Decisione C.F.A. – Sezione I: Decisione pubblicata sul CU n. 0060/CFA del 10 Gennaio 2023 (motivazioni) - www.figc.it

Decisione Impugnata: Decisione del Tribunale Federale Territoriale presso il Comitato regionale Puglia n. 76 del 13 Dicembre 2022

Impugnazione – istanza:  –  ASD Città di Gallipoli/Procura Federale Interregionale

Massima: La Corte respinge il reclamo della società  - deferita e sanzionata a titolo di responsabilità ai sensi degli artt. 25, comma 3 e 28 commi 1 e 4 del Codice di 2 giustizia sportiva “per avere i propri sostenitori, nel corso della gara Città di Gallipoli – Parmhaclub Spartan Legend del 20.02.2022 valevole per il girone B del Campionato di Promozione del Comitato Regionale Puglia, scandito ripetutamente il coro del seguente tenore, rivolto alla sig.ra …. copresidente della società F. Gallipoli 1909 s.r.l. SSD “quella donna là fa la pornostar….. puttana…. puttana…“; gli stessi sostenitori, inoltre, esponevano sulle gradinate dell’impianto sportivo nel quale si svolgeva la predetta gara e durante lo svolgimento della stessa, uno striscione del seguente tenore: “V. lavati la bocca”  - e, in riforma in peius della decisione impugnata, irroga alla stessa la sanzione della squalifica del campo per 4 (quattro) giornate, disponendo che gli incontri vengano disputati in campo neutro e a porte chiuse, nonchè l'ammenda di € 1.500,00..Ed in effetti tali fatti sono espressione di becero, incivile, spregevole e offensivo comportamento sessista nei confronti di una dirigente sportiva, peraltro non presente allo stadio.Ma ancor più grave, come sottolineato in sentenza, è l’effetto dovuto alla diffusa risonanza pubblica – peraltro ampiamente prevedibile - che quei fatti - riportati dai media nella loro volgare crudezza - hanno prodotto sulla dirigente V. in quanto lesivi dell’onore e della dignità della persona che li ha subiti. Non solo quindi i fatti sussistono e sono gravi - e presumibilmente sussumibili nel reato di diffamazione aggravata previsto dall’art. 595 del codice penale - ma alla loro intrinseca gravità si accompagna la gratuità e la volgarità del gesto, evidentemente premeditato. Né valgono a giustificare ovvero a minimizzare i fatti accaduti i riferimenti alle vicende intercorse tra la sig.ra V. e la tifoseria della società A.S.D. Città di Gallipoli, perché una cosa è la passione e l’animosità che l’agonismo sportivo può giustificare, ancorché nel mondo virtuale dei social, e altra e diversa cosa è l’ingiuria grave e il disprezzo rivolto alla persona con modalità che, come nella specie, presumibilmente integrano condotte penalmente rilevanti. D’altra parte, se è pur vero che la terna arbitrale non ha rilevato quanto accadeva in tribuna, a riprova dei gravi fatti accaduti, sussiste il rapporto dell’assistente capo della Questura di Gallipoli, …. che ha dichiarato di aver ascoltato i cori sessisti e di aver visto esporre lo striscione dai tifosi della A.S.D. Città di Gallipoli. Al riguardo, è appena il caso di rammentare che il referto arbitrale non può assurgere a prova legale anche del quod non, posto che l’attenzione del direttore di gara e degli assistenti può essere assorbita dallo svolgimento dell’incontro e non essere in grado di percepire ogni fatto verificatosi sul terreno di gioco. Ne consegue che il solo fatto che un evento non sia documentato nella relazione dell’arbitro o negli altri atti provenienti dai suoi collaboratori non implica di necessità che l’evento non si sia verificato e che la sua prova non possa essere desunta aliunde (Corte federale d’appello, Sez. I, n. 76/2021-2022; Corte federale d’appello, Sez. I, n. 92/2021-2022; Corte federale d’appello, SS.UU., n. 25/2022-2023; Corte federale d’appello, SS.UU., n. 28/2022-2023; Corte federale d’appello, Sez. I, n. 52/2022-2023). E ad ulteriore conferma dei fatti attestati nella veste di pubblico ufficiale dall’assistente di Polizia si inseriscono gli otto provvedimenti di DASPO inflitti a altrettanti sedicenti tifosi individuati attraverso le riprese fotografiche e foto segnaletiche relative al momento dell’esposizione dello striscione, e che riportano con ampia e dettagliata motivazione tutte le fasi della manifestazione antisportiva dai medesimi posta in essere.

DECISIONE C.F.A. – SEZIONE IV:  DECISIONE N. 055 CFA del 01 Dicembre  2020

Decisione Impugnata:  Decisione della Commissione Disciplinare del Settore Tecnico della FIGC pubblicata con C.U. n. 139 del 23 Ottobre 2020;

Impugnazione – istanza: Sig. F.F.-Procura Federale

Massima: Su reclamo dell’allenatore riformata in pejus la decisione della CDT che lo aveva sanzionato con la squalifica di mesi 5 e per l’effetto inflitta la sanzione di mesi 8 perché proferiva le seguenti frasi all’indirizzo del direttore di gara: “arbitro sei una merda, le donne non capiscono un cazzo di pallone, mi fate schifo, invece di arbitrare dovresti rimanere a casa, voi donne rovinate tutte le partite come quella di C1, spero di non vederti mai più, mi fai schifo”. Nella fattispecie, l’illecito commesso dal sig. F.appare particolarmente grave perché, all’evidente carattere offensivo delle volgari espressioni rivolte pubblicamente al direttore di gara, si aggiunge il fatto che tali ingiurie sono connotate da una motivazione fortemente discriminatoria nei confronti degli arbitri di sesso femminile, con la quale viene messa in discussione la capacità arbitrale di tutte le donne che ricoprono questo ruolo nel mondo del calcio per il sol fatto di essere donne. Si tratta quindi di ingiurie che vanno al di là dell’offesa personale perché alimentano un ingiustificato pregiudizio discriminatorio nei confronti delle donne che potrebbe ostacolare la loro affermazione in un ruolo delicato come quello arbitrale. Per tali ragioni, visto l’art. 106, comma 2, primo periodo CGS da cui risulta che in materia sanzionatoria la Corte decide “nel merito con possibilità di aggravare le sanzioni a carico dei reclamanti”, considerato che l’art. 28, comma 3 CGS prevede un minimo edittale di quattro mesi di squalifica, constatato che la Procura federale ha chiesto la squalifica di otto mesi e  che la Commissione disciplinare ha accolto in parte la richiesta comminando la squalifica di cinque mesi senza fornire nessuna motivazione al riguardo, si ritiene congrua una sanzione pari al doppio del minimo edittale. Pertanto la Corte ritiene di sanzionare il reclamante con la squalifica di mesi otto.

DECISIONE C.F.A. – SEZIONI UNITE:  DECISIONE N. 115 CFA del 10 Agosto 2020

Decisione Impugnata: Decisione del Tribunale Federale Nazionale — Sezione Disciplinare, pubblicata con Comunicato Ufficiale n. 158/TFN-SD del 06 Luglio 2020, con cui il Tribunale ha accolto il deferimento nei confronti del Dott. A.M. e, per l'effetto, ha irrogato nei confronti del medesimo la sanzione della inibizione di mesi 4

Impugnazione Istanza: Sig. A.M.- Procura Federale

Massima: Aggravata la sanzione a mesi sei di inibizione al Presidente della Divisione Calcio a 5 LND per la violazione dell’art. 4, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva, e quindi dei principi di lealtà correttezza e probità sportiva, per aver reso noto, a mezzo telefonata, al sig. … (Presidente della SSDARL Latina Calcio a 5), l’esclusione disposta dalla CoViSoD dal Campionato Nazionale di Calcio a Cinque di Serie A 2019/2020 della società ASD Maritime Futsal Augusta, quando tale informazione era ancora riservata, e comunque in epoca antecedente alla pubblicazione del relativo Com. Uff. di esclusione dal campionato di competenza, a seguito dell’istruttoria della CoViSoD….Orbene va considerato, in primo luogo, che i criteri di formazione, utilizzazione e valutazione delle prove ai fini disciplinari presenti negli altri giudizi, non possono essere tout court utilizzati nel processo sportivo, stante l’autonomia degli organi di giustizia sportiva e del relativo strumento processuale rispetto agli organi giurisdizionali civili, penali e amministrativi. Ciò è quanto ribadito, di recente, dalla decisione del Consiglio di Stato n. 534 del 22 Gennaio  2020, “vista anche la natura degli organi della giustizia sportiva (su cui da ultimo, v. Cons. Stato, V, 22 Agosto 2018, n. 5019)”. Peraltro, nel nuovo Codice di Giustizia Sportiva è venuto meno anche il riferimento diretto alle norme del processo civile che era presente nel sesto comma dell’art. 2 del CGS previgente. L’attuale art. 2 stabilisce che “per tutto quanto non previsto dal Codice, si applicano le disposizioni del Codice CONI” e che “fermo restando quanto previsto dall’art. 39 del Codice CONI, vi è autonomia dell’ordinamento federale nella qualificazione dei fatti ai fini disciplinari e autonomia degli organi di giustizia sportiva nella definizione dei giudizi, indipendentemente dai procedimenti innanzi alla autorità giudiziaria ordinaria.”. Orbene, la tesi del reclamante non è condivisibile in forza dei principi, che è necessario ribadire in questa sede, che caratterizzano il processo davanti agli organi di giustizia sportiva, e che promanano direttamente dall’art. 50 CGS, per cui “gli organi di giustizia sportiva esercitano tutti i poteri intesi al rispetto dei principi di cui all’art. 44”; ad essi (comma 3) “sono demandati i più ampi poteri di indagine e accertamento. Essi possono, altresì, incaricare la Procura federale di effettuare specifici accertamenti ovvero supplementi di indagine”. Si tratta, in pratica, di un metodo acquisitivo assai ampio, basato sull’interazione tra poteri del giudice sportivo e poteri della Procura Federale, ai quali va aggiunto il potere dispositivo della parte di allegare prove anche “raccolte in altro giudizio, anche dell'ordinamento statale.” (art. 57 CGS). L’ingresso della cd. prova atipica, unitamente ai numerosi mezzi di prova di cui all’elencazione, non tassativa, del capo V, è quindi la dimostrazione della estrema versatilità degli strumenti probatori a disposizione del giudice sportivo; il che, sotto il profilo della valutazione della prova, ha come diretta conseguenza l’enunciazione del principio di libertà valutativa del giudice ai sensi dell’art. 57 CGS, sia per ciò che concerne le prove assunte d’ufficio sia per quanto riguarda le prove allegate dalle parti, e, di conseguenza, della mancanza di una gerarchia tra le prove e tra i mezzi deputati alla loro assunzione. A ben vedere – e in ogni caso - la disposizione di cui all’art. 57 del CGS – quanto ai poteri di valutazione delle prove da parte del giudice – appare più ampia di quanto previsto nell’art. 116 del c.p.c. In primo luogo, difatti, la disposizione del CGS, allorché prevede che gli organi di giustizia sportiva possono “liberamente valutare” le prove fornite dalle parti, appare di maggiore latitudine rispetto a quella del codice di procedura civile secondo cui il giudice deve valutare le prove “secondo il suo prudente apprezzamento”. Inoltre non è presente nel Codice di giustizia sportiva l’eccezione “salvo che la legge disponga altrimenti”, che è invece presente nel Codice di procedura civile, restando quindi estraneo al processo sportivo, pertanto, almeno in via tendenziale, il sistema delle prove legali poiché si vuole che il giudice possa indagare la verità dei fatti, senza alcun limite imposto dall’ordinamento. Resta in ogni caso applicabile anche al processo sportivo il principio processual-civilistico secondo cui le prove come tali, una volta acquisite od assunte, non importa per iniziativa di chi, sono sottoposte all'apprezzamento del giudice, senza che la loro provenienza lo possa condizionare in un senso o nell'altro. Questo ragionamento è volto a confutare la prospettazione, fatta propria dalla difesa del Montemurro, che negando valore confessorio “tipico” (ossia, giudiziale) alla dichiarazione contenuta nella nota del 20 Febbraio  2020, per mancanza sia del requisito soggettivo (volontà confessoria) che oggettivo (pregiudizio a se stesso e vantaggio per l’altro), la ritiene non legittimamente utilizzabile come motivazione per il deferimento. È infatti evidente - ma ciò è perfettamente evincibile dalla decisione impugnata - che alla nota del 20 Febbraio  la Procura Federale prima e il Tribunale Federale poi hanno attribuito il valore di confessione stragiudiziale, quindi di prova atipica, stante l’inequivocabilità delle dichiarazioni del soggetto deferito, che non ha mai contestato l’esistenza della telefonata intercorsa con il …, e anzi ha chiaramente ammesso l’ingenuità commessa e la violazione della normativa sulla riservatezza, che è stato l’oggetto della successiva, inevitabile contestazione. A tal fine, quindi, è del tutto irrilevante che la nota in questione venga qualificata come “interna” o confidenziale”, posto che, una volta che essa è stata trasmessa, lo stesso giorno, dal Presidente della LND alla Procura Federale, essa assume valenza esterna e diventa essa stessa la notizia dell’illecito, indipendentemente dal valore confessorio che il dichiarante volesse o meno attribuirvi. Ciò vale a ritenere motivata e coerente la decisione del Tribunale Federale di valorizzare al massimo i contenuti della nota del 20 Febbraio  2020, a firma del …., in relazione alla violazione all’art. 4, comma 1, del CGS sul dovere di lealtà e probità, e quindi di riservatezza, che competeva al reclamante in forza dell’importante ruolo ricoperto, anche in ragione del fatto che la rivelazione è stata fatta con il dichiarato scopo di avvantaggiare la società del … nei futuri movimenti di mercato di calciatori. La nota, peraltro, contiene l’ammissione di responsabilità pacificamente rilevante per l’ordinamento sportivo, in quanto la divulgazione di informazioni apprese in via riservata e rivelate in anteprima ad altro soggetto, che da queste ne poteva trarre un evidente vantaggio a discapito di altri soggetti operanti nel medesimo contesto sportivo, è chiaramente un comportamento che una volta ammesso, indipendentemente dalla forma, non può non assurgere a fatto che la Procura federale prima, e il Tribunale Federale poi, devono poter valutare nella sua oggettiva portata antisportiva. Una volta chiarito questo aspetto, ossia che le dichiarazioni del …, di cui alla nota del 20 Febbraio , sono di per sé sufficienti a fondare la decisione del Tribunale federale, emerge da sé l’irrilevanza delle ulteriori argomentazioni difensive contenute nel reclamo.

Decisione C.S.A. – Sezioni Unite: C. U. n. 68/CSA del 15 Gennaio 2018 (motivazioni)  - www.figc.it

Decisione Impugnata: Delibera del Giudice Sportivo presso la Lega Italiana Calcio Professionistico Com. Uff. n. 14/DIV del 5.9.2017

Impugnazione – istanza: RICORSO DELLA SOCIETÀ CALCIO PADOVA S.P.A. AVVERSO LA SANZIONE DELLAMMENDA DI3.500,00 INFLITTA ALLA  RECLAMANTE  SEGUITO  GARA  PADOVA/A.J.  FANO  DEL  3.9.2017  

Massima: La Corte, nonostante il ricorso sia stato proposto dalla società per ottenere la riduzione dell’ammenda, riforma in pejus la decisione del Giudice Sportivo e per l’effetto ridetermina la sanzione nella chiusura del settore Tribuna Fattori, sanzione sospesa ai sensi dell’art. 16, comma 2 C.G.S. (prima sanzione) atteso che integra la violazione dell’art. 11, comma 3, C.G.S. il comportamento dei sostenitori che rivolgevano cori ed espressioni di contenuto razziale all'indirizzo di un calciatore di colore della squadra avversaria, in occasione di una sua giocata"

 

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 39/CDN del 17 Marzo 2008 n. 1 - www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera CD Territoriale presso il CR Molise – CU n. 51 del 12.12.2007

Impugnazione - istanza: – Appello del Procuratore Federale avverso l’incongruità delle sanzioni a carico della società US Calcio Montenero e dei sigg.ri A.C., M.M. e D.D.L. a seguito proprio deferimento  – Appello della società US Calcio Montenero avverso la sanzione della penalizzazione di 20 punti da scontarsi nella stagione in corso e ammenda € 2.000,00 a seguito di deferimento del Procuratore Federale – Appello del tesserato A.C. avverso la sanzione della inibizione per anni 1 e mesi 10 a seguito di deferimento del Procuratore Federale  Appello del tesserato M.M. avverso la sanzione della inibizione per anni 2 a seguito di deferimento del Procuratore Federale

Massima: Il contegno procedimentale tenuto dai deferiti non può essere valutato ai fini dell’aggravamento delle sanzioni inflitte, non esistendo, per un verso, alcuna norma che imponga al deferito di auto incolparsi, per un altro, un’autonoma fattispecie aggravante.

 

Decisione C.D.N.: Comunicato Ufficiale n. 35/CDN del 05 Marzo 2008 n. 1,2,3,4 - www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera CD Territoriale presso il CR Toscana – CU n. 28 del 3.1.2008

Impugnazione - istanza: – Appello del Procuratore Federale avverso l’incongruita’ della sanzione inflitta alla società Pol. Badia Agnano (penalizzazione di 20 punti da decurtarsi nella stagione sportiva 2007-2008) a seguito di proprio deferimento – Appello della societa’ Pol. Badia Agnano avverso la sanzione della penalizzazione di 20 punti da decurtarsi nella stagione sportiva 2007-2008 a seguito di deferimento del Procuratore Federale – Appello del tesserato M.S. avverso la sanzione della inibizione per anni 3 a seguito di deferimento del Procuratore Federale – Appello del calciatore A.P. avverso la sanzione della squalifica per anni 3 a seguito di deferimento del Procuratore Federale

Massima: La società sanzionata per illecito sportivo dalla Commissione Disciplinare Territoriale, con la penalizzazione di punti in classifca, su ricorso della Procura Federale alla Commissione Disciplinare Nazionale è sanzionata con la retrocessione all’ultimo posto in classifica.

 

Decisione C.A.F.: Comunicato Ufficiale n. 6/C Riunione del 5-6 agosto 2005 n. 1-2-3-4-5– 6- 7- 8- www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti – Com. Uff. n. 10 del 27.7.2005

Impugnazione - istanza:Reclamo del sig. D.C.F. avverso la sanzione della inibizione per anni cinque (art. 6, commi 1, 5 e 6, C.G.S.), con proposta al Presidente Federale di preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della F.I.G.C. (art. 14, comma 2, C.G.S.), per illecito sportivo, in relazione alla gara Genoa – Venezia dell’11.6.2005, a seguito di deferimento del Procuratore Federale .Reclamo del sig. D.C.M., avverso la sanzione della inibizione per anni tre e mesi uno, (art. 6 commi 1, 5 e 6 C.G.S.), per illecito sportivo, in relazione alla gara Genoa/Venezia dell’11.6.2005, a seguito di deferimento del Procuratore Federale. Reclamo del sig. P.G., avverso la sanzione dell’inibizione per anni cinque, (art. 6, commi 1, 5 e 6 e art. 14, comma 2, C.G.S.), per illecito sportivo, in relazione alla gara Genoa/Venezia dell’11.6.2005, a seguito di deferimento del Procuratore FederaleReclamo del sig. P.E. avverso la sanzione dell’inibizione per anni cinque, (art. 6, commi 1, 5 e 6, C.G.S.) con proposta al Presidente Federale di preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della F.I.G.C., (art. 14, comma 2, C.G.S.), per illecito sportivo, in relazione alla gara Genoa/Venezia dell’11.6.2005, a seguito di deferimento del Procuratore FederaleReclamo del sig. C.S., avverso la sanzione dell’inibizione per anni cinque, (art. 6, commi 1, 5 e 6 e art. 14, comma 2, C.G.S.), per illecito sportivo, in relazione alla gara Genoa/Venezia dell’11.6.2005, a seguito di deferimento del Procuratore FederaleReclamo del Genoa Cricket And F.C., avverso la sanzione della retrocessione all’ultimo posto del campionato di serie B per la stagione agonistica 2004/2005 (art. 13, lett. g), C.G.S.) e quella della penalizzazione di tre punti in classifica da scontare nella stagione agonistica 2005/2006 (art. 6, commi 1 e 6, e art. 13, lett. f), C.G.S.), per illecito sportivo, in relazione alla gara Genoa/Venezia dell’11.6.2005, a seguito di deferimento del Procuratore FederaleReclamo del calciatore L.M. avverso la sanzione della squalifica per mesi sei (art. 6, commi 1, 5 e 6, art.14, comma 1 , lett. g) e comma 5 C.G.S.), per illecito sportivo, in relazione alla gara Genoa/Venezia dell’11.6.2005, a seguito di deferimento del Procuratore FederaleReclamo del calciatore B.M., avverso la sanzione della squalifica per mesi cinque (art. 6, comma 7, e art. 14, comma 1, lett. g) C.G.S.), in relazione alla gara Genoa/Venezia dell’11.6.2005, a seguito di deferimento del Procuratore Federale

Massima: La posizione dell’incolpato, rispetto al fatto di cui è stato ritenuto responsabile, non è suscettibile di reformatio in pejus, in mancanza di impugnazione da parte della Procura Federale.

Decisione C.A.F.: Comunicato Ufficiale n. 063/C Riunione del 27 Giugno 2007 - www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera della Commissione Disciplinare presso il Comitato Interregionale – Com. Uff. n. 175 del 27.4.2007

Impugnazione - istanza: 2. RICORSO DEL CALCIATORE P.A.AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA INFLITTAGLI PER MESI 8, SEGUITO DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE PER VIOLAZIONE DELL’ART.1, COMMA 1 C.G.S. IN RELAZIONE ALL’ART. 94 N.O.I.F.

Massima: Nonostante l’art. 7, comma 6°, C.G.S. preveda per il calciatore in caso di sussistenza del fatto previsto dall’art. 94 lett. a) N.O.I.F. la squalifica per non meno di un anno, non è possibile aggravare la sanzione atteso che l’appello avverso la sanzione della squalifica per mesi 8 è stato proposto solo dal calciatore e non anche dalla procura federale.

Decisione C.C.A.S.–C.O.N.I.: Lodo Arbitrale del 17 gennaio - 26 febbraio 2007 – www.coni.it

Decisione impugnata: Delibera dellaCorte Federale(FIGC) pubblicata sul C.U. n. 2/CF del 4 agosto 2006  - www.figc.it

Parti: Dott. P.P. contro F.I.G.C.

Massima: Il giudice di appello deve ritenersi specificamente privo del potere di inasprire il trattamento se non in dipendenza dei “punti della decisione” esattamente investiti dai motivi di impugnazione. Secondo il Collegio una “definizione giuridica più grave” (ciò che il Procuratore federale postulava) è, almeno nella prospettiva del presente giudizio civile, punto diverso dalla pura e semplice “quantità della pena” (soltanto “per l’effetto” domandata in misura accresciuta), come - peraltro- rivela anche la previsione dell’art. 597, comma 2, lett. a), che distintamente attribuisce (avvicendandoli nella scansione normativa) entrambi questi poteri al giudice di secondo grado allorché appellante sia il P.M., ma pur sempre -per quanto risulta dalla esplicita premessa normativa- sotto condizione che questi abbia dedotto il relativo “punto” nell’appello avverso la precedente decisione di condanna (arg. ex Cass, I, 10 luglio 1995, n. 9546, Cavalleri, in Cass. pen., 1996, 2228). In altri termini, la CF, avvalendosi del c.d. “effetto devolutivo generale” (cfr. pgg. 71, 79, 109), al quale insistemente ricorre quale pretesa fonte di legittimazione del proprio potere di decisione, non scorge la pur evidente antitesi che vi è tra il sostanziale rigetto dell’istanza riformatrice del Procuratore, la denotazione in bonam partem del ruolo del ricorrente in comparazione con l’“altro” designatore (solo congiuntamente alla cui posizione risultano analizzate le prove raccolte in primo grado a carico del medesimo ricorrente) e il conclusivo aggravamento della sanzione, peraltro sancito in difetto di specifica e autonoma impugnazione sul punto.

 

Decisione CAF: Comunicato Ufficiale 6/C Riunione del 28 Luglio 2003 n. 3,4,5,6,7 – www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 348 del 5.6.200

3Impugnazione - istanza: Reclamo del Calcio Como avverso: - la sanzione dell’ammenda di € 8.000,00 a seguito di deferimento della Procura Federale del 5.5.2003; - la sanzione dell’ammenda di €15.000,00 a seguito di deferimento della Procura Federale del 16.5.2003, entrambe per violazione degli artt. 3 comma 2, 2 comma 4, 4 comma 5 e 16 comma 3 C.G.S. Reclamo del sig. P.E. avverso rispettivamente: - le sanzioni dell’inibizione per giorni 10 e l’ammenda di € 8.000,00 a seguito di deferimento della Procura Federale del 5.5.2003; - le sanzioni dell’inibizione per mesi uno e l’ammenda di € 15.000,00 a seguito di deferimento della Procura Federale del 16.5.2003 entrambe per violazione degli artt. 3 comma 1, 4 comma 3 e 16 comma. Reclamo del Procuratore Federale avverso la decisione della commissione disciplinare della L.N.P. relativa al deferimento del 30.5.2003 a carico del sig. P.E., presidente della società Calcio Como e della società Calcio Como. Reclamo del Calcio Como avverso la sanzione dell’ammenda di € 5.000,00 per violazione degli artt. 3 comma 2, 2 comma 4, 4 comma 5 e 16 comma 3 C.G.S. a seguito di deferimento del Procuratore Federale del 30.5.2003. Reclamo del sig. P.E. avverso la sanzione dell’ammenda di € 5.000,00 per violazione degli artt. 3 comma 1, 4 comma 3 e 16 comma 1 C.G.S. a seguito di deferimento del Procuratore Federale del 30.5.2003

Massima: La CAF può aumentare la sanzione quando, su istanza del Procuratore Federale, ravvisa un contrasto logico tra la recidiva inflitta e l’entità della sanzione irrigata dal precedente organo giudicante.

Massima: Quando la decisione di un organo di giustizia sportiva viene impugnata dal Procuratore Federale, in caso di condanna da parte dell’organo che dovrà decidere sull’impugnazione la sanzione può essere aggravata.

Decisione C.A.F.: Comunicato Ufficiale n. 26/C Riunione del 13 febbraio 2003 n. 4 – www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 207 del 16.1.2003

Impugnazione - istanza:Appello della Procura Federale avverso decisioni seguito di proprio deferimento a carico del sig. Z.Z. e della Salernitana Sport

Massima: In seguito all’appello promosso dalla Procura Federale, la sanzione nei confronti del tesserato può essere aumentata.

 

Decisione C.A.F.: Comunicato Ufficiale n. 34/C Riunione del 4 maggio 2000 n. 3 – www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera della Commissione Disciplinare presso il Comitato Regionale Puglia - Com. Uff. n. 32 del 23.3.2000

Impugnazione - istanza:Appello del Procuratore Federale avverso l’incongruità delle sanzioni inflitte a calciatori diversi ed alla società I.S., nonché il proscioglimento di tesserati diversi, a seguito di proprio deferimento per violazione rispettivamente degli artt. 1 comma 1 e 6 comma 2 C.G.S.

Massima: La sanzione irrogata dai primi giudici può essere aumentata quando l’appello è proposto dal Procuratore Federale.

Decisione C.A.F.: Comunicato Ufficiale n. 6/C Riunione del 2 settembre 1999 n. 5 – www.figc.it

Decisione impugnata: Delibera della Commissione Disciplinare presso il Comitato Regionale Lazio - Com. Uff. n. 101 del 26.7.1999

Impugnazione - istanza:Appello del Procuratore Federale avverso le sanzioni dell’inibizione per anni 2 al sig. M.M. e la penalizzazione di n. 4 punti nella classifica del campionato 1999/2000 alla Policassino Coop loro inflitte a seguito di proprio deferimento per illecito sportivo.

Massima: In caso di appello proposto dal Procuratore Federale, la sanzione irrogata al tesserato e/o alla società può essere aumentata.

Decisione CF: Comunicato Ufficiale 9/CF del 20 giugno 1997 n. 6 – www.figc.it

Impugnazione - istanza: Deferimento del Procuratore Federale a carico del sig. M.M., componente del Consiglio della Lega Nazionale Professionisti e Presidente del F.C. Internazionale Milano, per violazione dell’art. 1 comma 3 C.G.S., in relazione alle dichiarazioni rilasciate alla stampa dopo la gara Inter/Udinese del 26.1.1997, e del F.C. Internazionale Milano, ai sensi dell’art. 6 comma 1 C.G.S., per responsabilità diretta.

Massima: La sanzione può essere attenuata quando il deferito, nel momento immediatamente successivo al fatto, ha chiesto pubblicamente scusa per le dichiarazioni rilasciate “a caldo”.

Decisione CF: Comunicato Ufficiale 9/CF del 20 giugno 1997 n. 3 – www.figc.it

Impugnazione - istanza: Deferimento del Procuratore Federale a carico del sig. A.E., componente del Comitato di Udine, per violazione dell’art. 1 comma 1 C.G.S., per comportamento antiregolamentare tenuto in occasione della gara San Giovanni/Rappresentativa Udine del 2.6.1996 valevole per il Torneo Internazionale N. Rocco.

Massima: L’organo di giustizia sportiva può irrogare sanzioni più gravi rispetto a quelle richieste dalla stessa Procura Federale.

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