si caratterizza per un “eccesso” di agonismo sportivo, nella contesa della palla”.Alla luce di questa distinzione, va affermato che, nel caso di cui è giudizio, dalle risultanze del referto arbitrale emerge come la condotta del reclamante sia stata caratterizzata da agonismo eccessivo e non da violenza. Il Direttore di Gara appare, infatti, univocamente orientato a caratterizzare in tal senso l’atto del …Ed invero, nel referto si legge che il La Rosa “…. a gioco in svolgimento, nella contesa del pallone, entrava in scivolata”); una circostanza fattuale che consente di escludere, nella condotta del ricorrente, un gesto gratuitamente violento, riportando l’evento ad un contrasto di gioco, seppur eccessivo e caratterizzato da vigoria sproporzionata, nella contesa della palla. In questo senso, dunque, e limitatamente all’aspetto della qualificazione dell’atto, possono essere accolte le osservazioni del reclamante, tendenti a inquadrare l’evento all’interno dell’art. 39 (condotta gravemente antisportiva), piuttosto che all’interno dell’art. 38 (condotta violenta). Quindi, in questo senso, questa Corte riqualifica l’evento quale condotta gravemente antisportiva a norma dell’art. 39, CGS della FIGC. Non può, invece, essere, integralmente, condivisa la richiesta di riduzione della squalifica da tre giornate ad una giornata di gara, per i seguenti motivi. L’art. 39 stabilisce, per gli atti gravemente antisportivi, la sanzione minima di due giornate, al netto di eventuali circostanze aggravanti o attenuanti. Orbene, nel caso che ci occupa, la condotta gravemente antisportiva, tenuta dal reclamante, appare caratterizzata da modalità (intervento con tacchetti esposti e vigoria sproporzionata) che, in uno alle conseguenze fisiche riportate dall’avversario (fuoriuscita di sangue), inducono questa Corte ad applicare la sanzione di due giornate effettive di squalifica, con conversione della terza giornata nella sanzione pecuniaria dell’ammenda di euro 500.Al proposito, questa Corte ritiene opportuno precisare, per quanto concerne le conseguenze derivanti dalla condotta, che è vero che, nel recentissimo precedente sopra menzionato, è stato evidenziato che “la valutazione della gravità della condotta antisportiva nel caso specifico, anche ai fini della concessione delle attenuanti, non può essere effettuata ex post, in riferimento, cioè, agli esiti della azione fallosa, ma deve essere effettuata ex ante, sulla potenziale pericolosità dell’intervento, valutate tutte le circostanze concrete. Ragionare diversamente, comporterebbe una eccessiva deresponsabilizzazione degli atleti, i quali si vedrebbero rafforzati nella convinzione che, siccome un evento gravemente antisportivo possa essere valutato in maniera attenuata qualora non comporti danni per l’avversario, questo intervento eccessivo va sempre, e in ogni caso posto in essere, nella mera speranza che non comporti effettivamente danni all’avversario”; ciò non significa, tuttavia, che, ai fini della determinazione della sanzione, questa Corte non possa tenere conto di tali conseguenze dannose quando le stesse valgono a comprovare la particolare gravità e pericolosità del comportamento antisportivo, posto in essere, come nel caso di specie, dal calciatore …. ai danni dell’avversario.

Decisione C.S.A. – Sezione II : DECISIONE N. 179/CSA del 25 Febbraio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo Nazionale presso la Lega Italiana Calcio Professionistico di cui al Com. Uff. n. 194/DIV del 08.02.2022

Impugnazione – istanza: - A.C. REGGIANA 1919 S.r.l.

Massima: Ridotta da 3 a 2 giornate la squalifica al calciatore per aver “a gioco fermo scalciava un avversario all’altezza dello stinco destro, senza tuttavia provocargli danni fisici” in quanto il Direttore di gara ha confermato che si è trattato di uno sgambetto e non di un calcio.

Decisione C.S.A. – Sezione II : DECISIONE N. 177/CSA del 25 Febbraio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio  Professionistico, di cui al Com. Uff. n. 194/DIV del 08.02.2022

Impugnazione – istanza: - U.S. Avellino 1912

Massima: Confermata la squalifica per due gare al calciatore, “per avere, al 41°minuto del secondo tempo, tenuto una condotta violenta nei confronti di un calciatore avversario in quanto, a gioco in svolgimento con il pallone a distanza di gioco, colpiva con il piede a martello e la gamba tesa un calciatore avversario al piede, senza provocargli conseguenze”….1. In relazione alla qualificazione del fatto. Questa Corte Sportiva d’Appello, si è già espressa in precedenti decisioni, (ex multis, la recentissima n. 157/CSA/2021-2022), distinguendo, in relazione alla qualificazione giuridica di un evento, tra la condotta violenta, prevista all’art. 38 CGS e la condotta gravemente antisportiva, prevista dall’art. 39. In particolare, l’art. 38, prevede, al netto di circostanze aggravanti ed attenuanti, una sanzione minima indicata in 3 giornate di squalifica o a tempo determinato, potendosi raggiungere, nei casi più gravi, la squalifica fino a 5 giornate. L’art. 39, prevede, sempre al netto di circostanze aggravanti ed attenuanti, una sanzione minima di 2 giornate di squalifica. Da giurisprudenza di questa Corte, oramai consolidata, si ritiene che la condotta violenta consista in un atto violento caratterizzato da volontarietà ed intenzionalità, mentre la condotta gravemente antisportiva si caratterizza per un “eccesso” di agonismo sportivo, nella contesa della palla. Nel caso di specie, riferito al calciatore Dossena, effettivamente, dal referto arbitrale e dal supplemento, emerge che la condotta appaia realmente caratterizzata da agonismo eccessivo e non da violenza. In ciò la relazione arbitrale appare sufficientemente chiara nell’individuare gli elementi costitutivi della azione, descrivendoli (cfr. supplemento arbitrale del 7 febbraio 2022) nel “contrasto di gioco”, con “il pallone a distanza di gioco”, elementi essenziali per riportare l’evento ad una azione caratterizzata da eccessivo agonismo sportivo, più che a una violenza gratuita. Quindi il fatto va sicuramente riqualificato da condotta violenta a condotta gravemente antisportiva. 2. in relazione alla determinazione della sanzione. Ma, pur entro i limiti di cui al punto precedente, il reclamo non può essere accolto. Il reclamante, pur non aderendo espressamente alla possibilità di applicazione della attenuante individuata dal Giudice sportivo, chiede, sulla base della sola riqualificazione giuridica del fatto, la diminuzione della squalifica ad una giornata effettiva. Ebbene, onde evitare equivoci, va anzitutto ribadito il motivo per il quale questa Corte non ritiene applicabile la attenuante di cui all’art. 13, 2° comma, CGS. L’art. 39, stabilisce come pena per gli atti gravemente antisportivi, la sanzione minima di due giornate, al netto di eventuali circostanze aggravanti o attenuanti. Il Giudice Sportivo, nell’applicazione della sanzione all’evento, qualificandolo erroneamente come condotta violenta a norma dell’art. 38, applica però la attenuante generica prevista dall’art. 13, 2° comma del CGS, e riduce la sanzione minima prevista dall’art. 38 (pari a 3 giornate di squalifica), infliggendone solo 2. Il Giudice sportivo, come oramai consueto, non distingue perfettamente l’evento descritto dall’art. 38 CGS dall’evento descritto dall’art. 39 CGS e spesso applica la qualificazione di cui all’art. 38 CGS a fatti che francamente sembrano inquadrabili, invece, nell’art. 39 CGS. Nel determinare tale qualificazione giuridica, il Giudice Sportivo, applica anche la attenuante generica ex art. 13, 2° comma CGS, e anche sulla considerazione che l’evento non ha prodotto danni al calciatore che ha subito l’azione, facendo, cioè una valutazione ex post della dannosità dell’evento. Questa Corte ha già chiarito (decisione n. 157/CSA/2021-2022, sopra richiamata) che, rimanendo agli aspetti segnalati dal giudice sportivo nella presente fattispecie, e anche sulla base del supplemento del referto arbitrale, i motivi che porterebbero il medesimo Giudice sportivo all’applicazione della attenuante sono due: a) le modalità complessive della condotta; b) assenza di conseguenze dannose a carico dell’avversario. Si ribadisce che questi elementi vanno valutati in relazione alla loro effettiva consistenza e per il loro peso specifico, ritenendo che mentre il requisito sub a) possa essere, se correttamente inteso, un criterio utile a verificare la possibilità di applicare a circostanza attenuante di cui all’art. 13, comma 2, CGS; invece, il criterio sub b) non dovrebbe essere un criterio valido e/o utilizzabile in relazione all’applicazione di detta circostanza. 2.2. Invertiamo, per comodità argomentativa, la descrizione dei due criteri. b) assenza di conseguenze dannose a carico dell’avversario. Non può essere condivisa l’argomentazione circa l’applicazione della attenuante per assenza di conseguenze dannose a carico dell’avversario. Anzitutto, a fronte di una limitata giurisprudenza che tende ad applicare le attenuanti in assenza di conseguenze dannose (i.e.: Corte Sportiva d’Appello, decisione del 21 dicembre 2018, Reclamo F.C. APRILIA RACING CLUB), vi sono numerose pronunce che invece comportano l’esclusione della valenza attenuante dell’assenza di conseguenze della condotta realizzata in danno dell’avversario (ex multis, Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 7 giugno 2012, n. 284/CGF; Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 5 giugno 2012, n. 281/CGF; Corte gius. Fed. Nel C.u. del 7 giugno 2012, n. 183; Corte gius. fed., in C.u. 153 del 12 febbraio 2020; decisione n. 157/CSA/2021-2022, 2° sez., del 2.2.2022). A giudizio di questa Corte, la valutazione della gravità della condotta antisportiva nel caso specifico, anche ai fini della concessione delle attenuanti, non può essere effettuata ex post, in riferimento, cioè, agli esiti della azione fallosa, ma deve essere effettuata ex ante, sulla potenziale pericolosità dell’intervento, valutate tutte le circostanze concrete. Ragionare diversamente, comporterebbe una eccessiva deresponsabilizzazione degli atleti, i quali si vedrebbero rafforzati nella convinzione che, siccome un evento gravemente antisportivo può essere valutato in maniera attenuata qualora non comporti danni per l’avversario, questo intervento eccessivo va sempre, e in ogni caso posto, in essere, nella mera speranza che non comporti effettivamente danni all’avversario. Tale ultimo ragionamento non può essere accettato perché sembra contrastare direttamente con il valore del “fair play”, quale elemento costituzionale dell’Ordinamento sportivo. Motivo per cui la assenza di esiti dannosi a carico dell’avversario del calciatore sanzionato non può essere accolto come elemento fondante l’applicazione della attenuante generica ex art. 13, 2° comma, CGS. a) le modalità complessive della condotta.  L’applicazione della attenuante può, invece, essere valutata positivamente riguardo alle modalità complessive dell’azione. Queste sostanzialmente possono essere riportate a due coordinate: a1) la zona del corpo attinta dal colpo e a2) le modalità del colpo che viene inferto. In relazione al punto a1) (zona del corpo attinta dal colpo), questa Corte ha già affrontato i casi in cui l’azione gravemente antisportiva potrebbe beneficiare di una attenuazione della sanzione, limitandola ai casi in cui la contesa della palla, in una azione di gioco, comporti l’attingimento dell’avversario in parti del corpo strettamente legate alla medesima contesa della palla. Così, nella Decisione n. 119/CSA/2021-2022 (rel. Sferrazza), allegata anche da controparte, accogliendo la richiesta di diminuzione della sanzione, questa veniva motivata nel fatto che l’evento era sicuramente caratterizzato da eccessivo agonismo nella contesa della palla, e non da violenza gratuita, tenuto conto che l’avversario del sanzionato veniva attinto da un colpo alla caviglia, nel tentativo di recuperare la palla. In tal senso, la zona del corpo che viene colpita nella contesa agonistica può essere considerato un indice utile per la individuazione di elementi di maggiore o minore gravità della azione, pur sussumendola sempre sotto l’art. 39 CGS. Nel caso specifico del calciatore D., sembra che questo primo elemento costitutivo della modalità complessiva della condotta possa essere valutato positivamente, in quanto il colpo veniva inferto, durante una azione di gioco e con la palla a distanza di gioco, “tra il tallone e la caviglia” (cfr. referto suppletivo del sig. Gualtieri del 7 febbraio 2022): una zona del corpo, cioè, direttamente interessata dalla eventuale contesa della palla. Una valutazione totalmente negativa, invece, deve avere il secondo criterio costitutivo della modalità complessiva della condotta: quello individuato sub a2), e cioè le modalità del colpo che viene inferto. In tal senso, il supplemento del referto arbitrale è sufficientemente chiaro nel descrivere la intrinseca e gravissima pericolosità della azione di contrasto, che veniva effettuata “con il piede a martello e la gamba tesa” (cfr. referto suppletivo del sig. Gualtieri del 7 febbraio 2022). La valutazione negativa del secondo elemento costitutivo della coordinata sub a), le modalità complessive della condotta, non consente la riduzione della sanzione minima ex art. 39 CGS per applicazione della attenuante generica di cui all’art. 13, comma 2° CGS. Richiesta di riduzione, peraltro, neppure motivata da controparte con richiesta di applicazione di circostanza attenuante, ma solo con un generico riferimento ad una presunta (in realtà inesistente) identità con il caso di cui alla decisione n. 119/CSA/2021-2022. Ragionare diversamente, come fa il reclamante, e cioè consentire una riduzione della sanzione minima di cui all’art. 39 CGS (che ricordiamo prevede una sanzione minima di due giornate, salva l’applicazione di circostanze) per il solo fatto della riqualificazione giuridica dell’evento, cioè da condotta violenta a condotta gravemente antisportiva, significa precludere a questa Corte la possibilità di applicare la sanzione minima prevista ex art. 39 CGS ogni qual volta vi sia la errata qualificazione del giudice sportivo in questa tipologia di eventi che comporti la necessità di riqualificare l’evento, senza poter valutare, invece, tutte le componenti costitutive della modalità dell’azione, ai fini di stabilire se sia positivamente valutabile una riduzione oltre il minimo della sanzione, per intervento di una circostanza attenuante di quelle di cui alle coordinate indicate sopra, sub a1) e a2), perfettamente inquadrabili entro il perimetro dell’art. 13, 2° comma CGS.  In tal senso, e sinceramente, non si comprende come il reclamante, nella enfasi descrittiva, non veda la intima e sostanziale differenza tra la presente fattispecie e quella allegata a mo’ di precedente ritenuto identico. E la differenza consiste esattamente negli elementi indicati sopra, nel senso che nella decisione n. 119/CSA/2021-2022, la valutazione positiva in relazione alla richiesta di diminuzione della sanzione minima prevista dall’art. 39 CGS era motivata esattamente da una modalità di svolgimento della azione, che presentava una compresenza di elementi positivi: a1) la zona del corpo attinta, indice di una contesa diretta della palla; a2) le modalità del colpo che viene inferto, non dotato di pericolosità.

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 159/CSA del 3 Febbraio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a Cinque FIGC LND di cui al Com. Uff. n. 398/CS del 21.12.2021

Impugnazione – istanza: -   A.S.D. Real Ciampino Academy

Massima: Ridotta da 3 a 2 giornate effettive di gara la squalifica a carico del calciatore sanzionato “Per aver colpito con uno schiaffo un avversario” per effetto dell’applicazione dell’attenuante ex art. 13 lett. a) del CGS dell’aver agito in reazione immediata a comportamento o fatto ingiusto altrui….Ai fini della decisione della presente controversia, in primo luogo, occorre valutare se sia corretta la qualificazione del fatto, che il Giudice Sportivo ha implicitamente operato in termini di condotta violenta ex art. 38 CGS in ragione della sanzione inflitta, ovvero se non si debba piuttosto accedere alla qualificazione del fatto quale condotta gravemente antisportiva ex art. 39, comma 1, CGS, mentre, per altro verso, risulta necessario ponderare la eventuale applicabilità della circostanza attenuante di cui all’art. 13 lett. a) del CGS, invocata dalla reclamante.  A tal fine, va condotta una attenta disamina della refertazione arbitrale - cui deve attribuirsi il rango di piena prova ex art. 61, comma 1, CGS - da cui emerge che il calciatore Bernardini “Dopo aver commesso fallo, veniva preso per il braccio sinistro dal numero 5 avversario a modo di pizzico e reagiva colpendolo, con uno schiaffo violento, con la mano destra, sul braccio sinistro del suo avversarlo”. Questa Corte ritiene che non sussistano dubbi sulla natura violenta del gesto, considerato il chiaro tenore della refertazione arbitrale, che evidenzia espressamente la violenza del colpo inferto dal calciatore B. La sanzione disciplinare, tuttavia, deve essere attenuata ai sensi di quanto previsto dall’art. 13, comma 1, lettera a), CGS, in quanto a determinare l’evento ha concorso il comportamento ingiusto altrui e più precisamente del calciatore della squadra avversaria, Sig. S. A., che ha afferrato con la propria mano destra il braccio sinistro del calciatore Bernardini a modo di pizzico, condotta per la quale lo stesso A.è stato squalificato per una giornata effettiva di gara con decisione resa a mezzo del medesimo Comunicato Ufficiale qui impugnato e che ha contribuito a provocare la reazione dell’atleta della società Real Ciampino.  Questa Corte, richiamato e confermato il proprio orientamento in ordine all’applicabilità dell’attenuante invocata dalla reclamante, ritiene che la condotta del calciatore A. non costituisca un normale fallo o contatto di giuoco, ma integri un gesto o episodio che, al contrario, esula da ogni dinamica del gioco stesso e risulta connotato dallo specifico requisito dell’ingiustizia, ponendosi dunque in contrasto con i principi della lealtà, della correttezza e della probità di cui all’art. 4, comma 1, del CGS. Un tale comportamento ingiusto e decorrelato dall’azione di gioco ha, quindi, nel caso di specie innescato la reazione sanzionata, che, se per la sua natura violenta va comunque ricondotta all’art. 38 del CGS, quanto all’entità della sanzione merita di scontare l’applicazione dell’attenuante ex art. 13 lett. a) del CGS dell’aver agito in reazione immediata a comportamento o fatto ingiusto altrui.

Decisione C.S.A. – Sezione II: DECISIONE N. 157/CSA del 3 Febbraio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico, di cui al Com. Uff. n. 173/DIV del 25.12.2021

Impugnazione – istanza: - calc. F.C.

Massima: Confermata la squalifica per 2 giornate di gara al calciatore “per avere, al 47° minuto del secondo tempo, tenuto una condotta violenta nei confronti di un calciatore avversario in quanto, nel tentativo di calciare il pallone, lo colpiva con i tacchetti all’altezza del fianco causandogli momentaneo dolore. Misura della sanzione in applicazione degli artt. 13, comma 2, e 38 C.G.S, valutate le modalità complessive della condotta e considerato che non si sono verificate conseguenze dannose a carico dell'avversario (supplemento referto arbitrale)”….In relazione alla qualificazione giuridica dell’evento nella presente fattispecie, il Codice di Giustizia Sportiva distingue due tipologie di evento falloso: la condotta violenta, prevista all’art. 38 e la condotta gravemente antisportiva, prevista dall’art. 39.  L’art. 38, prevede, al netto di circostanze aggravanti ed attenuanti, una sanzione minima indicata in 3 giornate di squalifica o a tempo determinato, potendosi raggiungere, nei casi più gravi, la squalifica fino a 5 giornate.  L’art. 39, prevede, sempre al netto di circostanze aggravanti ed attenuanti e per quanto è rilevante in relazione alla presente fattispecie, una sanzione minima di 2 giornate di squalifica.  In relazione all’inquadramento degli elementi costitutivi delle due fattispecie, occorre riferirsi, piuttosto che a definizione codicistiche, che mancano, alla loro individuazione giurisprudenziale.  Per costante indirizzo, la condotta violenta si sostanzia in un atto violento caratterizzato da volontarietà ed intenzionalità (cfr. Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 10 gennaio 2014, n. 161/CGF; nonché, Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 18 gennaio 2011, n. 153/CGF; Corte giust. fed., 13 settembre 2010, cit.; e Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 27 maggio 2010, n. 272/CGF), mentre la condotta gravemente antisportiva si caratterizza per un “eccesso” di agonismo sportivo, nella contesa della palla. Tenuta ferma questa distinzione, va affermato che dal referto arbitrale, unitamente al supplemento di referto, la condotta appare realmente caratterizzata da agonismo eccessivo e non da violenza. L’arbitro, in questo senso appare univocamente determinato, sia nel referto che nel supplemento, a caratterizzare in tal senso l’atto del C.. Infatti sia nel referto (“contrasta un avversario con uso di forza eccessiva”) che nel supplemento (“durante una azione di gioco, nel tentativo di colpire il pallone, veniva anticipato da un avversario e finiva per colpirlo”) vi sono elementi univoci per escludere un atto gratuitamente violento, riportando l’evento ad un contrasto di gioco, seppur scoordinato ed eccessivo, nella contesa della palla.  In questo senso, dunque, e limitatamente all’aspetto della qualificazione dell’atto, possono essere accolte le osservazioni del reclamante, tendenti a inquadrare l’evento all’interno dell’art. 39 (condotta gravemente antisportiva), piuttosto che all’interno dell’art. 38 (condotta violenta). Quindi, in questo senso, questa Corte riqualifica senz’altro l’evento quale condotta gravemente antisportiva a norma dell’art. 39 del CGS della FIGC.

Massima: Non possono invece essere condivise le richieste ulteriori e dunque non possono essere accolte le richieste di riduzione della squalifica da due giornate ad una, per i seguenti motivi.  L’art. 39, stabilisce come pena per gli atti gravemente antisportivi, la sanzione minima di due giornate, al netto di eventuali circostanze aggravanti o attenuanti. Il Giudice Sportivo, nell’applicazione della sanzione all’evento, qualificandolo come condotta violenta a norma dell’art. 38 (come abbiamo visto, secondo questa Corte erroneamente), applica però la attenuante generica prevista dall’art. 13, 2° comma del CGS, e riduce la sanzione minima prevista dall’art. 38 pari a 3 giornate, infliggendo solo 2 giornate di squalifica. Tale valutazione del Giudice Sportivo si fonda sulla valutazione delle modalità della azione e dalla assenza di conseguenze dannose a carico dell’avversario del C.. Nella sanzione del Giudice Sportivo, infatti, è specificato che tale misura attenuante viene determinata “valutate le modalità complessive della condotta e considerato che non si sono verificate conseguenze dannose a carico dell'avversario”. Tale argomentazione è ripresa anche dal reclamante, il quale, chiedendo la riqualificazione dell’evento ex art. 39, chiede che venga in ogni caso tenuta ferma l’applicazione della attenuante, ai fini della diminuzione della squalifica ad una sola giornata. Secondo questa Corte, le argomentazioni di cui sopra non possono essere condivise. Rimanendo agli aspetti segnalati dal giudice sportivo, sulla base del supplemento del referto arbitrale, i motivi che porterebbero alla applicazione della attenuante sono due (in questa fase resta indifferente la qualificazione dell’atto ex art. 38 o ex art. 39): a) le modalità complessive della condotta; b) assenza di conseguenze dannose a carico dell’avversario. Questi elementi vanno valutati in relazione alla loro effettiva consistenza.

Massima: Non può essere condivisa l’applicazione della attenuante avendo riguardo al punto a), cioè in riferimento alle modalità complessive dell’azione. Infatti, questa Corte ha già affrontato i casi in cui l’azione gravemente antisportiva potrebbe beneficiare di una attenuazione della sanzione, limitandola ai casi in cui la contesa della palla, in una azione di gioco, comporti l’attingimento dell’avversario in parti del corpo strettamente legate alla medesima contesa della palla. Così, nella Decisione n. 119/CSA/2021-2022 (rel. Sferrazza), accogliendo la richiesta di diminuzione della sanzione, questa veniva motivata nel fatto che l’evento era sicuramente caratterizzato da eccessivo agonismo nella contesa della palla, tenuto conto che l’avversario del sanzionato veniva attinto da un colpo alla caviglia, nel tentativo di recuperare la palla. In tal senso, la zona del corpo che viene colpita nella contesa agonistica può essere considerato un indice utile per la individuazione di elementi di maggiore o minore gravità della azione, pur sussumendola sempre sotto l’art. 39 CGS. Nel caso specifico del calciatore C., rileva che la parte del corpo attinta non sia localizzata nella parte bassa degli arti (indice di contesa della palla), ma la zona colpita è localizzata nella parte medio-alta del corpo (“finiva per colpirlo con la suola dello scarpino […] sul fianco”), indice di un intervento scomposto e con la parte dei tacchetti esposta verso la parte alta del corpo dell’avversario e quindi connotato da maggiore gravità e potenzialità dannosa. Azione scomposta e colpevolmente in ritardo (quindi potenzialmente più pericolosa, seppur sempre sussunta sotto l’art. 39 CGS) come confermato dallo stesso calciatore, il quale ammetteva di aver effettuato un intervento in ritardo, poiché sotto stress fisico dovuto ad eccessivo affaticamento. In questo senso, la preparazione fisica e teorica di atleti professionisti non consente di ritenere giustificato un intervento effettuato consapevolmente in ritardo e sotto stress fisico, poiché tali atleti sono consapevoli (devono essere consapevoli) che il corpo sotto stress fisico non risponde come da comandi ideati e quindi un intervento comandato ad un corpo sotto stress può divenire fonte di danneggiamento per l’avversario perché essenzialmente diverso dal prefigurato. In questo senso l’audizione del calciatore ha confermato, se vi fossero stati ancora dubbi, una grave carenza di responsabilità durante l’azione sanzionata. Quindi le modalità complessive dell’azione, individuate, per la presente fattispecie, nella zona del corpo avversario attinta, nel dichiarato stato di stress fisico del C., nel dichiarato colpevole ritardo nella azione, non consentono di applicare l’attenuante di cui all’art. 13, comma 2° del CGS.

Massima: Parimenti non può essere condivisa l’argomentazione di cui al punto b), circa l’applicazione della attenuante per assenza di conseguenze dannose a carico dell’avversario. Anzitutto, a fronte di una limitata giurisprudenza che tende ad applicare le attenuanti in assenza di conseguenze dannose (i.e.: Corte Sportiva d’Appello, decisione del 21 dicembre 2018, Reclamo F.C. APRILIA RACING CLUB), vi sono numerose pronunce che invece comportano sia la esclusione della concessione delle attenuanti per carenza di esiti dannosi e sia che comportano l’esclusione della valenza attenuante dell’assenza di conseguenze della condotta realizzata in danno dell’avversario (ex multis, Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 7 giugno 2012, n. 284/CGF; Corte giust. fed., in C.u. FIGC, 5 giugno 2012, n. 281/CGF; Corte gius. Fed. Nel C.u. del 7 giugno 2012, n. 183; Corte gius. fed., in C.u. 153 del 12 febbraio 2020). A giudizio di questa Corte, la valutazione della gravità della condotta antisportiva nel caso specifico, anche ai fini della concessione delle attenuanti, non può essere effettuata ex post, in riferimento, cioè, agli esiti della azione fallosa, ma deve essere effettuata ex ante, sulla potenziale pericolosità dell’intervento, valutate tutte le circostanze concrete. Ragionare diversamente, comporterebbe una eccessiva deresponsabilizzazione degli atleti, i quali si vedrebbero rafforzati nella convinzione che, siccome un evento gravemente antisportivo possa essere valutato in maniera attenuata qualora non comporti danni per l’avversario, questo intervento eccessivo va sempre, e in ogni caso posto, in essere, nella mera speranza che non comporti effettivamente danni all’avversario; e ciò anche quando questo intervento venga posto in essere in condizioni di grave e consapevole limitazione della reattività del proprio corpo, per i vari motivi di stress fisico e/o stress psichico, come è nel caso della presente fattispecie. Quindi, questa Corte ritiene che nemmeno l’esame della circostanza di cui al punto b) possa consentire l’applicazione della attenuante di cui all’art. 13, comma 2°, CGS.

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 147/CSA del 18 Gennaio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo Nazionale presso il Dipartimento Interregionale, di cui al Com. Uff. n. 21/CS del 20 dicembre 2021

Impugnazione – istanza: - Sig. R.A.R.

Massima: Ridotta da 3 a 2 giornate la squalifica al calciatore perchè, "… con pallone non in gioco, appena al di fuori del terreno di gioco, spingeva e colpiva con una gomitata l'avversario facendolo cadere a terra e sbattere contro i tabelloni senza provocargli nessuna lesione successiva, consentendogli di proseguire la gara"….Ai fini della decisione della presente controversia, non si può che muovere da quanto disposto dall’art. 39, comma 1, C.G.S., riguardo alla condotta gravemente antisportiva, che la Corte ritiene di ravvisare nel caso di specie, che prevede come sanzione minima la squalifica per due giornate effettive di gara. Infatti, il gesto del calciatore del Lamezia Terme non aveva alcun intento, né attitudine lesiva, come risulta dal referto arbitrale e ciò, in particolare, per il fatto che il contatto tra i due calciatori e l’impatto contro i tabelloni di bordo campo risultano essersi verificati quando la sfera era sì uscita dalla linea laterale del campo, ma immediatamente a seguito di detta uscita e quale epilogo di un’azione di gioco di contesa del pallone, tra il R. che ne proteggeva l’uscita e il calciatore avversario che ne tentava il recupero, che costituisce un unicum per la sua dinamica non isolabile in due autonomi momenti, l’uno di gioco e l’altro di non gioco.  Per tale motivo, la condotta del calciatore reclamante deve essere considerata gravemente antisportiva, siccome in ogni caso caratterizzata da irruenza, ma non anche violenta, con conseguente mitigazione della sanzione inflitta dal Giudice Sportivo.

Decisione C.S.A. – Sezione III: DECISIONE N. 139/CSA del 14 Gennaio 2022 (Motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Giudice Sportivo presso la Divisione Calcio a Cinque FIGC LND di cui al Com. Uff. n. 331 del 10.12.2021

Impugnazione – istanza: - A.S.D. Ciampino Aniene Anninuovi

Massima: Ridotta da 3 a 2 giornate di gara la squalifica al calciatore “Per aver colpito con un pugno un avversario”….In particolare, ai fini della decisione della presente controversia, occorre valutare se sia corretta la qualificazione del fatto, che il Giudice Sportivo ha implicitamente operato in termini di condotta violenta ex art. 38 CGS in ragione della sanzione inflitta, ovvero se non si debba piuttosto accedere alla qualificazione del fatto quale condotta gravemente antisportiva ex art. 39, comma 1, CGS. A tal fine, va condotta una attenta disamina della refertazione arbitrale, da cui emerge che il calciatore B. “Nello svincolarsi di un avversario tirava un cazzotto a pugno chiuso sulla schiena del n. 8 della società Real San Giuseppe senza procurargli ulteriori danni fisici”. Gli elementi da considerare sono, quindi, lo scopo di svincolarsi da un avversario, il cazzotto a pugno chiuso inferto alla schiena dell’avversario, l’assenza di danni fisici. Alla luce di tali specifiche circostanze, in primo luogo, non si concorda con la tesi della reclamante nel punto in cui sostiene che il calciatore B. non avrebbe colpito l’avversario, bensì, avrebbe solamente tentato di colpirlo, stante il chiaro tenore del referto arbitrale - cui deve attribuirsi il rango di piena prova ex art. 61, comma 1, CGS - dal quale emerge chiaramente la descrizione del gesto compiuto dall’atleta sanzionato.  Gli stessi elementi qualificanti il fatto in esame sopra ricordati ed emergenti dai documenti ufficiali di gara, tra loro combinati e attentamente valutati, tuttavia, inducono questa Corte a ritenere che nel caso di specie il calciatore B. non abbia posto in essere una condotta violenta connotata da volontaria aggressività e intenzione di produrre danni da lesioni personali o di offendere o porre in pericolo l’integrità fisica dell’avversario, ovvero ancora di determinarne uno stato di incapacità, anche temporanea, elementi, questi, che, per costante giurisprudenza, si ritengono necessari per la ricorrenza della fattispecie prevista e disciplinata dall’art. 38 CGS. La condotta perpetrata dal tesserato della Società reclamante va, piuttosto, configurata come gravemente antisportiva, tenuto conto che depongono per l’assenza di violenza l’unicità e repentinità dell’azione perpetrata dal calciatore B., nonché il fatto che il gesto sia stato posto in essere a gioco in svolgimento, allo scopo di svincolarsi da un avversario e l’assenza di conseguenze ai suoi danni. Una tale condotta, quindi, risulta censurabile ex art. 39, comma 1, CGS.

Massima:Non può, infine, trovare applicazione nel caso di specie l’attenuante ex art. 13, comma 1, lettera a), CGS, invocata in via subordinata dalla Società reclamante. Questa Corte conferma e richiama qui il proprio orientamento per il quale il “comportamento o fatto ingiusto altrui”, integrante presupposto essenziale per l’applicabilità dell’attenuante in esame, non può essere costituito da quello che, nel caso che ci occupa, è un normale fallo o contatto di giuoco (cfr. refertazione arbitrale), ma debba integrare un gesto o episodio che, al contrario, esuli dal normale evolversi della dinamica – anche ordinariamente fallosa – del gioco stesso, dovendo essere connotato dallo specifico requisito dell’ingiustizia e risultare dunque in contrasto con i principi informatori del CGS (art. 4, comma 1) della lealtà, della correttezza e della probità. Diversamente opinando, per ogni reazione antisportiva conseguente ad un fallo di gioco sarebbe dato di invocare l’attenuante dell’aver agito in stato di provocazione, con l’inammissibile conseguenza dell’applicazione sostanzialmente generalizzata dell’attenuante di cui all’art. 13, comma 1, lett. a), in palese contrasto con la ratio dell’istituto e le finalità delle norme federali volte a perseguire e sanzionare le condotte violente e/o antisportive.

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